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Il Pescatore

Tik tok tourism

Segue dibattito e non siamo nemmeno al cineforum. La speranza è che il pippone, dovuto per altro, non sia troppo e anche oltre, ma soltanto un momento di riflessione, anzichenò

Come era possibile attendersi, o aspettarsi o prevedere,dopo tutti questi post sull’instagrammabilità del mondo, ecco a voiil Pippone, anche maiuscolo, sul come e perchè siamo divenutitiktokkeribiliche fa rima coninstagrammabili.  Come ci tiene a sottolineare la nostraai gennarinache ci affianca e sostiene e a cui, come forse avrete letto proprio qui sul Franti in questi giorni,dobbiamo anche dare del leie chiedere le cose per favore (fate attenzione o Voi lettori, perchè l’ai userà termini di cui noi non siamo responsabili e di cui noi medesimi ci vergogniamo e da cui vorremmo anche prendere le distanze):


“Pizza fritta, cuoppi, Il panino al tartufo e le schiacciate fiorentine e altri cibi tradizionali sono spesso consumati come prove da spuntare in un itinerario gastronomico; prodotti locali diventati mete autonome, tanto che alcuni turisti organizzano il viaggio anche in funzione di ciò che vogliono assaggiare.
Il rischio è la foodification, cioè la trasformazione del centro storico in una sequenza di locali rivolti soprattutto ai turisti”.

rasiglia

La lista dei luoghi diventati“instagrammabili”si allunga ogni giorno e ogni giorno crescel’overtourismin dette località, scoperte da improvvidi sedicenti “esperti”, la cui unica realeexpertiseè il saper fare buon uso dello smartphone d’ordinanza, e della lucetta led circolare ad esso indissolubilmente unita:la ring light. Si va da posti già noti e celebrati, tipo leTre cime di Lavaredoo illago di Braiestanto per rimanere in montagna, a luoghi ameni dell’Umbria, ad esempioRasiglia, borgo sconosciuto e microscopico divenuto improvvisamente una sorta diEldoradodell’instagrammerata. Ricorderete tutti lo scempio perpetrato ai danni diRoccarasoinAbruzzodalla sedicente santona tik toker  che in un batti e poi baleno portò in un solo giorno nella cittadina sciistica 220 bus turistici e non meno di 10k, per dirla con gli Z e gli X e Y, di persone. Diecimila per i boomer all’ascolto. Attila fragello ti tio, di abantuonica possanza, avrebbe fatto molti meno danni. 

roccaraso

Proviamo a buttare lì qualche norma, una sorta di schema operativo della basica –  per non dire alla base – della cultura nstagrammarica e tokera. 

1)

La regola aureaè: riprodurre in massal’esperienzavista sullo schermo, seguendo un meccanismo comune che si ripete. Serve un’immagine semplice e riconoscibile;un video breveche mostra un’esperienza apparentemente imperdibile; la condivisione da parte diinfluencere visitatori; la trasformazione del luogostagrammato  in una“tappa”; l’arrivo di altri visitatori, che a loro volta producono nuovi contenuti.

2)

La codadiventa così prova del successo: se tutti aspettano, il posto sembra automaticamente più autentico o più importante. È lo stesso meccanismo visto conVivoli,All’Antico Vinaioele buchette del vino, ma applicato anche a montagne, borghi e sentieri. Questo turismo basato su mete rese famose dai video viene spesso definitoTikTok tourism. La differenza rispetto al vecchio passaparola èla velocità: un luogo può passare dall’essere quasi sconosciuto all’essere sovraffollato nel giro di pochi giorni, talvolta ore. 

lago braies

Gli esperti del settore ci informano che il fenomeno di cui sopra non ha un nome e un cognome proprio e comune però si può riassumere nell’espressionesocial media induced tourism. Il solito anglicismo che dice e non dice ma sembra acuto. Nella realtà traduce comportamenti di massa malevoli, che, con i soliti anglicismi del caso, sintetizziamo in: overtourism,sovraturismoin italico, ovvero:quando l’afflusso supera la capacità del luogo e peggiora la vita dei residenti o l’esperienza dei visitatori. 
Psicologi, sociologi ed economisti ci raccontano allora di studi che portano alla solitaFOMO (fear of missing out): paura di perdersi un’esperienza che tutti sembrano vivere. Al meccanismo della ricerca della social proof – la prova sociale: se molte persone fanno la fila o pubblicano lo stesso post dallo stesso luogo, lo interpretiamo come un segnale di qualità.
E ancora – sempre i suddetti esperti vari ci aggiungono la locuzione:comportamento gregario (herd behavior): cioè quando si tende a imitare il gruppo, soprattutto quando non  si dispone di informazioni personali sufficienti.
Poi c’èl’effetto carrozzone (bandwagon effect): più una meta diventa popolare, più la sua popolarità attira altre persone.
E ancora troviamo,la cascata informativa: le decisioni dei primi visitatori influenzano quelle successive, fino a far sembrare unanime una scelta che magari è partita da pochi.
L’effetto finale di tutti questi meccanismi genera infine,l’economia dell’attenzione: ciò che cattura visualizzazioni, like e condivisioni viene favorito daglialgoritmie diventa ancora più visibile.
Le coderappresentano un caso di studio molto rappresentativo della realizzazione pratica di alcuni dei meccanismi sintetizzati qui sopra. Secondo gli scienziati sarebbe l’effetto combinatorio di due dei fenomeni già citati in precedenza a dare orpgine allefile:la FOMO e la prova sociale. Inoltre la
fila funziona anche grazie a un terzo effetto, l’informazione indiretta:“se tanta gente aspetta, probabilmente ne vale la pena”. Un meccanismo questo precedente e preesistente alla generazione social. Si chiamaeffetto greggee risale addirittura all’800 col mille davanti. 

gregge

Del resto va anche sottolineato che nel mondo digitale e web oriented i  social non si limitano a pubblicizzare una destinazione ma contribuiscono a costruirne l’immagine e possono influenzare direttamente la decisione di visitarla. Uno studio del2025sul cosiddettogroup roaming  – vagabondaggio di gruppo– descrive proprio la convergenza delle scelte turistiche:persone diverse finiscono per visitare gli stessi luoghi, fotografare gli stessi punti e ripetere gli stessi comportamenti dopo aver visto contenuti simili.
Fa paura, ma funziona proprio così. studi alla mano.
Gli esperti hanno trovato un collegamento fra tre elementi:  il fenomeno, la gregarietà delle persone e la persuasione digitale.Per gli scienziati non si tratta solo di comportamenti irrazionali. o almeno, non unicamente di quelli.
È importante non considerare tali comportamenti di massa  semplicemente come“stupidità della folla”.Di fronte a un ristorante o a un luogo sconosciuto, la quantità di persone presenti è un’informazione disponibile e apparentemente utile. Il problema nasce quando:il segnale della popolarità viene scambiato per una prova certa della qualità. 
Gli algoritmi  – la nostra vita digitale è completamente influenzata da essi, è bene ricordarlo sempre – mostrano sempre lo stesso posto,nascondendo, omettendo, oscurandole alternative; e così il meccanismo si compie: desiderio di produrre una foto che prevale sull’esperienza reale;migliaia di persone che si concentrano nello stesso punto e nello stesso momento. E il gioco è fatto. Ahinoi, aggiungerei, ma forse non lo farò. 
La formula completa, lo schema dietro i paraventi, la consuetudine social (indotta), dopo aver analizzato i comportamenti in atto e averli vagliati attraverso i rilevamenti degli scienziati preposti potrebbe essere questa:
turismo indotto dai social, alimentato da prova sociale, FOMO ed effetto gregge, che può sfociare nell’overtourism.
Un disastro mi verrebbe da aggiungere, ma non lo farò.
E per dirla conManzoni  e lasciarci su una nota lieta:fu vera gloria? Ai posters l’ardua sentenza.Blip

cinque maggio


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