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Il Pescatore

Salviamo il mondo

Ma Venezia l’abbiamo salvata oppure no? Bella domanda, non perchè sia stato io a porla piuttosto perchè la risposta è una trina e poi non si sa insieme. Strana la vita, vero?

Detto così potrebbe sembrare un pochino estremo, mi rendo conto. L’idea generale è quella di continuare a parlare diHerbert Paganisvelando la speciale inclinazione del cantante attore –che i più e anche i meno conoscono più che altro così– perla politicael’attivismo, in particolare la sua non comune e, decisamente anticipatoria, venaecologista.Herbert Paganisi è impegnato da subito, e per tutta la sua vita, a favore di campagne di informazione e sensibilizzazione sui temi della salvaguardia dell’ambiente a partire daVenezia. Perchè come forse taluni di noi e non di voi, o forse anche di voi, ricorderanno,Venezia era condannatae bisognava lottare pancia a terra per la sua sopravvivenza. Un tema molto sentito e attivo negli anni passati, meglio dire nei decenni passati. Quando si pensava e si diceva apertamente e senza tanti giri di parole che la città costruita dentro al mare era destinata a sprofondare quanto prima, se non si fosse fatto qualcosa. Ora non saprei dirvi cosa sia cambiato da allora a oggi. Ma posso facilmente sostenere, e portare  voi tutti come testimoni, che di questo specifico problema, si sono perse completamente le tracce. Allora mi sono chiesto e ho chiesto alla nostra cordiale e onnipresenteai gennarina: come è andata a finire conVenezia, l’abbiamo dunque salvata? Modulo Sperimentale Elettromeccanico (MOSE) a parte, si intende. Nel senso che uno dei problemi principali della città lagunare veneta eral’acqua alta. Ci sono voluti decenni e milioni – molti – di euro. Ma alla fine, la cosa dell’acqua alta, almeno quella, con ilMOSE, – cioè con un sistema di paratie monumentali che si alzano e si abbassano per impedire che l’onda di marea allaghi la città – pare sia stata risolta, o quantomeno, parecchio ridimensionata. Ma vediamo come ha risposto l’ai gennarinaalla mia sollecitazione sulla città dei Dogi.

venezia non è salva

Quindi,MOSEo non MOSE, pare che il problemuccioVenezia, sia ancora piuttostocaliente, per non direstringente. Eppure non se ne parla più. Mah! Tornando aHerbert Paganimolte delle suecanzoniper non dire dei suoiquadrio le suesculture, le trasmissioni radiofoniche, persino gliscrittie alcune sueinterpretazioni, intese come recitazioni, pieces teatrali, cose d’attore insomma; avevano per tema l’ecologia. Erano tempi in cuil’inquinamentofaceva bella mostra di sè suitabloide dentro letelevisioni, fra le tematiche ambientali più importanti. Viene in mentel’albero di trenta pianidi Celentanica possanza, anno1972. Ebbene l’opera più importante realizzata dal canta-attore-scrittore-artista per le tematiche di protezione dell’ambiente e che anticipa di decenni argomenti e contenuti che sarebbero molto presto divenuti consueti, per non dire classici, nei nostri tempi moderni e alle nostre latitudini; èMegalopolis. Una vera e propriaopera rock – disco di musica e spettacolo teatrale insieme – realizzata da Pagani proprio nel1972/73prendendo spunto dal libro dell’ingegnere e futurologoRoberto Vaccache si intitolaMedioevo prossimo venturo. 

Purtroppo non sono riuscito a trovare video dello spettacolo, che andò in scena in forma integrale inFrancia nel 1975e arrivò fortemente ridotto – dallo stessoPaganiche preferì autoridimensionarsi che essere sforbiciato dalla censura italiana – sui palcoscenici delBelPaesea partire dalfestival dei due mondi di Spoleto, dove debbuttò nel1976. Lo show girò poi alcune piazze italiche – otto per la precisione – in una lunga tourneè che si concluse aBarinel gennaio del1977. Il testo, come avete avuto modo di ascoltare con le vostre appendici specifiche – le orecchie – poco fa dalla clip di riporto, si cimentava alla maniera diHerbert Pagani– parodiando, scherzando e satireggiando,  con acclusa tastatura di dolenti pagine e nervi scoperti – su/per/di un temuccio semplice semplice:la fine del mondo. Le guerre, i cambiamenti climatici, l’inquinamento, le pandemie,  l’avvento della tecnologia e dei robot,  assieme alla solitudine e l’alienazione  degli esseri umani nelle grandi città, ci portano vieppiù all’apocalisse. Questa la tesi del cantattore. Pagani descrive ed evocala nostra prossima estinzione– noi genere umano – e non a causa di guerre o catastrofi naturali o ancora per le rivoluzioni. Moriremo per ilregresso. Sapete no, quella parolina che fa rima con progresso, ma dice il contrario. La disorganizzazioneprossima ventura dell’Umanità tutta, sarà la causa primaria della sua estinzione. Come recita il titolo del libro di Vacca:Medioevo prossimo venturoo come ha scritto più recentemente Baricco:I nuovi barbari. E i cocci sono vostri o loro o di chi ne fa le veci. Le grandi città moriranno per prime e con loro gliStatia cominciare dai  più avanzati. Non servononuove tecnologie, serve progettare un nuovoRinascimento. E voi che fate, vi abbonate? Non so a cosa ma ci stava bene e faceva anche rima. 


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