Ora non è che voglio vantarmi, ma io, proprio me, esso scrivente, assente, presente e battente bandiera della filibusta, lo fui. Un passadischi, dico. Al che un bel “ecchisene” sorge spontaneo nell’audience e a ragione, e ci mancherebbe. Ma il senso della citazione non è lodevole e imbrodevole come recitava l’adagio: chi si loda si imbroda e ci lasciò lo zampino. Ricordate, vero? L’idea, da cui il post in cui vi state annoiando, sta nel voler parlare di persone che si sono cimentate nell’arte del presentare i dischi alla radio e poi anche altro. Ad esempio uno di loro per non dire essi è stato Herbert Pagani. Avrete forse capito che questa settimana vorrei farvi conoscere un pochetto meglio questo artista multitasking, per dirla con la gen Z e dintorni. Allora mi faccia per favore squillare un secondo le trombe amico regista e si introduca un apposito spazio radiofonico ad hoc
Ora, a parte l’implicita sponsor-citazione, il jingle or ora ascoltato, faceva da sigla alla trasmissione che il nostro Herbert teneva, per non dire, realizzava in diretta live, sulle frequenze, ancora non modulate (FM) di Radio Montecarlo. Piccolo inciso per inquadrare il tutto, permettetemi. Siamo agli albori dei ‘70 del 900,per non dire ai tremori dei ‘60 dello stesso secolo; la questione radio e ancora meno televisioni private, non si è posta, ma sta arrivando di gran carriera. Siamo lì, poco poco prima dello scoppio della rivoluzione eterica per non dire dell’etere. In quel tempo mamma Rai regnava sola soletta nello spazio e sul territorio sovrano. Nessuna radiolina di quartiere, città. regione, tantomeno network nazionale, dava fastidio o peggio insidiava, l’emittente pubblica di Stato. Non c’era la Mammì, non c’era la Gasparri – intese come leggi di regolamentazione del settore radiotelevisivo – non c’era il Berlu e nemmeno questo signore qui, no anzi, questo signore qui c’era
Quel signore lì: l’Andenna Ettore conta, e parecchio, perchè assieme all’Herbert, e non solo ovviamente, faceva radio quando ancora solo la Rai ne aveva l’onere e l’onore. Ma soprattutto anche l’Andenna come il Pagani aveva inventato cose in onda, cose che poi, l’Ettore, ha continuato per decenni a fare in tv con l’avvento delle private. Facciamoci un nodo al fazzoletto per ricordarci di parlare di Antenna Tre Lombardia, un giorno. Quando ancora le fm non esistevano e le radio trasmettevano sulle onde medie, – e addirittura le corte, – avete sentito lo spot finale nel ritaglio audio video appena trasmesso? I megahertz non c’erano – oh sì c’erano ma non troppo – in compenso c’erano i chilocicli che poi erano e sono i kilohertz, in gergo radiofonico semi-comprensibile. Nel 1966 agli albori di Radio Montecarlo, che allora trasmetteva dal principato di Monaco, in Onde Medie, e Corte – adesso gli studi sono a Milano, dopo che la radio è entrata a far parte della famiglia di 105 – c’era un giovanissimo Herbert Pagani – 22 anni – che precorrendo i tempi, come farà per tutta la vita e in ogni campo dell’arte in cui si cimenterà, andava in onda alle due del pomeriggio – l’ora migliore per i nottambuli e gli artisti, che in genere sono nottambuli e si svegliano tardi – con Fumorama. Un titolo dovuto probabilmente ai dindi dello sponsor – ricordate il primo video allegato? – e un pò perchè con grande scelta di tempo e di campo, il nostro eroe – non posso che definirlo così – metteva insieme musica, giochi, scherzi, cultura, gag, e poesia. Roba che nemmeno oggi probabilmente, sentireste in onda tutta insieme da qualche parte, web compreso.

Ora e non dopo, ci piacerebbe farvi ascoltare tonnellate di minuti della trasmissione del Pagani Herbert, anche o solo, per far capire a noi e forse persino a voi, che anche nello spettacolo per non dire arte – qualche volta – nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Nel frattempo i più attenti avranno già trovato il link che li ha portati a un archivio storico da cui trarre un poco di trasmissioneamente o trasmissioneamonte del Fumorama legittimo, ma anche di altro. Nello specifico trattasi di rettifica – immagino – per scongiurare un rischio querela o peggio richiesta danni. Soldi soldi soldi, come neanche Renato Zero in una delle sue più riuscite esibizioni. Meno male, diremmo noi, che richiesta di rettifica fu fatta, così ai posteri si è conservato uno stralcio – seppur piccolo – del wonderful program. Vivaddio. Molti, e sono tutte persone ammodo e informate sui fatti, indicano in Herbert Pagani il primo o forse l’iniziatore della razza tutta dei disk jokey come oramai non li chiama più nessuno, neanche noi, come il titolo del post sta lì in bella mostra a testimoniare. In effetti in quel tempo le alternative al monopolio dell’emittente di stato arrivavano dall’estero: Montecarlo, Capodistria, La Svizzera, e, se volessimo andare ancora più a fondo nell’epica storia delle prime “radio private” citeremo o remmo, o mmmmo, pure Radio Luxemburg, l’emittente pirata per eccellenza. Ma anche di questo forse un bel dì vedrem, chissà. E i programmi alternativi alla Rai ancora non erano nati. Arriveranno, e se arriveranno. Ma ancora mancava qualche anno e alcuni giri maestri del gran lup mann censor de censoribus. Che sul momento, mentre Pagani furoreggiava da Montecarlo, bocciava e sminuzzava belle storie e cantautori illustri come Guccini, De Andrè o De Gregori. Ci lasciamo con un frammento radio dell’Herbert nostro da Radio Montecarlo. Era il 1967, la trasmissione si intitolava Come state? Ed era la prima in onda della neonata fascia mattutina dell’emittente monegasca. Fino ad allora le tramissioni iniziavano a mezzogiorno. Che mondi strani erano quelli. Quante storie stanno in una radiolina. Blip.
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