Nasce con un pugno dato per antipatia
nasce al capezzale di una lunga malattia
nasce al bar o sotto il fuoco dell’artiglieria
ti darà coraggio quando il corpo non ce l’ha
ed una famiglia che il tuo sangue non ti dà.L’amicizia vuol dire chiamarsi fratelli
guardare nella stessa direzione
l’amicizia sincera è un grande dono il più raro che c’è
l’amicizia sincera è un grande dono il più caro che c’è
Per parlare di amicizia, non c’è miglior modo che ascoltare il brano che Herbert Pagani scrisse sulla musica di Alberto Anelli nel lontano 1969, brano che diede anche il titolo ad un long play-disco-album dell’artista poliedrico di origine libica, uscito nello stesso anno. Dentro L’amicizia, il disco, trovavano posto molte delle più belle canzoni di Pagani, fra cui la sua più famosa – che poi non è proprio del tutto sua – l’adattamento di un brano francese del 1956, scritto da Marguerite Monnot per Edith Piaf: Albergo a ore; che nella versione originale si chiama: Les amants d’un jour. Ma noi ascoltiamo Herbert Pagani e la sua Amicizia.
Io ti picchierò per ogni tua vigliaccheria
ma per quelle liti morirò di nostalgia
tu sarai di casa nel mio cuore e a casa mia
amerò la donna che non ci dividerà
spero che mio figlio con tua figlia si sposerà.L’amicizia vuol dire chiamarsi fratelli
guardare nella stessa direzione
l’amicizia sincera è un grande dono il più raro che c’è,
l’amicizia sincera è un grande dono il più caro che c’è”.
Saltando il palo e la frasca ma rimanendo sull’amicizia, il cinema se n’è occupato varie volte. Qui e non là e poi dalle parti del Franti la siura amicisia non può che essere legata a doppio filo con il capolavoro in atti plurimi, – ma il primo rimane il migliore, a mio men che molesto avviso – di Mario Monicelli che agli amici e all’amicizia ha dedicato la saga così è se vi pare intitolata: Amici Miei
Tanti altri sono i film dedicati o ispirati al sentimento amichevole per non dire amicastro o amicale, ma non ci curiam – per ora – di loro e andiamo su un altro frangente per non dire franzoso, o frantico – per l’appunto – quello della poesia. Molti assai e parecchi sono i versi e i poeti che tali versi hanno forgiato, espresso e profferto, dedicandoli all’amicizia. Fra essi io scelgo due componimenti, anzi, ne scelgo uno e lo pongo e porgo qui dabbasso, ma ne cito un secondo che brevemente accennerò qui di seguito. Poichè non di solo pane vive l’uomo ma anche di salame o al più prosciutto. Il secondo componimento poetico che citeremo brevemente lo compose nientepopodimeno che Guglielmo Shakespeare in arte William – se mai fosse realmente esistito, chissà – sonetto 104 – terzo scaffale interno B – dedicato direttamente a un suo amico: “Per me, amico mio, non potrai mai essere vecchio, qual eri la prima volta che incontrai il tuo sguardo”. L’amicizia è tale – direbbe il critico – che ci impedisce, ci strega, ci obnubila, e non vediamo il visibile ma solo ciò che ci piace. Un pò come l’amore ma diversa. Ma non cincischierei ulteriormente per poter porre al vostro occhio e ludibrio per intero una filastrocchesia – raro genere poetico testè or ora creato e coniato – dedicata all’amicizia e scritta dall’incommensurabile Gianni Rodari. Il poeta pedagogista di Omegna nel suo classico stile finto scanzonato e parecchio scherzoso, mette in risalto il risaltabile e congettura il congetturabile strappando sorrisi e apprezzamenti persino fra i benpensanti. E con questa o quella – per me pari sono – mi congedo con pudore al vostro sguardo indagatore, sebbene remissivo. Blip
Dice un proverbio dei tempi andati: “Meglio soli che male accompagnati”.
Io ne so uno più bello assai: “In compagnia lontano vai”.
Dice un proverbio, chissà perché: “Chi fa da solo fa per tre”.
Da questo orecchio io non ci sento: “Chi ha cento amici fa per cento”.
Dice un proverbio con la muffa: “Chi sta solo non fa baruffa”.
Questo, io dico, è una bugia: “Se siamo tanti si fa allegria”.

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