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Il Pescatore

Copertine cosmiche

Verso l’infinito e oltre anche se quasi mai e non sempre le imprese spaziali garantiscono successi e allori. Allora ditemi voi cosa è meglio fare. Io suggerirei quattro o anche cinque risate in compagnia

Non vi voglio parlare di Italo Calvino, per quanto ne sarei felice, essendo ello lui isso uno dei miei scrittori preferiti, ma come sapete qui non si racconta per raccontare, piuttosto si pretesta, e con l’arrivo del punto di appoggio pretestuoso, si sviluppa o avviluppa – fate voi – un declamare e scrivere di rimbalzi, assonanze e coincidenze non volute, ma talvolta raggiunte, e poi con cura sostenute per non dire acclarate e spinte. La solita prolusione del tutto inadeguata, per non dire inutile, ci porta a considerare la copertina delle Cosmicomiche Calviniane,  anzi, per la precisione, la sovra coperta dell’edizione prima del volume – raccolta di racconti precedentemente pubblicati sui giornali – realizzata da Einaudi nel 1965. Ebbene quella sovra coperta di cui avete già preso visione è stata disegnata da Herbert Pagani, artista poliedrico – attore, cantautore, musicista, scrittore, politico, ecologista, pittore e scultore – di grande lignaggio, e con una visione e un’apertura mentale che: averne oggi o domani o anche ieri. L’estro del grande Herbert ha già permeato il nostro post ierico per non dire del giorno lunedì, e anche oggi ci viene a trovare nella sua incarnazione artistica. Vedremo altre cose del Pagani visivo, intanto visto – hihihi – che abbiamo scomodato Calvino – non sia mai – gustiamoci una estrapolazione drammaturgico televisiva delle Cosmicomiche, esse stesse. In particolare, trattasi del racconto Tutto in un punto, compreso nella raccola, che qui ci è o ci viene, o ci fa – dubbio amletico – letto e poi riprodotto sul piccolo schermo in un programma del 1979 diretto e presentato da Alessandro Blasetti, coadiuvato da Arnoldo Foà e non aggiungo, anche se vorrei tanto. Il programma si chiamava Racconti di Fantascienza e, se vorrete “bandare i cianci” per gustare subito quello di Calvino dovrete andare al minuto 19 e spiccioli del video. Se posso devolvere un consiglio non richiesto: è tutto molto bello. Poi fate voi.

Il nostro Pagani di nome Herbert artista a cinque stelle nella sua fase pittorica, – la prima della sua poliedrica attività, – dipinse copertine di libri celebri. Abbiamo visto le Cosmicomiche di Calvino, sappiamo di Un mondo nuovo di Aldous Huxley e anche di una collana intera di libri di fantascienza – filone verso il quale, evidentemente,  l’artista libico d’origine e francese d’adozione si sentiva attratto e portato – e ora troviamo anche un altro libro del genere science fiction e pure italiano, si tratta de La Fantarca di Giuseppe Berto. Un autore, non propriamente fantascientifico, come molti se non tutti voi già sanno, che nel 1965 si cimentò col genere per fare satira politica da par suo. Il book, per dirla con la perfida Albione, venne illustrato da Herbert Pagani nella sua prima versione edita da Rizzoli. In esso libro si racconta di un’Umanità divisa in due blocchi controllati – tutti e due entrambi – da macchine perfette, – che succede vi/ci/si suonano alcune sveglie sull’oggi e sul domani presto? – in cui il problemino dell’immigrazione ancora non è stato risolto, – suonano suonano ehhhh se suonano – e quindi si decide di “dargli un taglio netto”, esportando tutti i migranti rimasti sul pianeta mandandoli direttamente su Saturno mediante un’apposita Arca-astronave predisposta e  spedita, per non dire inviata, per non aggiungere sparata nello spazio. Al comando della spedizione interplanetaria c’è il capitano (non Kirk, che pensavate?): Don Ciccio Torchiaro. 

fancarca pagani

I disegni del buon Herbert sono davvero belli. Non spetterebbe al sottoscritto dirlo, ma voi al momento non potete. Però dopo nei commenti, chissà. Altre composizioni pittoriche dell’artista, presto illumineranno nuovi post di questa serie, della rubrica pescosa o pescante, a piacimento. In conclusione e rimanendo sulla dimensione pittorica, ma introducendo, anche, in punta di piedi, la apparentemente più nota e conosciuta attività di Herbert Pagani: la musica, arriviamo al primo 45gg della sua carriera doremifasol. La nuova prestazione grafica la vedete bella bella istoriata sulla copertina del disco. Trattasi di 45gg,   l’anno era il 1965. Il lato A è dedicato alla canzone “Lombardia” e sul lato opposto, e ultimo del disco, troviamo il brano “Testamento all’italiana”. Sono due traduzioni/adattamenti da altrettante canzoni scritte dal poeta e scrittore belga Jacques Brel: le plat pays e le moribond. Come recitano le stesse note di copertina del disco – autore sconosciuto, ipotizzerei l’ufficio stampa della casa discografica – Pagani nelle due canzoni, ispirandosi al poeta belga, ha adattato i testi a cause “nostre”, per non dire italiche e attuali: il Sud, e il Boom, intesa come spinta lombarda, – locomotiva d’Italia, – aggiungerei io, – della ripresa economica del BelPaese. Un brano che denuncia in epoca non sospetta gli annessi e connessi del miracolo italiano e di tutti gli effetti collaterali dell’industrializzazione forzata e forzosa della Penisola. Ad esempio la sempre attuale questione ecologica e ambientale, che, persone lungimiranti come Herbert Pagani vedevano già, e ponevano all’ordine del giorno. Sebbene, quelle persone, allora, – Pagani che avete capito? – avessero soltanto 21 anni. Come recita l’anziano detto: chi ben comincia è a metà, e va all’opera. O qualcosa di simile. Blip

lombardia pagani


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