E’ uno di quei giorni in cui ti prende la tassidermia, – ma che dici – la malinconia era, altro che quella roba del tasso del tasso del tasso. La conoscete quella storiella del tasso del tasso? E’ davvero bellissima e parecchio divertente. Trattasi di racconto umoristico di Achille Campanile, che vi linko qui per qui e di cui vi estraggo e non favello, subitaneamente, mentre spolverate:
E lo chiamarono: “il tasso della quercia della guercia del Tasso“, mentre l’albero era detto: “la quercia del tasso della guercia del Tasso” e lei: “la guercia del Tasso della quercia del tasso”.
Ma non è di questo che tratteremo post per post e niente di meno. Oggi ci occuperemo e domani concluderemo. la salva a salve di post su luglio col bene che vi voglio. Perché succede che il mese di Del Turco, fra gli altri, detto anche Riccardo, e uno dei pochi mesi che non finisce come gli altri e addirittura ci scappano giorni dispari e pure pari con numeri molto diversi per non dire fantasiosi. Torno a voi e provo a spiegarmi. Il luglio di nostra frequentazione – vedi post precedenti – ha, non uno, ma ben due giorni in più, detti anche immaginari. Oggi ci occupiamo del 32. Esso giorno ci significa ben due cose diverse ma molto reali e non solo immaginate: uno è librico, anche detto romanzo, e il secondo è pellicolico detto anche un bel filmone di fanta e poi scienza con la medesima titolazione del libro di cui sopra. Staccherei sulla musica luglica, una prospicente sebbene non identica, forse, e poi torniamo.
La scelta musicale è stata ispirata e spero sia piaciuta, la decisione è caduta sul cantautore campano in arte architetto, che proprio nel bel mezzo del luglio 2026 si ottantizza per non dire accende la ottantesima candelina sulla torta della vita. Violini e frullar d’ali d’uccellini con cinguettio incorporato sullo sfondo, grazie. Ma torniamo al nostro 32 luglio e al romanzo di fantascienza ivi titolato per non dire con questo titolo. La copertina l’abbiamo vista in apertura, – karel thole mica smancerie – e gli uraniani capiranno – per i non uranici andate a cercare online le copertine degli Urania di prima e di allora, quelli più vecchi, vedrete che meraviglia – l’autore librico non è dei più noti, ma la novella merita. Succede poi che invece un romanzo di uno scrittore fantascientifico eterno e immarcescibile – Frederik Pohl – una certezza nel novero dei fanta-scrittori, individui il 32 luglio fra le sue pagine – in realtà non proprio però è come se fosse – e diventi improvvisamente ispirator cortese per il cinema. per chi non fosse al corrente, ve lo certifico io.

Quindi riepilogando 32 luglio di cui la copertina del post, è un romanzo breve del francese Andrè Ruellan che si pseudonima Kurt Steiner, poi abbiamo un ben più celebre romanzo non breve, sempre di fantascienza, dello scrittore di science fiction Frederik Pohl, che non si intitolava 32 e poi luglio, ma “Il tunnel sotto il mondo”. E noi dopo aver visto la copertina del romanzo breve in apertura ora ci prendiamo qualche minuto per ammirare la copertina a colori e in cinemascope, visto che poi un regista da esso libro ne ha tratto pure un film. Fatto? Bene!
Tornando al 32 di luglio sappiate che il racconto del grande scrittore statu e pure nitense precorre i tempi e prelude a tematiche che poi ritroveremo copiose in molti altri libri di science fiction e poi in films, fumetti, cartoni animati e narrazioni di vario tipo. Trattasi di giorni delle marmotte e di truman shows per citare gli esempi più famosi fra quelli ispirati al testo di Pohl che per essere precisi arriva sulle scene molto ma molto prima di tutti essi e pure del breve in copertina che proprio 32 luglio si chiama: correva l’anno 1955. Oltrettutto, tornando al luglio e alla sua numerazione strana di 32, nel racconto del romanziere americano non di luglio ma di giugno e per l’esattezza del 15 si parla. Solo poi dopo, in differita e nel film tratto dal racconto si arriverà alla fatidica data che da il titolo al post. Non vi voglio rovinare la sorpresa se non conoscete il testo e magari vi è venuta voglia di leggerlo. Planerei lesto a volo di uccello sugli elementi particolari della storia: una critica alla pubblicità, una comunità molto piccola e molto abitudinaria, anche troppo, una porzione di mondo trasformata in un laboratorio di studi ed esperimenti scientifici, uomini e robot.
E altro non aggiungo.
Eccoci dunque all’apoteosi: il film – esordio dietro la macchina da presa, anno 1969 – di Luigi Cozzi, nome forse non troppo conosciuto ai più, ma che vi assicuro con la fantascienza e col cinema ci ha molto a che fare proprio a partire da questo adattamento ispirato all’opera di Pohl. L’estratto l’avete visto or ora, la trama non ve la racconto per il solito pudore e ritegno e per non rompervi le eventuali uova di quel solito paniere in cui magari vi piacerebbe di mettere a fuoco da voi stessi medesimi il film. Unica precisazione doverosa è che il film di Cozzi ispirato al racconto di Pohl si svolge tutto il 32 luglio. Segnalo che con essa opera prima, e grazie a essa, il nostro iniziò subito dopo una ricca e fruttuosa collaborazione con Dario Argento e mica carta da parati. Segnalo altresì la presenza nell’equipe filmico scritturale del medesimo primo pellicolone, di un figuro di indubbia classe nonchè fama fumettica per non dire fumettistica, che si chiama Alberto Castelli e che fa rima – per i meno credenti, nel senso fumettico del termine – con Martin Mystere, e ho detto tutto. Bye

ps. vi linko una divertente autocritica scritta di suo pugno e pubblicata anni fa da Castelli riguardo proprio la sua avventura da sceneggiatore e co-produttore per il film di Cozzi. Trattasi di vera ciliegina sulla torta. Ri-Bye.
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