Non si tratta di un refuso e nemmeno di una profezia, sto parlando di una serie tv, niente di pericoloso, tanto meno credibile o soltanto verosimile. Pura fiction. Una serie però che ci ha reso edotti, emancipati, tutti finalmente consci che dallo spazio arrivavano robe rotanti simil astronavi dette Ufo. Una roba alla Trump per capirci, in un’epoca in cui i contorni erano molto confusi, mancava il complottismo, o meglio, c’era meno capacità intrinseca di trasformare una chiacchiera da bar in un complotto. Tutto era più semplice. Dovevamo credere tutti a una cosa? Bene, ecco pronti alcuni articoli di giornale, qualche chiacchiera radio e servizi tv. Poi fate voi. Adesso ci sono i fact checkers poi i complottisti poi le fake news e dopo le contro fake e ancora i puristi i puritani e pure i ravanelli, a chi piacciono. Non vi aspetterete certo che dica cose serie, in particolare parlando di una serie tv. Però UFO ha fatto la storia della televisione a modo suo. 26 episodi, vari lungometraggi, non so se in tutto il mondo, da noi sono usciti al cinema questi agglomerati di più episodi della stessa serie spacciati per film originali.

Na bufala per dirla in modo aulico. Eppure la base lunare, gli intercettori, il sommergibile provvisto di spazio capsula per intercettare i soliti ufi, e poi gli alieni verdi – quelli non mancano mai – però uguali a noi solo che sotto spirito o qualunque cosa fosse. Per chi se li ricorda erano a bagno e pure maria, in una sostanza che – forse – permetteva loro di respirare o, – forse – li teneva al sicuro dalle forti accelerazioni, la seconda fa più ridere ma pare essere quella maggiormente accreditata. Robe così. Non che la serie fosse particolarmente accurata nelle pratiche scientifiche, si trattava soprattutto di bei figlioli e figliole, abiti audaci – per l’epoca – e dinamiche avventurose con il giusto aplomb british.
Che significa non eccedere negli scoppi e nelle distruzioni molto più american. Non che di scoppi e inseguimenti e sparatorie non ce ne fossero: c’erino; però, con quel distacco e naturale freddezza per non dire freddura, che rendevano il tutto più credibile nell’incredibile. Va anche detto che visti gli anni, siamo alla fine dei ‘60 del novecento, gli effetti speciali appaiono davvero ben curati e danno un’aura di maggiore credibilità al tutto. E poi c’era lui, Ed Straker, nella fiction, il colonnello, il comandante, il capo di tutto e tutti, e anche il principale bersaglio degli ufi, sempre al centro di attentati e tentativi di rapimento, sempre pronto a prendere la decisione giusta, sempre freddo e controllato sebbene a rischio e sotto pressione. Con quei capelli, all’epoca davvero innaturali, del resto la serie era ambientata, – attenti – nel 1980, mica in un vero futuro.

Una scelta stilistico contenutaria davvero audace e però nello stesso tempo intrigante. Gli Anderson – quelli lì, proprio loro, quelli delle marionette fantascientifiche, avete presente i Thunderbirds o qualcosa di simile, (niente paura eccovi il link giusto) – con astuzia e anche una punta di faciloneria avevano posto l’asticella della fantascienza futura, intesa come progresso, soprattutto tecnologico, solo dieci annetti dopo. Un modo per dire e spiegare che la fantascienza di allora si sarebbe avverata poco più di dieci anni dopo nel futuro, e da allora in poi tutto sarebbe stato molto ma molto diverso.
Spoiler. Quasi sessanta anni dopo nel mondo reale non è successo quasi nulla di rilevante rispetto al futuristico 1980 della fiction. Rivoluzione digitale a parte, si intende. Ma non è che grazie al digitale si sia andati poi così lontano. Pensate che negli anni della serie eravamo appena arrivati sulla Luna e oggi ancora non ci siamo tornati. Sono cambiate cose nei nostri costumi, e anche negli usi? Mah. forse sì. Però non saprei in definitiva quanto. A voler guardare quelle ambientazioni, quei dispositivi, quelle infrastrutture. La parte più interessante, per dire una cosa seria o serieggiante – una sola tranquilli – è proprio guardare come, nella serie, in modo del tutto analogico, gli autori avessero realizzato un futuro – come un posto davvero molto simile al nostro presente – fateci caso, sessant’anni fa, Ufo a parte. Guardare e riguardare quei telefilm senza stare troppo a pensare alle trame ma dando la precedenza agli oggetti, alle procedure, ai tecnicismi e alle tecnologie, mi fa venire in mente cose che fanno “scopa” per dirla aulica, con noi e la nostra realtà quotidiana. I computer ci sono, le loro banche dati pure, e il fatto che servano palazzi e capannoni interi per ospitarli – a loro nella serie – non cambia il senso dei fatti, quello erano e quelli sono pure mo’. Stronavi c’erino e stronavi sono pure adesso, e non andiamo poi tanto lontano oggi rispetto ad allora, la Luna al massimo. Poi ci sta elon che vuole andare su marte, ma nessuno sa come e quando e se davvero riuscirà. Quindi siamo ancora lì. Le auto? Quelle poi sono ancora più incredibilmente ferme, (battuta). Abbiamo pensato di passare all’elettrico in questi anni – 60 anni – e ancora non ci siamo riusciti. Salviamo il pianeta? Mah, non credo con l’auto elettrica. Ci divertiamo come prima alla guida? No, molto molto meno. Cambio automatico, scarsa autonomia, nessun rombo. Pochi lussi veri perchè ogni auto – anche le più economiche – ha qualunque diavoleria a discapito della gioia del condurre, per non dire guidare. Sfido che poi si pensi di far fare tutto alle AI – IA, noia per noia meglio non fare proprio. In compenso non sono cambiati gli ingorghi, – eppure abbiamo il gps, che a voler guardare avevano pure gli Shado – gli incidenti, l’inquinamento anzichenò. Morale della favola. Guardiamoci Ufo!!! E nel frattempo riflettiamo sul significato di progresso. Bye (sorry for the pistolot non lo fac plus)
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