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Il Pescatore

Fenomeni e foodification

“ciò che si presta a catturare l’attenzione visiva, spesso seguendo il punto di vista soggettivo di chi crea contenuti sui social” Treccani così definisce l’Instagrammabile e chi siamo noi per smentirli

Ora non vorrei appariretrendye neanche lontanamentecool, precisiamo, e mettiamo una manciata di puntini qui e là.La scelta del termine, che non citerò una seconda volta neanche per errore, inserito nel titolo di questo post,è più una scelta poetica, alfine quasi una protesta verbale ma scritta, contro certe parole dette e anche inventate, soprattutto, portandole a esempio.Mi ha fatto male farlo,ma come diceva quel santuomo – satireggio –annichiliamone uno per educarne milioni.Lui lo diceva in modo molto più crudo e nudo, ma che volete io proprio non ci riesco neanche in citazione. Quindi tornando al titolo e restando sul pezzo, come dicono nelle redazioni vere, noi no, noi; aggiungiamo una perla alla collanina dibuchetteeaffogati, anzi aggiungiamone alcune, provando a spostarci daFirenze, salvo poi tornarci ancora, per andare a cercare fenomeni simili frugando fratiktokkerie istagrammabilidell’esperienza turistica.La ultima sproloquiata locuzioneè del tutto mia e me ne assumo ogni responsabilità. 

cornetto cubico

Com’è come non è: un prodotto, un locale o un luogo già esistente e con radici più o meno profonde nella storia del posto, viene trasformato dai social – e qui aprirei una riflessione, ma non ora – in unatappa obbligatoria, spesso con code, sovraffollamento eimitazione di massa. Vediamo tre esempi, il quarto essendo fiorentino, lo parleremo dopo. E vorrei far notare il perfetto eloquio per non dire scriloquio. Qui sopra abbiamoi cornetti, c’è chi li definisce anche alla franzosa, ma noi no, noi no,cubici. Succede a Torino, inuna pasticceria che già nel nome ha tutta una storia, immaginiamo interessante, da raccontare:La Farmacia del Cambio. Linkiamo per i particolari e per la storia, qui al Franti non siamo nel posto giusto per fare esse cose, loro invece sono inpiazza Carignano– e non aggiungo, tanto i torinesi mi hanno capito, e per tutti gli altri l’esperienza della piazza  vale e ricambia – siamo nel1833, mica gocciole di rugiada su pietre roventi, anche seFassbinderapprezzerebbe. Spostiamoci ora, non troppo lontano, e con l’immagine e poi con le parole seguenti, proviamo a raccontare un’altra di questesocial esperienze. Dove l’espressione un’altra social esperienza, che come avete visto, ha preso il corsivo nel frattempo, se potesse essere sonorizzata porterebbe con sé anche alcune grasse risate. L’espressione, s’intende, non l’esperienza che ci accingiamo a descrivere, ci mancherebbe. 

i dolci del signor lievito

Siamo aMilano, ma in questo caso,il posto segnalatoe le robe che ivi si mangiano, non sono milanesi e non restituiscono né costituisconoun addedumdi storia locale e/con radicimeneghine. Qui ci troviamo in una viralizzazione sì, ma in separata sede. Un luogo reso“esperienziale”solo, e perlopiù grazie, ai social – come ci suggerisce l’ai gennarina di riferimento consultata all’uopo – “la viralità dei video ha reso la coda parte dell’esperienza, non solo una conseguenza del successo”.
Dove per coda non ci si riferisce a volpi o altri animaletti caudati, bensì alle lunghe ma ordinate file che è probabile, se non possibile, trovare davanti alla pasticceria: I dolci di Signor Lievito. La clientela è anche qui parecchio stranger, per non dire turistica, ma ampiamente condivisa con colleghi locali e nostrani e, aggiungo tosto, turisti italici per non dire italiani, anch’essi ispirati dalsocializing– ammesso che questo significhi qualcosa – per non meglio definire il passaparolasocialmediaticoche l’instagrammazione e la tiktokkeriainducono. Il locale, ancorchè milanese, infatti: produce e diffonde dolci mitteleuropei, non meneghini. Per questo motivo scatta e scatena in aggiunta alla riproducibilità instagrammabile anche la curiosity kill the katdei milanesi e dei turisti italiani di passaggio. Esso luogo però, deve in ogni caso il suo successo – questo va precisato sempre – non al quartiere e non alla città bensì ainternete ai suoi stilemi tipici, oltrechè allaesterofilia italicada sempre molto diffusa. La pasticceria è nata nel2022, quindi siamo ancora nel pieno della novità, è piccola e quindi già predisposto alla coda per strada dalla nascita, ed è stata concepita e fondata da una signoralituana, da tempo milanesizzatasi e anche affermatasi, come pasticcera ciclista che consegna dolci a domicilio. Una signora intraprendente dunque e in più anche baltica di origine e tradizione. C’erano già parecchi ingredienti per un successo. E quell’affermazione è arrivata. Come dice lei medesima nelle note di presentazione sul sito apposito, la sua non è solo una pasticceria:
“ma un posto dove condividere la nostra  passione e l’amore per quello che facciamo con le altre persone”. 

krapfen rifugio friedrich

Attenti perchè ora arrivail reel. E non saremo certo noi qui a dirvelo, o tantomeno darvelo,  ma tale espressione appare continuamente nelle frasi che definiscono e spiegano il posto e i prodotti di quel particolare posto sui social. Il luogo è anche fisico, ma porta con sè anche quell’altra roba con il cibo e l’ation finale, che non scriverò mai più. Se voleste andarci si chiama Rifugio Friedrich August, e si trova sul Col Rodella che dislocherei in Trentino così a naso, poi nel link trovate tutte le indicazioni del caso. Al momento sono chiusi, preciserei, tornano il4 dicembre. Nei reel, come anche nell’immagine che da uno di essi abbiamo noi stessi tratto e appiccicato poco più sopra qui e ora: si vedono  il bancone pieno di bomboloni con le Dolomiti sullo sfondo. In quella photoshoppata dal sottoscritto, c’è pure un canide simpaticissimo che non guasta, anzi, come tutti voi socialistic – e non c’entra la politica – mi insegnate, gattini e animaletti in generaleviralizzanoi contenutiabbestia, per citarela Crusca. Siamo sui2.300ben 1000 in più del top proposto e nominatodai cochi e dai renati eoni fa, per i più giovani, gli altri mi capiranno o forse no. Chissà. La spiegazione social qui è ancora più complicata e/o forse più semplice. Il posto non è propriamente facile da raggiungere e nemmenoalla portata di ogni. Faccio notare che aver frequentatola Cruscaaiuta con certi termini e altre espressioni. Allora come mailo reellano? per dirla con lostagrammerdel caso. Boh. Questa,  la risposta più semplice. Tecnicamente: mah,  potrebbe forse andare oltre e aggiungere particolari. Non mi spingo oltre e concludo tornando a Firenze. 

antico vinaio

All’Antico Vinaioci sono code interminabili perché lì, ivi, in illo loco, si sono combinati prodotto, turismo e marketing social. Questo lo dice direttamente l’ai gennarina. Io aggiungerei che qui troviamo, forse, un pò delle radici più profonde dell’instagrammeria tiktokkica. Poichè già nel2014l’Antico e poi Vinaio  risultava essere il locale più recensito al mondo suTripAdvisor. Mica totocalcio. Qui c’è dell’intuito, una valutazione efficace e una strategia vincente“bada come la fuma”,  da parte del titolare del marchio – ora divenuto una sorta di multinazionale mondiale del panino, con locali ovunque –Tommaso Mazzanti– diremo noi – il quale in breve e usando saggiamente i social,ovviamente anche a pagamento– non nascondiamoci dietro a un dito, i soldi portano soldi – ha creato un marchio molto conosciuto. Locale piccolo, coda sicura, esperienza assicurata. E così è stato, ed è tuttora. Se si vuole comprare la schiacciata nel luogo –Via de’ Neri Firenze– dove tutto è cominciato, bisogna soffrire e aspettare. E poi, chi vede centinaia di persone in fila, pensa che il prodotto sia imperdibile – un meccanismo tipico di ogni commercio – cui si aggiunge la vogliatutta socialdi  fotografare e raccontare l’esperienza. È il meccanismo dellaFOMO,di cui abbiamo ampiamente già argomentatoproprio qui al Franti:  cioè la paura di perdersi qualcosa.
E dunque cosa succede? In pratica, molti non fanno la fila soltanto per la schiacciata: fanno la fila per vivere l’esperienza“da turista a Firenze”. E qui la parolaccia del titolo potrebbe trovare posto. Anche altre a dir la verità. Ma noi no, noi no!

foodification

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