Acronimo che sta per Fear Of Missing Out, letteralmente paura di essere tagliati fuori. Vedremo presto che tale paura corrisponde addirittura ad una sindrome psicologica e persino psichiatrica – roba tosta – ma a me ha sempre fatto venire in mente quella gustosissima scena del film di esordio di Nanni Moretti, Ecce Bombo, in cui il protagonista al telefono disquisisce con un amico/a/um sulla sua partecipazione ad una festa.
Per iniziare a capirci qualcosa direi prima di tutto di scandagliare il presente, anzi meglio, l’oggi, ancora di più, l’immediato. Insomma, per una volta invece di andare indietro proviamo a vedere quello che succede oggi. E a questo proposito troviamo addirittura un pezzo musicale dedicato alla fomo. Si chiama proprio così, lo ha realizzato Il Pagante. Il video arriverà fra breve anche alle nostre latitudini frantesche – qui e ora – ma intanto andiamoci a leggere cosa dice il testo di questo brano ggggiovane:
Se la fine del mondo ci sarà
Tutti ne parlano, io non mancherò
Restare fuori per me è un incubo
Dobbiamo per forza entrare o impazzirò
Ho sognato feste senza video e foto
Ed è un po’ come cadere nel vuoto
Io voglio urlare: “Ci sono!”
Soffrire per sempre di FOMO
C’ho un amico che conosce un tipo
Che può farci entrare, ma non dirlo in giro
Party figo, ma solo su invito
Fra’, mi raccomando: niente foto e video
Esserci e dire: “Ci sono!”
Presto mi toglierà il sonno
Questa epidemia che gira di brutto
Adesso la chiamano FOMO
Che dire c’è tutto: una sorta di manifesto delle generazioni più giovani che racconta disagio sociale, ansia, desiderio di visibilità, competitività eccessiva, presenzialismo sfrenato, dipendenza tecnologica, bisogno compulsivo di postare. Come diceva Moretti “mi si nota di più se vado e sto in disparte o se non vado?” I giovani di oggi, afflitti da fear of missing out, hanno lo stesso problema del giovane Moretti degli anni ‘70 del secolo scorso, con in più la necessità impellente e non rimandabile di immortalare online la loro partecipazione all’evento. Solo potendo essere “replicatori” di quello a cui si assiste o a cui si prende parte – ma facendo così si partecipa per davvero? – si riesce a non essere fomo. Bella forza, diremmo noi. Ma forse non è il caso di apparire blastevoli, potrebbe essere indelicato, quasi cringe. Dipendenza da visibilità. Non postare equivale a non esistere. Solitudine digitale e bassa autostima. Cultura social centrica: ansia da like, opportunità mancate. Pressione per successo visibile ed esperienze condivise. Relazione offline e benessere psicologico inesistenti o quasi. E c’è poco da ridere, credetemi. Ma soprattutto credete a vostro figlio o nipote, e se non ve lo spiega lui, spiegatelo voi a lui/lei/um. Rimane poco tempo e loro stanno già chiedendo massicciamente spiegazioni, ma, soprattutto, conforto, ai BOT. Che poi sono i soliti LLM, detti anche Intelligenze Artificiali Generative. Che a loro volta non sono altro che gli immancabili chaptgpt, e suoi pards. Manco fossero Tex Willer. Mi dispiace per questa caduta fumettistica improvvisa, ma è quasi un riflesso condizionato per il sottoscritto. Pavlov ne sarebbe davvero molto fiero. Quando leggo o scrivo pard non posso esimermi dal pensare automaticamente a Tex Willer. E’ come per Pavlov, ora non posso fare altro che pensare ad Algernon. Vabbè.
Tornando alla fomo, che ovviamente possiamo anche declinare al maschile o al neutro, ha fatto la sua prima uscita ufficiale addirittura alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso. Eravamo nei paesi di nascita dell’espressione, gli anglosassoni, e il riferimento era molto più semplicemente – anche perché la cultura digitale era appena appena, ma proprio appena – un senso di estromissione da qualcosa o per qualcuno o per qualcosa e qualcuno. In italiano si potrebbe dire:” icchè mi sono perso?” Che guardate? Italiano lingua di Dante. Si sa.
In ogni caso per non perderci nulla andiamo a vedere testè cosa ci propongono i dizionari “taliani” al proposito:

Treccani
Neologismi (2015)
fomo
fomo (FOMO) Sigla dell’ingl. Fear of missing out (‘paura di rimanere escluso’), che si riferisce alla sensazione d’ansia provata da chi teme di essere privato di qualcosa di importante se non manifesta […] i social network hanno preso il sopravvento sulla nostra vita, è nata una nuova forma di ansia sociale. Si chiama FOMO (“Fear Of Missing Out”) ed è la paura di essere tagliati fuori. È la malattia del nostro secolo ossessionato dalle comunicazioni
Come avete avuto modo di constatare con mano e, soprattutto, con gli occhi, per giunta i vostri, anche la enciclopedia maxima, detta Treccani, nella sua definizione del neologismo, ricalca pedissequamente – era tutta la vita che lo volevo dire e ancora di più scrivere – quello di cui abbiamo parlato e scritto più sopra. Ma il fenomeno fomo non va sottovalutato al punto che, come abbiamo anticipato, può diventare una vera e propria malattia. A questo proposito estraiamo un paio di cosette dal sito di un ospedale, e che ospedale, nientepopodimeno che il San Raffaele di Milano e in particolare alcune considerazioni della dott.ssa Donata Pratesi, illustre psichiatra:
La FOMO è strettamente correlata alla dipendenza da smartphone e si caratterizza per:
- iper-controllo compulsivo dello smartphone;
- necessità di essere costantemente connessi;
- incapacità di trattenersi dal leggere eventuali notifiche.
“Si caratterizza per la necessità di aggiornare costantemente le pagine web e, da un punto di vista cognitivo, la FOMO è caratterizzata da pensieri ossessivi rispetto alla connessione”.
Solo quando questa necessità diventa costante ed estremizzata può provocare delle condizioni patologiche:
- ansia sociale;
- elevati livelli di stress:
- insoddisfazione;
- insonnia;
- sintomatologie ansioso depressive.

Dunque attenzione assai, soprattutto se vi capita di sentirvi ossessi o compulsi dalla e per la rete e i social. A questo proposito sempre dal sito dell’ospedale milanese giungono in conclusione alcuni validi consigli per non cadere vittime della sindrome:
La FOMO può dunque essere contrastata attraverso:
- consapevolezza del presente: “Chi vive nel timore di perdere qualcosa è come se fosse sempre proiettato nel futuro o nel passato, fa fatica a rimanere nel qui e ora. Gli esercizi di meditazione di mindfulness sono quindi un percorso consigliabile e percorribile per tutte le persone”;
- ridurre il confronto sociale;
- imparare ad accettare i sentimenti di solitudine: “La solitudine non è per forza qualcosa da cui dobbiamo fuggire o scappare, ma dedicarci del tempo è il primo passo per acquisire una maggiore autonomia.
“Possiamo infine dire che è stata creata una antitesi alla parola FOMO, ovvero la JOMO, joy of missing out, la gioia di perdersi qualcosa. La chiave per contrastare questo fenomeno in crescita tra i giovani è accettare la realtà per quello che è, vivere il momento senza l’ansia di perdere qualcosa”.
Che dire, meno male. Chiudiamo con un cammino di speranza e una radiosa luce in fondo al tunnel. E se fossimo Beppi Grilli di una – oh my God – quarantina di anni or sono con la Jomo magari scritta in un altro modo avremmo trovato un modo coerente, rispetto a quello che succede da queste parti, per salutare e ringraziare dell’attenzione. E porgere i più sentiti. O era visti? Mah!
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