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Il Pescatore

Cui prodest

Cassio Longino lo disse, Seneca lo scrisse, e poi in molti se lo sono chiesto, a/um. Da questa cogente riflessione si parte, dove si arriva lo vedrete o voi impavidi

La storia si conosce all’incirca. La riporto sommariamente per completezza dell’informazione, e per lanciare un segnale nella valle desolata del nostro presente statico seppure assai dinamico. (forse dopo spiegherò ma non assicuro). A coniare l’espressione non si sa con certezza chi fu,  – secondo i più attendibili fu il giudice, poi tribuno e ancora console romano,  Cassio Longino Ravilla, – di sicuro sappiamo che il linguaggio usato è il latino, e che il filosofo romano Seneca scrisse, in un passaggio della sua Medea, – di cui in apertura avete visto una istantanea – tragedia in cinque atti e 1027 versi, riporta l’espressione in oggetto e ne spiega anche il significato:  

Giasone: “Ma infine, quale delitto puoi rimproverarmi?
Medea:Tutti quelli che ho commesso io.”
Giasone:Non manca che questo, che ricada su di me anche la colpa dei tuoi delitti.”
Medea:Sono tuoi, quei delitti, tuoi. Colpevole è chi ne trae vantaggio. Dicano pure, tutti, che tua moglie è infame, tu devi difenderla, tu solo, e da solo gridare che è innocente. Per te è senza colpa colei che per te è caduta in colpa.”

Per non lasciare nulla di intentato dirovvi che siamo nel terzo atto, e attorno al 500-501esimo versetto, la citazione originale latina di Medea è “cui prodest scelus, is fecit“ – che viene tradotta con – “colui al quale il crimine porta vantaggi, egli l’ha compiuto“

Esso concetto vuolsi così colà dove si puote come si vuole e tutto er cucuzzaro – mi si perdoni o mi si odi, per me pari son – sancisce da ora in poi la nascita dell’investigazione –  non so se anche gli investigatori la pensino accussì. Nell’eventualità chiedere a Marlowe o a Chandler, – sempre che il Grande sonno non li avvinca, ancora – oppure anche attendere Falconi Maltesi con messaggio di ritorno nella zampa, e la soluzione del conquibus di Spade, anche letto e detto all’inglese. In buona sostanza, o anche in sostanza media, partendo da lì bisogna:  cherchez la femme – o ancora meglio – seguire i soldi – o più semplicemente: cercare il  movente. La quale cosa, secondo la tecnica investigativa di base e pure di altezza: agevola la scoperta del colpevole, o comunque delimita il cerchio dei sospettati. 

il grande sonno

Che poi, io so di essere sopra le righe e non me ne pento, ma a voler guardare con attenzione l’espressione francese delle femmine,  in senso figurato – quello andatevelo a vedere eventualmente,  poiché figurato va visto  – vuol proprio dire cercare la chiave del mistero.  Sui soldi, allora mi chiederete, cosa avresti voluto dire?  Lì, – in verità in verità vi dico – ho usato un’espressione molto cara a un magistrato cui il nostro Paese deve ben più di una cena: Giovanni Falcone. Fu lui a introdurre questo specifico metodo investigativo, per individuare e poi debellare le organizzazioni mafiose.  I crimini producono movimenti finanziari e quei movimenti lasciano tracce difficili da occultare, seguire i flussi di denaro permette di risalire alle organizzazioni criminali coinvolte e ai loro legami nascosti con mondi differenti dal loro, e con cui, apparentemente, non dovrebbero avere contatti – seeee – come la politica, la finanza, l’ economia, e tutto quello che vi viene in mente,  e a cui – essi mondi diversi – lo scambio ingente di  pecunia – da dove arrivi non importa –  oltre a non emanare cattivo odore, piace proprio, assai, assai. 

falcone monumento

Quindi, riprendendo le fila del post, dopo tutto questo popò di sventaglio di citazioni e coltivazioni e pure frequentazioni talvolta persino illustri anzichenò, dove voglio andare a parare? Non ne ho idea, può funzionare come risposta? No? Vabbè, mi do un contegno e provo a proseguire. L’espressione vista e spiegata qui sopra è, a mio avviso, emblematica, davvero calzante e pure ben attillata, al nostro mondo moderno, odierno, quotidiano e proprio lui, quello in cui viviamo e respiriamo. Investigazioni a parte, oggi come oggi, dovremmo portare con noi un sacchetto bello pieno di “cui prodest”, da esibire in ogni dove. Riprovo. Consigliamo ai nostri figli e nipoti, ma anche ad amici, parenti e conoscenti, l’uso comune di detta espressione, e della metodologia operativa – approccio alla vita – ad essa indissolubilmente legata. Se tutti noi ci facessimo continuamente questa domandina, ogniqualvolta proviamo a ragionare di/su/nel/per, un determinato argomento, oppure, suggiamo informazioni da mamma tv o papà internet, e ancora, quando sulle nostre e loro e altrui bacheche feediamo o, interagiamo; se ci domandassimo; cui prodest – a chi fa comodo? – le cose andrebbero meglio, molto meglio. Faccio un esempio sul calar della sera. Un capo di stato sputtana una presidente del consiglio. Troppo forte come esempio? Ma no dai, è successo proprio così. Bene. E cosa c’entra la domandina fatidica: cui prodest ? Nello specifico sembra ci sia un interesse di famiglia – del capo di stato – verso un paese terzo – l’albania per non far nomi – per cui anche la presidente del consiglio, ha dimostrato grande interesse. 

bandiera albanese

Poi se son rose fioriranno e non siamo certo noi a doverle innaffiare ma neanche a potarle o seminarle, ci mancherebbe. Però ecco, insomma, se invece di suggere dal becco del bricco – altri direbbero altre cose ma qui siamo toscani – senza fare domande e senza mettere in dubbio o cercare relazioni – causa effetto ad esempio – provassimo ad aspettare quei fatidici dieci secondi – ricordate la massima plebea, o forse patrizia, per non dire Marta: conta fino a dieci prima di reagire/parlare. E poi ci aggiungessimo uno stentoreo Cui Prodest, col punto interrogativo d’ordinanza; secondo me, e nessun altro, giuro, avremmo in tasca e anche in testa,   un bel passepartout per muoverci nel mondo, altrochè AI-IA e BOT con o senza RO. Come dicevano e scrivevano quelli? Tienilo acceso. Il cervello. Bye

tienilo acceso


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