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Il Pescatore

Affogare nelle code

Affogare i propri dispiaceri, affogato e mai riemerso, affogare nel lavoro, affogare l’incendio con ettolitri di schiuma o quintali di sabbia, affogare le uova con la camicia o con il pomodoro e la salsa. Ecco

Te la portai da i’ Vivoli  a prendere un gelato,
la disse: «L’è marmato!» la mi fece scomparì!
Teresina ’un ti ci porto più, ’un ti ci porto più, un ti ci porto più,
Teresina ’un ti ci porto più, quant’è ver’ che c’è Gesù!

Chi l’avrebbe mai detto chela storica gelateria fiorentina, citata anchenella ballata in vernacolodelMarascodi nomeRiccardo, – se non la conoscete, la canzuncella, nessuna paura, dovete solo avere ancora due, massimo, tre minuti di pazienza – sarebbe diventata una esperienzainstagrammabile o/e tiktokkabile, che detto così sembra quasi una cosa ambigua e anche un pochetto censurabile. Eppure come perle buchettedi cui abbiamo ier ieri accennato, anche il locale sito a poche centinaia di metridalla basilica di Santa Croce– quella dell’urne dei forti oPindemonte, per capirsi – è diventato una di quelle mete irrinunciabili diFirenzeper i turisti esteri, per non dire stranieri e per non aggiungere non locali, ne vicini, e del tutto lontani, per la precisione. 

Intanto, va detto e precisato, anche nel casodell’affogatopure la buchettaha giocato un ruolo importante. Era il 2019 e imperversava la pandemia e anche la gelateria ha continuato a vendere, nonostante tutto, proprio grazie alla presenza di talepertugio o apertugiodi sua proprietà. Nel caso a venire venduti erano perlopiù gelati e dolciumi vari, ma al vino e alla buchetta medesima non credo sia importato più di tanto. La storia della gelateria è molto chiaramente raccontata sul sito della medesima che vi ho linkato tosto alcune righe qui sopra. Della storia e di tutta la vicenda in generale, mi piace ricordare l’inizio dell’esperienza gelatiera –1936– nel solito locale, da sempre lui e sempre rimasto tale, anche sei Vivolihanno aperto una succursale, anzi due, pure nelle americhe; con i parallelepipedi di ghiaccio dellaVallombrosache arrivavano nottetempo d’estate a Firenze dai commercianti di ghiaccio per essere venduti ai negozianti che ne abbisognavano. Senza il ghiaccio niente gelato, e quindi prima dei frigidaire serviva quello per gelare le cose. Del resto giàduemilae dico duemila anni, fai cinesipreparavano miscele di neve e latte e riso  e invece proprio aFirenzee  alla corte deiMedici,   l’archicuoco – cuoco architetto o viceversa – Buontalenti,  creò una  crema fredda,  cui diede il suo nome,  usando latte, panna, uova e zucchero, e utilizzando in modo ingegnoso e creativo:  ghiaccio e sale. 

buontalenti

Ebbene dopo quasi cento anni di gelati a Firenze,i’ Vivoli, come lo cantaMarasco,  è diventato ancora più  famoso, e improvvisamente globale grazie alla scoperta social di un vecchio e onorato prodotto, ribadito e filmato a favore di smartphone. Metterei subito prima di proseguire oltre la citazione social, e non ci pensiamo più.

sam youkilis

La Gran crema al caffè, cioè l’affogato: gelato alla crema con espresso caldo versato sopra, è diventato improvvisamenteun must instagrammabilegrazie a un video, di quellida stories, suInstagram– scagli la prima pietra chi non ha idea di cosa io stia dicendo – ebbene, questa breve storia di pochi secondi realizzata nella primaveradel 2023  dal fotografo e regista americanoSam Youkilisè diventata in un tempo brevissimo un fenomeno  virale grazie ai social  –170 mila like solo su Instagrame poi una miriade di sharing, dette anche condivisioni che l’hanno resa virale – e ha scatenato una sorta di mania che ha portato all’arrivo di frotte di turisti stranieri, in particolare americani, che vogliono in tutti i modi“vivere quell’esperienza”. Come dicevano una volta :vedi Napoli e poi muori. Il detto va sicuramente aggiornato, e bisogna pure trovare il modo di mettercibuchette e affogati al caffè. Ma non tergiversiamo e continuiamo nella spiega e zione pure. Anzi prima vi aggiungo una foto specifica. 

vivoli

Ora non per dire, ma quella che vedete, è una coda per l’affogato, in un ora e un giorno qualunque di un autunno aFirenze. Niente di speciale e nessun evento particolare. Le persone – tutte rigorosamente straniere – vanno e si accalcano. In modo molto ordinato e civile, va detto, non all’italiana.Per provare l’effetto che fa, qualcuno direbbe citandoJannacci, noi no, noi no! Un’ora di coda all’incirca è la media giornaliera tipica, senza eventi e speciali condizioni, nei casi drammatici non voglio pensarci ne riferire. Ma so di persone invecchiate prima di affogarsi al caffè. Pensate che nei quasi cento anni di attività la famiglia Vivoli non ha mai allargato la propria attività cittadina, nel senso di aprire altri locali in città o potenziare il fondo di quella storica in Santa Croce. Ebbene 170 mila like su instagram dopo, è successo che per provare a smaltire il flusso, senza interrompere la magia – perchè nelle mode quando interrompi la magia è finita – gli imprenditori del gelato abbiano aperto subito lì accanto alla storica gelateria, una depandance, detta:  Affogato Bar, tutto dedicato alla produzione, confezionamento e smercio del prodigioso prodotto, social amplificato. In esso bar nel giro di un’annetto, minuto più, lustro meno, l’affogato diventerà protagonista assoluto, in primis nella sua versione original, e poi, si mormora, arricchito e diversificato, attraverso nuove rielaborazioni più adulte del prodotto; per non dire alcoliche. Staremo a vedere, perchè di andare ad assaggiare, non se ne parla proprio, mica sono un turista. In compenso se voleste portarvi il prodotto direttamente a casa vostra assieme ai produttori, quello lo potreste fare. Blip

affogato cart


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