Tempo ne abbiamo? La domanda sembra retorica e anche banalotta, ma purtroppo non lo è. Ho posto tale questione al motore di ricerca noto come google e invece di ottenere un listato misto di possibili orientamenti di risposta al quesito che avevo posto, mi sono trovato un elenco unico e tutto declinato dall’ai integrata nel motore di ricerca – ex motore di ricerca a questo punto – verso un solo argomento: le previsioni del tempo. L’ai di google aveva deciso al posto mio che la domanda intendesse ottenere indicazioni da google solo ed esclusivamente su quell’argomento. Ora io mi domando e dico e mi altero anche un pochetto nel chiedermi questa cosa: possibile che nessuno si sia accorto che nel nostro futuro – oramai quasi presente – ci saranno continue invasioni di campo, sbilanciamenti, prese di posizione, da parte di servomeccanismi, che tutto sono al giorno d’oggi, salvo che servi? Inteso come al servizio di qualcuno, che poi, dovremmo essere noi. Polemiche a parte, oggi vorrei parlare del tempo e non del meteo, anche se a voler ben guardare fra le molteplici accezioni di questa parola anche le previsioni climatiche hanno un loro posto specifico, Stacco
Ticchettano via i minuti che riempiono un giorno tedioso
E tu sbrindelli e sciupi le ore per strade fuori mano
Gironzolando per un angolo della tua città
Aspetti che qualcuno o qualcosa ti mostri la via
Stanco di giacere al calore del sole, di restare in casa a guardare la pioggia
Sei giovane e la vita è lunga, c’è tempo da ammazzare, oggi
E poi un giorno scopri che dieci anni ti hanno voltato le spalle
Nessuno ti ha detto quando correre e ti sei perso il segnale dì partenza
I filosofi del rock Waters, Gilmour, Mason e Wright, con questa zampata intrigante d’autore contenuta nel loro disco più famoso scritto e suonato sulla faccia oscura della luna, ci ricordano che il tempo corre e anche se sembra abbondare, all’improvviso ci è sfuggito di mano, come sabbia fra le dita, e non torna ne tornerà. E come se non bastasse, e se ci fosse sfuggito qualcosa, i pink floyd ribadiscono tali concetti con precisione e rigore nella seconda parte del testo del brano
E corri e corri per raggiungere il sole ma sta tramontando
Correndo in tondo per rispuntare di nuovo dietro di te
Il sole è lo stesso nella solita via ma tu sei invecchiato
Respiro più corto e d’un giorno più vicino alla morte
Ogni anno si fa più breve, non sembri mai pago del tempo
Fra progetti che finiscono in niente o mezza pagina di righe scarabocchiate
Sopravvivere in quieta disperazione, al modo inglese
Il tempo è andato, la canzone è finita anche se avrei altro da dire
Perchè parlare del tempo? Beh, l’attacco del pezzo lo spiega abbastanza bene, il brano dei Pink Floyd lo ribadisce con cura, ma molti e tanti e svariati sono gli esempi e anche i presenti attenti via che col tempo, per il tempo, nel tempo e del tempo – previsioni escluse – hanno parlato, narrato e ribadito. Mi sarebbe piaciuto finire la frase del periodo precedente con un “nel tempo”, ma mi capite, non potevo. Mi sporgerò sul balcone della fantascienza un secondo per introdurre mr Wells, HG, se non ricordo male, il quale col tempo aveva un rapporto ben articolato.

Il capolavoro romanzesco dell’Herbert George, grande autore di fantascienza, è certamente datato, prima edizione 1895 mica lucciole per lanterne, e alla fine, sebbene si chiami la macchina del tempo, di viaggi ce ne fa fare pochi, e solo verso il futuro. Un futuro a dir poco remoto, se mi passate il gioco di parole. Ma andiamo a leggere un breve passaggio del testo, per la gioia di grandi e piccini:
I Morlock – così sono chiamate le creature malvagie che abitano gli anfratti oscuri della Terra – hanno tenuto imprigionato il Viaggiatore nella loro dimensione temporale, un universo che nessuna intelligenza avrebbe mai concepito così desolante e inumano. È questa la meta cui conduce il genio più luminoso? È forse questo il destino riservato a coloro che osano superare i limiti di ciò di cui l’uomo è misura? Il viaggio più strabiliante che sia mai stato compiuto, l’avventura folle e visionaria che ciascuno, almeno una volta, ha sognato di intraprendere.
I viaggi nel tempo sono una delle arabe fenici dell’Umanità, così è se ci pare e anche se non ci parse, in esso modo rimarrà. Almeno fino a quando qualcuno, per davvero e non per finta, non inventerà il marchingegno dei viaggi. Ma se volessimo chiudere in bellezza, senza scomodare pensatori e filosofi e nemmeno scienziati di vario genere, cosmologi in testa e anche i fisici che con la meccanica quantistica si sono giocati un jolly proprio grosso sul significato del tempo e sul suo scorrere, andrei a pescare nella mia cultura dozzinale e popolare, e vi proporrei una chiusa teatrale a tempo sul tempo, avete presente Godot?
Samuel Beckett ha confessato a un’amica, pare – il condizionale e la condizionalità sono sempre d’obbligo con questo tipo di notizie, poi nel caso di un drammaturgo del teatro dell’assurdo diventano imperative e categoriche assieme – che ad averlo ispirato nella scrittura della sua opera più celebre, è stato un quadro, questo – ve lo faccio vedere, con la potenza della digitalità e non ne parliamo più – si tratta di un’opera di Caspar David Friedrich, che si intitola: “Uomo e donna che osservano la luna”. In verità in verità ci dicono altre fonti che i quadri fossero due. Stesso autore, titoli e soggetti diversi. In uno ci sono un uomo e una donna, nell’altro due uomini.


Una delle molteplici interpretazioni del testo di Beckett riguarda proprio l’attesa, il passare del tempo, la ricerca di un significato nelle pause e nello scorrere del tempo. Un modo, secondo Beckett, o meglio i critici e i pensatori che hanno provato a interpretare il pensiero del drammaturgo, per trovare il fondamento o le fondamenta del senso di tutte le cose. Ma non andrei oltre e soprattutto non mi spingerei più in fuori di così, lascerei anzi al commediografo inglese il compito di illuminare la scena – anche questa – e portarci dentro la sua commedia copia incollando tosto e in calce un breve estratto di Godot:
Pozzo Non può piú sopportare la mia presenza? Io sarò poco umano, d’accordo, ma vi sembra una buona ragione? (A Vladimiro) Ci pensi bene, prima di commettere un’imprudenza. Facciamo l’ipotesi che voi partiate adesso, mentre è ancora giorno, giacché nonostante tutto, è ancora giorno. (Tutti e tre guardano il cielo). Be-ne. Dove va a finire in questo caso… (si toglie la pipa di bocca e la guarda) … si è spenta… (riaccende la pipa) … in questo caso… in questo caso.., dove va a finire in questo caso il vostro appuntamento con quel Godet… Godot… Godin… (silenzio) … insomma, capite chi voglio dire, dal quale dipende il vostro avvenire (silenzio) … o per lo meno, il vostro avvenire immediato.
Che dire, di tempo ne abbiamo parlato abbastanza? Mai abbastanza, ma intanto abbiamo iniziato, poi sarà il tempo a dirci quando tornare a tempo e parlarne. Blip

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