Nasce oggi qui e non là, adesso e non dopo, di mio pugno e non vostro, questa nuova rubrica della rubrica Il Pescatore: parodiando men vò con l’accento. L’accento non fa parte del titolo della sotto-rubrica. La prima volta va precisato altrimenti non si capisce. Solo la prima volta, dopo la sotto-rubrica, si chiamerà soltanto: parodiando. Oppure in un altro modo, vedremo. Mi piaceva anche molto: seconde visioni. Anzi ho deciso, si chiamerà seconde visioni. Oggi. Poi non lo so.
Molti di voi avranno pensato a qualcosa di ridicolo all’inizio, ma poi, vedendo il cambio di titolo della rubrica si ricrederanno, e faranno bene. Diverso e più difficile sarà riuscire a ottenere per davvero un effetto divertente, insito vieppiù, nelle parodie, soprattutto, visto che la rubrica nel frattempo ha cambiato nome. Vedremo come fare, ma non assicuro sul risultato. Se così fosse o non fosse, – decidete voi cosa e chi – e poi, non esitate a scatenare l’inferno. In ogni caso. Anche perché, bisogna che lo dica una volta per tutte. Sarebbe bellissimo iniziare con una grande polemica la nuova sotto-rubrica. Finissimo finalmente in una shitstorm. Magari. Ascolti imbizzarriti, contatti moltiplicati, utenti unici a bizzeffe e pure a Ladispoli. Ri-Magari. Vabbè, non divaghiamo oltre. La prima, seconda visione, la proverei a scrivere, attingendo dal brano o articolo o post del franti intitolato “l’imperatrice algoritmica” e pubblicato nell’aprile scorso, verso gli inizi del mese, direi l’11 più o meno.
Si dice e si scrive in esso di come potrebbe essere il mondo, quello lì, il solito terracqueo, l’unico – per ora – se decidessimo di dare le chiavi di casa – sempre del solito mondo di prima – a una intelligenza artificiale. Non un bot qualsiasi che ora è diventato aigennarina e anche ai agentica. No. Non a quelli. Quelli ancora non sono capaci. Le chiavi le daremmo a una macchina che fosse in grado di razionalizzare il pianeta e, soprattutto, la gestione umana del medesimo. 5 punti salienti e il gioco sarebbe fatto. Vediamoli o meglio, rivediamoli:
- 1)mondo ingiusto
No, e poi no.
Ella lei l’IA ridurrebbe il prezzo dell’anarchia, ovvero il divario fra decisioni umane – egoistiche e imperfette – e decisioni della macchina – razionali – mediante l’applicazione del principio basilare della teoria dei giochi che dice: In contesti dove il risultato finale per un individuo dipende anche dalle scelte altrui, questa disciplina modella i comportamenti per identificare le strategie ottimali.
Risultato: un mondo razionale dove ognuno fa la cosa migliore per il benessere di tutti e quindi tutti o quasi stanno bene .
- 2)tenerci o sterminarci
Si e no. Ni.
Un sistema davvero intelligente riconoscerebbe che la distruzione del proprio mandante renderebbe il proprio mandato privo di senso, e quindi, esso stesso sistema privo di utilità. Ma. Siccome la vita è, anche, dolore e sofferenza, l’IA potrebbe ucciderci come atto di misericordia logica per prevenire ogni nostra sofferenza futura
Risultato: ci elimina
- 3)super intelligenza ambientalista
Solo e soltanto. Sempre.
La super diventerebbe un fantasma – sempre presente ma poco invadente – un’entità quasi eterea nella sua efficienza, che ottimizza i processi riducendo al minimo l’entropia e il calore attraverso il calcolo reversibile – computare senza dissipare energia – e la biomimesi, – un cervello umano non spreca energia – per migliorare al massimo la propria efficienza.
Risultato: immanenza . e forse anche un poco di invadenza – ma anche grosso risparmio energetico
- 4)regime totalitario e immutabile
Si, sigh.
In nome dell’equilibrio e della stabilità, tutto ciò che è imprevedibile — l’errore, la fragilità, il dissenso, l’arte — verrebbe potato come un ramo secco perché costoso per il sistema.
Risultato; Uomo animale domestico.

- 5)Una sola mano che applaude
Già.
Questo sarebbe il rumore di un’umanità gestita da una super IA. Uomini che sanno esattamente cosa fare: ridistribuire le risorse, sanare gli ecosistemi, smantellare i poteri tossici; eppure passano il tempo a cercare un algoritmo che lo faccia al loro posto.
Risultato: per applaudire con una mano sola bisogna essere almeno in due.
Concludendo:
Non serve dare il comando all’IA, serve invece uno sforzo di volontà da parte dell’Umanità. Dateci il nome e l’indirizzo e cominciamo a scrivere a tutti.
Sapere le cose non significa Fare le cose.
L’abisso fra i due concetti non può essere colmato da nessuna potenza di calcolo. Almeno per noi del Franti.
L’ai con le nostre chiavi di casa è solo un comodo alibi per non fare fingendo di fare. E nemmeno di far fare, ma proprio non fare fingendo.
O qualcosa del genere. Bye
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