Declinandooooo, declinandooo, men vo, come Pippo che non lo sa, ma gli ride appresso tutta la città. Magari, aggiungerei tosto. Magari ribadirei schietto. Magari concluderei iniziando il nuovo post della settimana della declinazione selvaggia, in cui, come avrete oramai chiaramente capito, strapazziamo le consonanti  Pzz aggiungendovi vocali a caso, come se piovesse, governo ladro, aggiungerei, che tanto male non fa. Dunque la declinazione odierna ci porta a Prato, nel luogo tipico e vocato, il più vocato al mondo, per la creazione, l’utilizzo e la rielaborazione delle Pezze, con la maiuscola per richiamare l’attenzione. Ma prima di collegarci con la città degli stracci vorrei immediatamente proporvi un intermezzo musicale di grande significato, estrema pertinenza, e pure Sanremenza che non guasta mai, soprattutto a Febbraio

Ma torniamo a Prato, poi torneremo, forse, anche dalle Bambole di Pezza, anzi, facciamo così, parliamo intanto delle bambole di pezza, quelle minuscole, che sono e fanno parte con merito di questo post, essendo compagne di vita e di crescita di tanti bambini/e/um/is/os. Oggetti forse un pò passatielli per usare un termine forbito, ma, ancora prodotte, vendute e, quindintamente, utilizzate dall’infanzia, intesa come periodo della vita e come, persone molto giovani. Agevolo un’istantanea della medesima oggetta bambolare o bambolica

bambola

Come recita un bugiardino di una bambola perlopiù di pezza venditansi o vendirabile sul web: 
“Le bambole di pezza sono un classico che accompagna il gioco anche dei bambini più grandi: morbide ma resistenti, perfette per sviluppare fantasia, empatia e capacità di cura. Ideali come regalo per feste, compleanni o momenti di gioco quotidiano, le bambole di pezza aiutano i bambini a inventare storie, collaborare e divertirsi insieme.”

Che poi pensate a quale innovativa bellezza, resilienza – non c’entra ma la dicono sempre tutti e quindi chi sono io per esimermi – e grande affidabilità; ci forniranno le ultime arrivate fra le nuove bambole pezzate moderne, quelle dotate di llm o meglio dire, intellegenze artificialsme collaborative. Le ultime nate in casa booble, chas-ppt, greek e grook, con e senza Claudil o cleudol. Se non capite le ultime righe, almeno tre, forse due, non fatevene un cruccio, trattasi di prova di battuta per addetti ai lavori. Quasi sicuramente non riuscita. La prova dico. Dunque con le pezze di stoffa prodotta in quel di Prato, Toscana, Mondo, si fanno gli abiti, e che abiti. Quindi mi vien da dirmi: che pezze; per forza, altrimenti con pezze male prodotte e peggio assortite, non verrebbero mai buoni, ma soprattutto belli abiti. Allora facciamoci un breve giro, round-around, per la capitale tessile della Toscane di buona parte del mondo terraqueo conosciuto per incontrare una pezza, in diretta: 

Ora non voglio certo dire che tale filmato sia risolutivo per la crisi dell’industria tessile italiana e in particolare per quella pratese, non lo dico e non lo affermo, ci mancherebbe. Però aiuta. E poi attenzione perchè le pezze di prato, stavolta in minuscolo, si possono improvvisamente trasformare, come ci fa notare addirittura amazon in diretta,  in qualcos’altro, ma proprio altro e diverso:
“Le pezze di prato (o zolle/rotoli di prato pronto) sono tappeti erbosi coltivati in vivaio, pronti per essere posati su terreni preparati, garantendo un giardino immediato. Si applicano srotolando le zolle su terreno umido, sfalsando i giunti come mattoni, e compattando con un rullo per far radicare, solitamente entro 1-2 settimane”. 

prato in pezze

Campi di calcio di tutta Italia e forse, anche di molto mondo, unitevi! E come non accennare ai cavalli quando si parla di pezza e/o pezze? Come non accennare, ripeto. E allora augh e accenniamolo. C’era proprio un capo sioux, se non ricordo male, a viaggiare in lungo e in largo a bordo di un pezzato, inteso come cavallo e non macchina a vapore o a scoppio o ancora, per i più moderni, ibrida e persino elettrica. Ve lo immaginate un cavallo ibrido, ihihihihi! Insomma com’è, come non è, ci abbiamo questo grande guerriero indiano a little big horn, dove i pelli e pure rossa, si sono finalmente presi una rivincita, con merito, contro le giubbe blu, e i capelli gialli, radendoli al suolo – al giorno d’oggi si direbbe asfaltandoli – come non mai, in un’epica e pure memorabile, – in effetti ce la memoriamo bene tutti quanti – battaglia. Avete presente no, quella di Custer, detto anche generale, anche se ancora non lo era? La conoscete la storia del generale postumo? Rimanete sul Franti, prima o poi ve la racconteremo. Custer e Cavallo pazzo, che a pensarci bene potevamo già inserire in qualche post precedente, si sfidano a Little big horn, e vince l’indiano “insane”, diranno le cronache del tempo, a bordo – meglio dire in sella – a un cavallo pezzato, che più pezzato non si può. Agevolo istantanea

cavallo pazzo pezzato

Nel salutarci, più o meno cerimoniosamente, – fate voi, io non mi formalizzo – eccoci quà a considerare un paio di modi di dire che risuonano e “fanno scopa” con pezze e pezza a dir si voglia. Non a caso trattasi di modi di dire. 
Abbiamo precipuamente – lo dico e lo sostengo – “metterci una pezza”, che secondo i tre dell’allevamento di Labrador significano: 

“Metterci una pezza” è un modo di dire italiano che significa
rimediare in modo parziale, provvisorio o “alla meno peggio” a un errore, a un danno o a una situazione difficile. Indica un intervento d’urgenza che risolve temporaneamente il problema, simile a coprire uno strappo con una toppa (pezza). 

Ecco alcuni dettagli aggiuntivi sul significato e l’uso”:
Significato figurato: Sanare una situazione complicata, ma spesso non in modo definitivo o elegante.
Origine: Deriva dall’ambito sartoriale, dove si applica un pezzo di tessuto per coprire un buco o rinforzare un vestito usurato.
Contesto: Si usa quando si cerca di porre rimedio a un guaio, un errore o una svista, specialmente quando la soluzione ideale non è praticabile.
Espressioni correlate: “Mettere una pezza a colore” (di origine napoletana) indica il trovare un rimedio ingegnoso o una scusa per svincolarsi da una situazione imbarazzante.

Mi scuso con l’enciclopedia e il sign. dizionario, ma questa volta, non furono i Treccani a darci la risposta, bensì una AI –  IA, a caso, passante di qui. Chiedo venia ai napoletani in ascolto se l’ultima significanza non risulta credibile, e tantomeno reale o vera, davero, davero. Si sà, con gli llm il gioco spesso non vale – o bagna – la candela, come dice il detto – sennò come potrebbe fare se non dicesse – popolare. 

Altro modo di dire, e con questo, giuro, concludo: 
Avere le pezze al ….(completate alla bisogna)
Qui ci aiuta il dizionario dei modi di dire del Corriere della Sera, nientemeno, che a proposito della locuzione di cui sopra recita testualmente: 

“avere le pezze sul sedere
Essere molto poveri, miserabili; come se non si avesse il denaro per acquistare un abito e si portassero quindi vecchi calzoni rattoppati nei punti più consunti. Usato in particolare come spregiativo nei confronti di una persona originariamente povera che ha fatto fortuna”.

Ci sarebbero poi “le pezze da piedi”- essere e trattare, significato bisvalido –  e  “le pezze d’appoggio”, con cui è venuto in contatto anche quello che ci sollevava il mondo. Ma non voglio infierire. Bye  (ps. omaggio in chiusura all’altra bambola di pezza della musica che in realtà è un uomo di pezza suonato e cantato dalle Orme. Vogliate gradire Figure di cartone)


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