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Il Pescatore

Margaret Lee

L’attrice inglese che parlava bene l’italiano e che ha trovato prima il successo da noi e poi è divenuta una star internazionale. Spalla di un super, drammaticamente inutile, lo ha nobilitato e riscattato.

“Col chicco, col chicco d’uva passa, col chicco, col chicco, passerà”.

Stendiamoci al sole e prendiamo melatonina a iosa e secchiate, magari ben protetti e spalmati con creme e panne almeno 30 se non, 60 o anche 90 gradi di purezza, e con rimessa diretta al  ricevimento della  fattura. Fatto questo e rimessi in nostri peccati, lasciamo ogni speranza a lui o lei che entrate, eccoci qui e come promesso è di lei che parleremo e anche. Margaret Gwendolyn Box attrice britannica e anche showgirl è nota e molto alle nostre latitudini, avendo partecipato negli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso a numerosi show televisivi e ancora di più a film di italica produzione. La Box in arte Lee era allineata e coperta, e ha fatto parte del nutrito e mai scemato gruppone di artiste strangers che da sempre imperversano sulle e nelle italiche piazze – reali e virtuali – in quanto essi noi italiani siamo esterofili, quelli di serie F, forse G, quelli che impazziscono per le belle figliole che vengono da lontano e sparano o peggio contro i barconi dei rifugiati. Vai tu a capire la vita e poi il mondo. A Margaret non spararono, però se la vide piuttosto male, almeno in scena. 

Arriva la bomba che scoppia e rimbomba, ah ah, si tratta di me. Bambina hai scelto la vita dura scegliendo me, ma i baci miei ti fan morir”. 

Come non partire da qui per mettere insieme alcuni flash sulla carriera dell’attrice inglese – che aveva studiato teatro in una scuola anglo italiana a Londra – e che per questo conosceva molto bene la nostra lingua, al punto da potersi esibire tranquillamente in tv anche da noi, e poter recitare in italiano e  anche potersi doppiare nei suoi film, anche in quelli distribuiti nel mondo in lingua inglese. Attrice di buon livello, da noi venne utilizzata quasi sempre per ruoli rosa, nel senso di pelle che metteva in mostra, nonostante questo, e il livello scarsino di alcuni film in cui recitò, la sua “prorompente vitalità” non significò mai volgarità, anche perchè i suoi ruoli non erano mai solo “sexy”, ma sempre anche “recitati”, sia che fossero comico-brillanti, sia fossero drammatici, grazie alle sue doti attoriali non comuni.  

Erano gli anni ‘70, la contestazione prendeva piede anche in Italia pronta ad affiancare il ‘68 francese e gli sconvolgimenti hippy e lisergici provenienti dall’America. La Lee abbandonati i panni comici – e come vedrete anche in senso letterale –  ebbe una discreta carriera artistica al cinema in pellicole di dimensione globale – all’epoca si diceva internazionale – dove recitò per registi impegnati e famosi, come Chabrol e Legrand, e i nostri Monicelli, Dino Risi, Lizzzani, Castellani e, una giovane Lina lWertmuller. In tutto le sono accreditate settantaquattro pellicole, fra film e serie tv.

A un certo punto della sua carriera decise di accettare scene di nudo – all’epoca era quasi un obbligo per le attrici, famose o meno che fossero – e recitò anche in due pellicole di uno dei maestri internazionali del cinema erotico, lo spagnolo Jesus Franco. In particolare la Lee, pare essere decisamente in parte e anche molto trasgressiva, per l’epoca, in quello che dagli esperti del genere, viene considerano il miglior film in assoluto di Franco, un thriller, fantasy, molto giallo e anche parecchio psichedelico, oltre a essere doverosamente scollacciato, che si intitola Paroxismus o qualcosa del genere

 Ma noi e doverosamente voi di rimbalzo, non siamo qui per fare i seri ne per ragionare di serietà o eros o xerox, anche se una sponsorship potrebbe non farci del tutto male, e che dico, sirto, o panegirico. Siamo qui perchè la Lee ha cantato, e quindi dobbiamo forzatametne ascoltarla e nel caso pure vederla. Oltretutto il canto venne nel bel mezzo dell’opera film dorellillika e questo ci apre un percoso a ostacoli che ci piace assai molto parechio. Ma intanto ascoltiamola

Dunque Dorellik nasce come risposta comica a Diabolik e ha un tale e tanto successo – l’esordio fu televisivo – che dopo essere stato un personaggio dello show di Dorelli è in predicato per diventare il protagonista di un nuovo show tv , condotto dal solito Dorelli, più attore che cantante stavolta. Poi però il progetto salta, siamo alla fine dei ‘60, la chiesa e quindi la componente politica ecclesiastica dentro l’emittente di stato, non vede, anzi proprio osteggia, il comportamento del Dorelli uomo, che, nel frattempo, si intratteneva con una donna non sposata, e ci aveva pure fatto un figlio: nell’ordine Lauretta Masiero, attirce e show girl lei medesima, e Gianluca Guidi, attore, cantante e show man a sua volta. Saltato lo show tv, il cinema coglie l’occasione e produce Arriva dorellik, che in realtà doveva chiamarsi solo Dorellik. Ma per non far arrabbiare i produttori del film su Diabolik, uscito poco prima, cambiò titolo e uscì l’anno successivo.

Dorellik fu un successo anche al cinema e la Lee ne godette i frutti a lungo, vista la quantità impressionante di film di spionaggio, thriller, polizieschi – seri e comici – che girò di conseguenza, in Italia e anche all’estero. Il successo di Dorellik non fu un fuoco di paglia nel senso che dopo il film e gli show televisivi il personaggio continuò  a vivere. Stop. Prima di questo c’è da dire un’altra cosa fondamentale. Sulla falsariga di Dorellik e come clamorosa consacrazione giunse, giungette o giust’appunto, la determinazione dei disegnatori e degli sceneggiatori Disney italiani di creare l’alter ego super di paperino, avete presente Paperinik

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