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Una Recensione di “Landman” nel Contesto del Nuovo Panorama Politico USA

Con l’ascesa della seconda amministrazione Trump e l’intensificarsi delle divisioni politiche americane, Paramount+ ha trovato in Taylor Sheridan il suo narratore perfetto per esplorare le fratture profonde della società statunitense. “Landman”, la sua nuova serie con Billy Bob Thornton, e la seconda stagione di “Lioness” offrono una visione senza compromessi dell’America contemporanea, smascherando le contraddizioni del politically correct, le falsità del greenwashing corporativo e i rapporti opachi tra capitalismo e criminalità organizzata. Queste produzioni rappresentano molto più di semplice intrattenimento: sono uno specchio impietoso di un paese diviso tra il Sud ex-confederato, con la sua etica del lavoro duro e della sopravvivenza, e le metropoli progressiste del Nord, sempre più distanti dalla realtà delle classi lavoratrici. 

L’Industria Petrolifera Come Metafora dell’America

Taylor Sheridan
Lavoro ai pozzi

“Landman” si distingue immediatamente per la sua rappresentazione cruda e realistica dell’industria petrolifera texana, dove Billy Bob Thornton interpreta Tommy Norris, un manager delle crisi per la M-Tex Oil Company. La serie, basata sul podcast “Boomtown” di Christian Wallace, non si limita a raccontare le vicende di un’azienda petrolifera, ma utilizza questo microcosmo per esplorare tematiche più ampie che riflettono le tensioni politiche e sociali dell’America di Trump.

Le recensioni internazionali hanno evidenziato come Thornton riesca a incarnare perfettamente il protagonista, offrendo una performance che molti critici ritengono degna di una nomination agli Emmy. Il personaggio di Tommy rappresenta l’americano medio che naviga tra le contraddizioni del sistema, consapevole delle sue brutture ma anche della sua necessità economica. Come sottolineato da NPR, la serie riesce nell’impresa di far simpatizzare il pubblico con una corporazione petrolifera, pur mostrandone le pratiche discutibili e i pericoli per i lavoratori.

La rappresentazione dell’industria petrolifera in “Landman” funziona come una potente critica al greenwashing delle multinazionali energetiche. La serie mostra senza filtri come le aziende petrolifere americane continuino a dipendere completamente dai combustibili fossili, nonostante i loro proclami pubblici sulla transizione energetica. Questa rappresentazione si allinea perfettamente con le recenti ricerche che dimostrano come giganti come ExxonMobil, Chevron, BP e Shell utilizzino termini come “clima”, “low-carbon” e “transizione” nei loro rapporti annuali senza intraprendere azioni concrete.

Le Performance Attoriali e la Critica del Politically Correct

Il cast di “Landman” include nomi di primo piano come Demi Moore, Jon Hamm, Ali Larter e Andy García. Tuttavia, è proprio nelle performance femminili che la serie rivela il suo approccio provocatorio e divisivo. Le recensioni hanno ampiamente criticato la rappresentazione delle donne, descritte come “caricature unidimensionali” e “overly sexualized”. Questa scelta narrativa non sembra casuale, ma piuttosto una deliberata sfida alle convenzioni del politically correct hollywoodiano.

La critica ha notato come Ali Larter nei panni di Angela Norris e Michelle Randolph come Ainsley Norris vengano presentate come personaggi “weird caricatures of strong but shallow women”. USA Today è arrivata a definire la serie come “soft-core porn for older men”, evidenziando il disagio della critica progressista di fronte a questa rappresentazione. Tuttavia, questa provocazione sembra essere intenzionale: Sheridan appare determinato a sfidare i codici del “woke” Hollywood, presentando un’America dove le dinamiche di genere seguono ancora logiche tradizionali, per quanto scomode possano risultare agli spettatori urbani e progressisti.

Il Confronto con “Lioness”: Geopolitica e Sopravvivenza

La seconda stagione di “Lioness” offre un complemento perfetto alle tematiche di “Landman”, spostando il focus dalla corruzione interna americana alle minacce geopolitiche esterne. Con Zoe Saldaña nel ruolo di Joe, leader del programma CIA Lioness, la serie esplora le infiltrazioni dei cartelli messicani nel territorio americano e i complessi rapporti tra Stati Uniti, Messico e Cina

La trama della seconda stagione si concentra sul sequestro di una congresswoman texana da parte del cartello Los Tigres, un evento che secondo la CIA rappresenta solo la prima tessera di un domino geopolitico che potrebbe portare la Cina ad invadere Taiwan. Questa narrativa riflette le preoccupazioni reali dell’amministrazione Trump riguardo alle infiltrazioni straniere e alla sicurezza nazionale, temi che trovano eco nelle politiche migratorie e di controllo delle frontiere implementate nel 2025.

La serie mostra come i tradizionali canali della criminalità organizzata siano stati sostituiti da reti più sofisticate legate al traffico di petrolio con la Cina. Questa rappresentazione si allinea con le preoccupazioni geopolitiche americane riguardo all’influenza cinese in America Latina, dove la Cina è diventata un partner commerciale chiave per molti paesi, incluso il Messico nel settore petrolifero.

La Frattura Nord-Sud nell’America di Trump

L’elemento più significativo delle produzioni Sheridan è la loro capacità di catturare la profonda divisione geografica e culturale dell’America contemporanea. Le serie riflettono perfettamente la frattura tra gli stati del Sud ex-confederato, caratterizzati da un’etica del lavoro duro e della sopravvivenza, e le grandi metropoli del Nord, sempre più distaccate dalle realtà delle classi lavoratrici.

Nel 2025, questa divisione si è ulteriormente acuita con l’elezione di Trump e l’implementazione di politiche che riflettono le priorità degli stati conservatori. Come evidenziato dalle ricerche sul divario politico americano, degli stati con le leggi sull’aborto più restrittive, tutti hanno votato per Trump nel 2020 e sette facevano parte della Confederazione. Allo stesso modo, degli stati con le leggi sulle armi più permissive, 19 su 21 hanno votato per Trump, con sei stati ex-confederati.

“Landman” e “Lioness” catturano questa realtà presentando personaggi che incarnano i valori tradizionali americani: individualismo, diffidenza verso il governo federale, priorità della famiglia e della comunità locale, e una visione pragmatica della sopravvivenza economica che spesso confligge con gli ideali progressisti. Tommy Norris in “Landman” rappresenta perfettamente questa mentalità, navigando tra la necessità economica del suo lavoro nell’industria petrolifera e la consapevolezza dei suoi costi ambientali e umani.

Paramount+ e la Nuova Linea Editoriale Conservatrice

La scelta di Paramount+ di investire massicciamente nell’universo Sheridan non è casuale ma riflette una precisa strategia editoriale che mira a intercettare il pubblico americano che si sente alienato dalle narrazioni mainstream di Hollywood. Come notato da Le Monde, Sheridan è diventato “il showrunner prediletto dell’America di Trump”, creando contenuti che risuonano con gli elettori conservatori senza risultare apertamente propagandistici.

L’approccio di Sheridan è particolarmente efficace perché evita dichiarazioni politiche esplicite, permettendo agli spettatori di interpretare le sue storie secondo le proprie convinzioni. Questa strategia ha permesso a “Yellowstone” di diventare un fenomeno culturale trasversale, apprezzato tanto dagli elettori repubblicani quanto da molti democratici.

La proliferazione di serie Sheridan su Paramount+ – da “Yellowstone” e i suoi spin-off a “Mayor of Kingstown”, “Tulsa King”, “Lioness” e ora “Landman” – rappresenta un tentativo di creare un universo narrativo che offre una visione alternativa dell’America rispetto a quella proposta dalle major di Hollywood tradizionalmente più progressiste.

Quando il successo di pubblico divide la critica

“Landman” si pone come un fenomeno culturale capace di suscitare forti reazioni contrastanti, rispecchiando le fratture del pubblico e della critica americani tra realismo narrativo e sensibilità socio-culturali divergenti. La serie di Taylor Sheridan ha ottenuto un impatto immediato e significativo, debuttando con oltre 35 milioni di spettatori e diventando la première più vista nella storia di Paramount+. Questo successo numerico testimonia un forte interesse del pubblico verso una narrazione che esplora il Texas petrolifero con un realismo duro e senza filtri.

Tuttavia, il consenso critico risulta più frammentato. Da una parte, alcuni sono entusiasti e definiscono la serie un “capolavoro televisivo che segna il ritorno del realismo americano”, apprezzandone la capacità di catturare la complessità socio-politica della regione e le tensioni profonde dell’America contemporanea. Dall’altra, le critiche si concentrano sulle rappresentazioni femminili (che ad uno sguardo più disincantato non sono così uniformi e soprattutto sono una rappresentazione simbolica dei modelli di pensiero e dei costumi morali del paese che ricordano certi affreschi filmici del migliore Altman), che molti critici di parte hanno giudicato da un lato come caricaturali e ipersessualizzate, con alcuni articoli che sono arrivati a definire la serie come “soft-core porn per uomini maturi”. Questa polarizzazione riflette uno scontro culturale più ampio, tra chi vede in “Landman” una provocazione necessaria contro il politicamente corretto e chi invece denuncia il ritorno a stereotipi dannosi: un quadro che echeggia molta della divisione sociopolitica del momento attuale. 

Anche il linguaggio e le tematiche affrontate, come la critica dura alle energie rinnovabili e il politically correct, hanno diviso le opinioni, con alcuni recensori che ne apprezzano l’onestà pragmatica e altri che la vedono come un’esaltazione di posizioni politiche conservatrici.

Il Contesto delle Politiche Trumpiane 2025

Le tematiche esplorate in entrambe le serie trovano una corrispondenza diretta nelle politiche implementate dall’amministrazione Trump nel 2025. La proclamazione dello stato di emergenza nazionale al confine con il Messico, la reinstaurazione del programma “Remain in Mexico”, e l’intensificazione delle deportazioni riflettono esattamente le preoccupazioni sulla sicurezza nazionale e il controllo delle frontiere rappresentate in “Lioness”.

L’executive order che dichiara un’“invasione” di “aliens” al confine sud e sospende l’ingresso fisico di chiunque sia “impegnato nell’invasione” riecheggia la narrazione militaresca di “Lioness”, dove i cartelli messicani rappresentano una minaccia esistenziale per la sicurezza americana. La serie anticipa e giustifica queste politiche mostrando scenari in cui la cooperazione internazionale è insufficiente e solo l’azione militare diretta può proteggere gli interessi americani.

Allo stesso tempo, “Landman” riflette le politiche energetiche dell’amministrazione Trump, che privilegiano la produzione domestica di combustibili fossili rispetto agli investimenti nelle energie rinnovabili. La serie presenta l’industria petrolifera come un settore essenziale per l’economia americana, nonostante i suoi problemi ambientali e di sicurezza, allineandosi con la retorica trumpiana sull’“energia dominance” americana.

 Giustizia vs Sopravvivenza: Il Nuovo Paradigma Americano

Entrambe le serie condividono una visione cupa della giustizia americana, dove i canali legali tradizionali si rivelano inadeguati di fronte alle sfide contemporanee. In “Lioness”, Joe Saldaña dichiara esplicitamente: “My agency doesn’t do courtrooms”, indicando che nell’America post-9/11 la sopravvivenza nazionale richiede azioni che trascendono i vincoli legali tradizionali.

Questa filosofia si riflette anche in “Landman”, dove Tommy Norris deve navigare tra accordi con cartelli della droga, corruzione aziendale e negligenze sulla sicurezza dei lavoratori. La serie presenta un mondo dove la sopravvivenza economica delle comunità locali dipende da industrie moralmente ambigue, ma economicamente essenziali.

Questo approccio riflette una tendenza più ampia nella cultura politica americana sotto Trump, dove la “realpolitik” e la sopravvivenza pratica prevalgono sui principi ideologici astratti. Le serie di Sheridan normalizzano questa visione, presentando protagonisti che prendono decisioni difficili in circostanze impossibili, senza il lusso di scelte moralmente pure.

L’America Secondo Sheridan

“Landman” e “Lioness” rappresentano più di semplice intrattenimento televisivo: sono documenti culturali che catturano l’essenza dell’America divisa dell’era Trump. Attraverso narrazioni che privilegiano la sopravvivenza sulla purezza ideologica, il pragmatismo sulle convenzioni sociali, e la lealtà comunitaria sui principi universali, Sheridan offre una visione dell’America che risuona profondamente con milioni di americani che si sentono abbandonati dalle élite costiere.

La critica progressista ha spesso etichettato queste produzioni come “anti-woke” o conservative, ma questa lettura semplificata non rende giustizia alla loro complessità. Le serie di Sheridan non sono propaganda repubblicana, ma piuttosto esplorazioni genuine delle tensioni che attraversano la società americana contemporanea: il conflitto tra crescita economica e sostenibilità ambientale, tra sicurezza nazionale e diritti individuali, tra identità tradizionale e cambiamento sociale.

Nel panorama televisivo del 2025, dominato da narrazioni spesso didascaliche e politicamente corrette, “Landman” e “Lioness” offrono qualcosa di diverso: una rappresentazione senza filtri dell’America reale, con tutte le sue contraddizioni e brutture. Che si apprezzi o meno la visione di Sheridan, non si può negare la sua capacità di catturare lo zeitgeist di un paese profondamente diviso, dove la giustizia è spesso un lusso che pochi possono permettersi e la sopravvivenza rimane l’imperativo fondamentale.

In un’epoca in cui Hollywood fatica a connettersi con l’America profonda, Taylor Sheridan è riuscito a creare un universo narrativo che parla direttamente alle ansie e alle aspirazioni di quella parte di America che si sente ignorata dai media mainstream. “Landman” e “Lioness” non sono solo serie televisive di successo, ma fenomeni culturali che illuminano le fratture profonde della società americana e anticipano i conflitti politici e sociali che definiranno il futuro del paese.


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