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Il Pescatore

I Temple

Tano da morire si potrebbe dire, ma andremo contro mano o addirittura da un’altra parte. Qui si fa la Temple, nel senso di ragionare di un cognome noto e indossato da parecchie personalità. Leggere per credere.

La famiglia, come direbbe Tano Cariddi, viene sopra ogni cosa. Perchè il bue ha la lingua grossa e non può parlare. Altre banalità in mafiosico ne abbiamo? Il senso, dove un senso non c’è come direbbe anche Vasco, sta nel raccontare cinque tipologie di cognomi a modo loro noti o spoti, a seconda, e semel in anno, come dicheno i latinorum, sul perdere la testa o il capo o la bussola. Per il momento iniziamo con i Temple. I signori del tempio, come altri li chiameno, sono diffusi alle loro latitudini, al punto tale che sono divenuti noti puro alle nostre di longitudini. Allora come al solito cominciamo in musica perchè di tempio in Temple arriva Julien in arte Giuliano e l’armonia che si diffonde ci scuote nel cuore e nell’anomo, perchè animo sembrava troppo, taca banda Julien

Che poi Julien Temple non musicista est, but, regista cine e matografico, però legato a doppio ma che dico triplo filo con la musica, dopodimodochè sono usciti in rapida successione e in x-molti-assai anni di carrier, perchè nel corso di essa, esso, ha filmato e documentato la music, soprattutto il punk, ma per dire, anche protovideo musicali per divissimi come gli Stones, quelli che rotolano, Davide con robert e jones che più che altro fa Bowie, sinanco il pop dei Duri duri anche an an, e non aggiungo. Poi dopo si è anche fictionato assai, con titoli filmici non di pochissimo conto come Absolute beginners, del quale ci pregeremo fra breve, ma anche la scatafasciata commedia fanta-fracassica come Le ragazze della terra sono facili con Geena Davis e, o, un altro cosmo sul comò, lavoro capo e basta, come Bullet con il metamorfico, non saprei come altro definire le sue trecento e passa plastiche facciali, Mickey Rourke. 

La cosa più incredibile, almeno qui e per noi proprio ora, è che il regista Julien è sposato con una signora che fa pure issa di cognome Temple, Amanda per il pubblico pagante, e che di mestiere fa la produttrice, soprattutto dei film del marito ma anche di cosette come Thelma & Louise che proprio schifo non hanno fatto, per giunta e per dindi e rindina. La cosa da sottolineare è che la signora amanda si chiama Pirie da nubile, quindi il Temple è appiccicato post, ma la successa è stata giunta così, dunque può rientrare a piene mani in questo post, e oltretutto. Poi diviene ad un certo punto madre e non padre di un’altra artista veri vell – sarebbe scritto diverso ma voi ci e mi capite, vero? – denominata Juno Temple. E qui scatta il secondo o la seconda, parte del post. Prima una istantanea magari in  movimento, quindi, un filmatino della medesima

Ella Temple più giovine, in quanto figlia degli altri due temple di cui sopra, nasce attrice. Del resto in una famiglia così, difficilmente poteva nascere un minatore, soprattutto maschio. La vediamo in serie tv di successo come Ted Lasso, Fargo, – dei Cohen mica pierino – e film, persino colossal, senza la k per rispetto, del fumetto Marvel come Venom – mi sfugge quale delle settecento prequel e sequel o coquel, ma non importa – e anche in altro kolossal – stavolta con la k – della dc comics, detto Il cavaliere Oscuro il ritorno, anche se, come ben sappiamo, in realtà è un film di Batman. E l’attricismo detto anche recitazione per i meno abbienti ci lancia sicuri verso un’altra temple di altri tempi ma di notorietà acclarata, avvenuta e mondoinvisione acquisita con certezza, chiamata Shirley Temple. Si palesi on the good ship lollipop

La temple in discussione or ora è certamente uno dei modelli più diffusi nelle rappresentazioni delle attrici bambine seconda forse solo a Judy Garland e alla sua Dorothy del mago di Oz. Ma, come avete avuto modo di constatare voi medesimi pochi istanti fa, anche i ciuccialecca meglio noti come leccalecca, anche se preferisco di molto la mia definizione, di Shirley, funzionano davvero bene, tanto da farla essere ai suoi tempi d’oro la star hollywoodiana o hollywoodica, più pagata fra il 1934-1938. Attrice bambina che, giustamente a mio avviso, invece di distruggersi dietro a fisime cinematografiche varie, pensò bene di ritirarsi molto presto e godersi la vita. Nel ‘50 del 900, a 22 anni, sottolineo, era già libera nei capelli e bella ma veramente bella nella sua dimora a quattro stelle e dieci cristalli di Boemia sul boulevard of broken dreams o giù di lì, che nel suo caso, era pieno, lo chalet sul boulevard, di sogni realizzati, non certo infranti. Della detta Shirley si può aggiungere del suo ruolo di ambasciatrice, non per finta, o quelle cose honoris causae, ma per davero davero, e con o per gli United States of America, prima in Ghana e poi in Cechia che all’epoca era ancora assieme alla Slovacchia. E dopo di cui, ancora in politica, con incarichi persino più prestigiosi, tipo poi e poi. Quando inoltre, e secondariamente ma non troppo, aveste in casa una bambola Shirley Temple potreste ritenervi non solo fortunati ma sicuramente un pochino più agiati. Pare infatti che le plastiche shirleyine valgano una piccola fortuna, in migliaia di molti dollari assai. Oltre a questo a Shirley e a Temple venne dedicato pure un cocktail anal e colico, fatto di: ginger ale o limonata, uno spruzzo di granatina, ghiaccio e ciliegie al maraschino. Anche disponibile nella versione alcoolica con vodka denominata Dirty Shirley.  Perchè talvolta il successo fa male. Di sicuro provoca parecchia invidia. E non indivia sennò sarebbe una gustosa nsalata. Bye

dirty

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