Cerca nel Franti
Il Pescatore

Special agosto (M)

Dopo la terza viene la quarta e alcune volte anche la quinta ma non sempre, ad agosto non saprei, vedremo. In ogni caso aprite le porte del sole o viaggiatori delle feste e delle calure che il giorno è giunto

Passata è la tempesta, odo augelli far festa e dopo il ferragosto si riattiva anche il girarrosto, meglio una grigliata oggi che una torta di zucca domani ma quando non sapete cosa fare eccoci noi del Franti per farvi svagare. La settimana terza del mese delle ferie di tutti e parecchi detto anche agosto, inizia oggi e la lettera da esplorare il 17 agosto lunedì è la M. L’immagine di copertina parla da se medesima. Siamo in Sardegna, purtroppo solo col pensiero opere e postissioni, ma ci siamo, e andiamo a visitare il territorio del comune di  Macomer. Siamo a 500 metri sul livello del mare, nella provincia di Nuoro. Questa è la Sardegna più antica, quella del paleolitico, addirittura, proprio qui è stata infatti ritrovata nel 1949 una statuetta denominata vergine di Macomer che gli scienziati e gli archeologi hanno datato con precisione proprio alla preistoria umana, al periodo della pietra quindi realizzata la bellezza di 10 mila anni fa. La zona di Macomer è ricchissima di vestigia arcaiche dai megaliti preistorici, ai dolmen, i nuraghi, e le tombe. Insomma fra un bagno e un tuffo, o nelle rarissime giornate di brutto tempo, se passate dall’isola incantata, un passaggio fra le colline di Macomer, io lo farei. Voi non so. Ma vincete voi

macomer

Quando si dice testacoda non sempre si intende quello con la macchina anche detta automobile. Questo del film prima ancora musical e prima prima un’idea di ascolto e piacevole distensione, per non dire passione sovrana per le canzoni, di un gruppo musicale pop svedese, – gli Abba – è a mio avviso un grande testacoda senza macchine. Andando con ordine abbiamo una band svedese che suona e canta e vende dischi come se piovesse che si chiama Abba. Essa band – due tizi e due tizie, un biondo e una mora e viceversa – nel 1975 licenziano uno dei brani più celebri, ascoltati e venduti della loro copiosa produzione: Mamma Mia! Una scrittrice e fan e ban se ne innamora, è brava e sa fare bene più cose, allora, si ispira alle canzoni del suo gruppo musicale preferito e scrive una commedia musicale, e la intitola Mamma Mia! Il successo è clamoroso, planetario, galattico, e poi il resto è storia. Uniche due notizie aggiuntive sono che il dvd del musical è il più venduto in inghilterra di sempre, più di 5 milioni di copie e che il film tratto dal  musical Mamma Mia è la pellicola di genere che ha incassato di più nella storia del cinema, una cosina come 700 mln di dollari. Abbabà.

Come mai tu qui stasera? Certo che coraggio hai.
Io cercavo movimento, tu forse ti scoraggerai.
“Come stai?” ” E tu?”, ” Che fai?” ” E tu?”, ” Non sapevo dove andare.
Sono solo, e tu?”, “Dai, vieni su” “Ti prego non lasciarmi solo”

La strada per Macondo a mio modo di vedere passa anche dalla canzone di Alberto Camerini che abbiamo appena intravisto e fra breve ascolteremo. Un brano suggestivo come pochi, non a caso, e i più frantici di voi l’avranno già intravisto, a collaborare con l’arlecchino elettronico nel disco comici cosmetici da dove ho estratto Macondo, c’era il nostro Roberto Colombo. E il link ci dice e porta meglio di babbo e poi natale. Ma come tutti sanno, persino io, Macondo è il villaggio sudamericano in cui lo scrittore Gabriel Garcia Marquez ha ambientato il suo capolavoro Cent’anni di solitudine. Che poi, la città immaginaria, tanto immaginata non è, visto che il romanziere pare si sia ispirato a una vera Macondo – piccolo borgo – situato a una trentina di  chilometri da Aracataca, paese natale dello scrittore colombiano. Inutile dire che il successo del nome e la fantasia degli utenti hanno poi trasformato Macondo in decine di altre mirabili cose. Aprite google a caso e guardate: marchio di moda, associazione per l’adozione a distanza, uno show tv, un’agenzia di viaggi, un programma radiofonico, e anche un podcast su spotify. Che dire, macondiamoci a vicenda e pure a vicenza. 

Lo so, lo so, lui in realtà si chiamava Roberto Raviola, ma noi e anche voi e anche loro, lo hanno conosciuto stimato apprezzato e poi letto e anche un poco invidiato –  secondo me un pochino sì – come Magnus, di cui abbiamo qui in calce una delle sue tipiche ancorchè classiche e poi anche bellissime – si dai diciamolo per favore che i disegni di Magnus erano e sono bellissimi e anche molto sexy senza essere in alcun modo volgari – vignette, tratte da un album dedicato a uno dei personaggi “minori” attraverso cui egli lui se medesimo si è più divertito a non prendersi sul serio e anzi a prendersi in giro, fumettando. Le campiture nere e le ombre nette. Le forme sinuose dei personaggi, vieppiù femminei ma non solo e anzi, dettagliate credibili e anche caricaturali quasi comiche. E poi i particolari particolareggiati e con evidenza e precisione ai particolari quasi maniacale.  Ecco Magnus riassunto ai minimi termini in tre punti nodali e cruciali. Che ne dite? Oltretutto stakanov a lui gli faceva solletico, isso sfornava nei periodi di vacche obese, centinaia di tavole ogni mese, addirittura 600 talvolta. E  non c’erino i comp e pure uter, vi ricordiamo, così per la precisione. Tutt’aman. Inoltre siccome non c’è  Magnus senza Bunker e non c’è Raviola senza Secchi, nella storia del grande disegnatore arriva a un certo punto un editore che è anche uno sceneggiatore e scrittore di testi e dialoghi finissimo e divertente e allora scoppia la coppia e arrivano: Kriminal, Satanik, Maxmagnus e poi Alan Ford e il gruppo Tnt, e tutto il resto, scolpito nella pietra della storia del fumetto. Ne riparleremo. 

max magnus

L’ultima emme di questo primo post della terza settimana delle nostre ferie alfabetiche pescatoriali è dedicata a questa parolina, ditta, enterprise, multinazionale and so on.  Monsanto. Lo faccio a scanso di equivoci perché dal 2018 essa azienda è stata acquistata da un’altra dittuccia, la Bayer, sapete no quelli dell’aspirina, e il marchio Monsanto sputtff è scomparso, ma non le cose che facevano – a-in-un-nel-di- quelli di   Monsanto Company. Blip. Non dirò molto altro. La cifretta pagata dai farmaceutici è stata 63 miliardi di dollari. E pensare che prima del glifosato e degli altri ammennicoli prodotti tipo gli ogm transgenici e via discorrendo, i Monsanti avevano fatto un grande affarone con la Coca Cola, proprio lei, a cui – in quanto industria chimica – fornivano, prima la saccarina a tonnellate – si sa Coca Cola, mica Fanta – e poi vanillina e anche caffeina. Poi non dite che la formula della Coca Cola è un mistero. Intanto sappiamo ben tre ingredienti; saccarina, vanillina e caffeina. Se poi foste ancora curiosi, sulla bibita dico, proprio qualche settimana fa a Firenze hanno scoperto una formula, per non dire una ricetta, antica e monaca – nel senso redatta dai monaci antichi – che potrebbe essere alla base della famosa per non dire celebre, bevanda. Per non dimenticarci della Monsanto e dei suoi fatti e misfatti, vi clippo una clip estratta da un buon film sulle vicissitudi aziendali della multinazionale cancellata ma non fermata. 


Scopri di più da Franti Magazine

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.