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Il Pescatore

Primi mici detti anche gatti

Gatti e vicoli e miracoli e verona e la scuola e il cabaret e poi erano tanti, addirittura un esercito e poi sono diventati meno, e poi c’era una signora o signorina e poi no e anche un artista di quelli veri

All’inizio pensavo ad una cosa, ma come ben sappiamo, chi non cambia idea è un mentecatto. Ora nessuno vuole nascondersi dietro a un dito. Ma questo non ci distoglie dal pensare e si sa, a pensar male ci vuole un attimo. Lo stesso, attimo,  che si impiega anche a pensar bene, per la verità. Eppure, vada come vada, è sempre il male e le male lingue male, – bisvalide – che prevalgono. Nel mentre che mi facevo prendere da tutte queste riflessioni ho anche trovato il tempo per scrivere il post che, forse, anche voi, se siete pazienti, potrete leggere. L’inizio fa pressappoco così: 

Tra le sbarre di cancelli senza età
Sento che verrà il vento su dal mare
Porterà con sé mille odori che
Certo parleran solo di libertà
Petalo di un fior
Che ormai non vive più
Nell’aria te ne andrai
Speranza, perché non mi vuoi lasciar?

Ora, i più scaltri e avveduti di voi, si saranno subito resi conto che molti di loro che sono nel video hanno familiarità con i vostri occhi e pure le vostre orecchie. Non sarei così certo per il tatto e l’olfatto, ed escluderei senza tema di smentita il gusto. Gatti sono gatti e lo erino puro in codesto video e pure clip, anche se in quegli anni di clip c’era davvero poco. Ma proseguiamo con ordine, sebbene sparso. Nel video vediamo anche una donna e questo, aldilà dell’inutile ricorso alla vetusta e anco vetera, per non dire obsoleta, questione delle quote, per giunta rosa, non determina un bel niente. Anzi. Ella signorina ha un nome un cognome, un appellativo, un soprannome anzi addirittura due, e come avete avuto modo di constatare voi medesimi di persona personalmente, canta pure e parecchio e molto, ma molto bene. 

Bastasse un fremito, un’ala di vento, qualcosa per credersi nuovi
O il fumo dai tetti che scende alla terra per fingersi tristi
Uomini allora saremmo, finiti
Uomini che un amore può far trasalire e un ricordo distruggere
Quando però dal fondo dell’uomo sale un’ombra silenziosa
E a poco a poco la si sente respirare con noi e dividere i battiti del cuore
Allora si chiudono gli occhi e la speranza si allontana discreta
Per lasciarci soffrire in pace
Petalo di un fior
Che ormai non vive più
Nell’aria te ne andrai
Speranza, perché non mi vuoi lasciar?

lultimo fiore

 La canzone finisce qui. Il video l’avete visto. I gatti rimangono gatti. ma quivi, cioè nel video e nella canzone, erano i seguenti: la signorina dell’epoca l’abbiamo già detta mancano solo il nome e tutti gli altri appellativi: Elisabeth Dallimore Mallaby detta Spray Mallaby, o anche, Spray Mallory; poi a seguire c’è il bell’uomo con cui ella intrattiene una storia d’amore anche nel video in modo evidente, – pare che fosse anche nella vita, all’epoca del video medesimo e della canzone – che risponde al nome di Gianandrea Gazzola – anche autore della canzone in oggetto – al secolo Giovanni Gazzola, e che del gruppo cantautoral teatral cabarettistic all’epoca era il leader. Completano lo schieramento per non dire la formazione – del e nel video – Nini Salerno con barba d’ordinanza, Umberto Smaila con cicca d’ordinanza, e Jerry Calà – all’epoca, e non solo all’epoca, anche Calogero Alessandro Augusto Calà – con chitarra decisamente fuori dal comune e anche da molte altre località vicine e lontane. Ma non finisce qui perchè essi seguitano a cantare anche in un secondo singolo e con la stessa formazione

“Siamo solo sette le marionette Quello che rimane della fantasia Un burattino cosa fa Tutto da solo in mezzo a questa città? Nel tuo teatrino chi lo sa Se c’è qualcuno che ti cercherà Nel tuo teatrino chi lo sa Se c’è qualcuno che ti cercherà 
Mi sento triste, tanto giù Perché i bambini non mi guardano più Per questo son seduto qui Senza saper che ne sarà di me Per questo son seduto qui Senza saper che ne sarà di me 
Mio caro Michelino, sai Son ben diversi gli spettacoli ormai Per i pupazzi come te Più non rimane che morire perché… Per i pupazzi come te Più non rimane che morire perché… 
Sono solo sette le marionette Quello che rimane della fantasia Sono solo sette le marionette Quello che rimane della fantasia”

Per completezza dell’informazione vi dirò che il lato b del primo singolo – quello in apertura di post – si completava con una cover di un brano della tradizione ebraica rivisto e reinterpretato gatto, grazie alla collaborazione di Sandro Tuminelli, – un grande di cui probabilmente riparleremo – mentre, il lato b del secondo singolo  – ancora molto soft e dolce come avete avuto modo di vedere e sentire anche qui e ora – svisa sul caba e pure ret, introducendo – eccoci – la nota demenzialcomical-machebel, che poi caratterizzerà per sempre lo stile dei gatti – io non vi ho detto niente però, mi raccomando. Tutto questo, succedeva, fra il 1971 e il 1974, – minuto più, mese meno – il resto sarà più famoso, noto, chiacchierato e vanitoso anche un pò. E magari ne riparleremo. Intanto grazie e a presto.
ps. la chanson per non dire il brano, per non dire il 45gg lato b si intitolava: “Storia di un lavoratore che rimane vittima delle disgrazie più cattive”.
Bye

Chiudi gli occhi perché
Soltanto ieri ho perduto la destra
Con la sinistra però avrò lo stesso un salario sicuro
Me l’ha promesso stasera l’Arturo
Entro gennaio mi trova un lavoro a Cantù
Eccomi, sono già qui ed una gamba mi hanno amputato
Mentre correvo da te sono finito in un campo minato
Ma non pensarci, ho ancora del fiato
Per annunciarti che ieri si è spento papà
Eran le quattro del due novembre
In chiesa tutti cantavano a festa
Lui non s’accorse, nel gran trambusto
Che la sua sposa perdeva la vista
Fu fortunata, la poveretta
Perché non vide come il marito
Senza volerlo, finì sotto un tram


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