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Il Pescatore

Pozza

Nostalgia delle web cam in diretta dai luoghi del mondo, anche i più inospitali? Sul Franti troverete anche queste, questi, loro. Se poi siete poeti o poetici potrete sempre perdervi in uno specchio d’acqua, detto anche, pozza.

L’inizio ci vede ospiti della Val di Fassa. In particolare siamo a, provate a indovinare? Come dite? Pozza, vabbè era facile. Continuiamo la settimana delle declinazioni, sul significato della quale oramai dovreste esservi fatti una mezza idea. Pozza che in ladino perde una zeta, ma non ditelo a nessuno, è una ridente località delle dolomiti, provincia di Trento, detto TN, a 1.300 e passa, o possa, metri di altitudine. La foto è stata tratta in diretta, il giorno dell’estensione di detto post, da una delle numerose webcam che raccontano con le immagini in diretta l’area dolomitica del comprensorio della Val di Fassa in cui sorge la nostra prima protagonista del post, che gli intimi chiamano Pozza. Le webcam in diretta che nostalgia – perdonate la rimembranza romantica  – ma sembra di parlare della preistoria e invece solo dieci minuti fa erano la novità del secolo, o almeno una delle, dentro la rivoluzione digitale. 

Ma non distraiamoci, del resto in montagna, con la neve, non è che sia così facile rimanere concentrati; –  fascolà e rederbracco – e riprendiamo il racconto. Dunque Pozza non si chiama così a caso ma è proprio per via di una bella pozza che si chiama pozza, nel senso che in antichità eravisi, o stavici, o liperlì, ci si trovava un lago, nemmeno dei più piccoli. E questo significato ci porta al nuovo tranche per non dire manche – del resto ci sono le olimpiadi invernali mò, perciò – del post verso l’arrost per giungere alfin al cost e alla fatidica domanda: ricevuta o fattura? Dunque da una pozza sola ridente e maiuscola località ci troviamo a tante e non meglio specificate minuscole buche in terra ripiene di acqua in cui specchiarsi, da cui il celeberrimo: la luna nel pozzo che maschilismo a parte avrebbe tranquillamente potuto coniugarsi pare al femminile della pozza. Agevolo immagine di corredo. 

Da pozza rispecchiante a pozzanghera ributtante e fangosa non ci passa poi molto e all’uopo sorge spontanea la richiesta citofonica con scampanellata d’ordinanza alla Tre- e almeno un pò -di cani dell’enciclopedia, che speriamo non se la prenda, soprattutto con la zia, per la nostra piaggeria nel tritare la badia mentre andiamo a far la spia. 

pozzànghera s. f. [der. di pozza, con suffisso non chiaro; cfr. lat. mediev. tardo puzacara]. – Pozza d’acqua sporca o fangosa, d’origine piovana: i bambini si divertono a sguazzare nelle p.; s’affondava nelle p. fino alla caviglia; la strada era ridotta a una p.;

E se pure loro dei Treccani non sanno spiegarci meglio l’origine e ipotizzano la non chiarezza per non dire chiarità del suffisso, direi a me, ma anche a voi, di alzare le mani. Anche se questa non è una rapina ma un post – ozioso e piccicoso – su internet o il web, o se proprio siete pignoli sul FrantiMagazinediControCultura. Ma solo per i più pedantic o meticoluos, che sembrano due supercazzole e invece sono alcune delle traduzioni anglicane del comune pignolo. 

Ora lo so che potrebbe sembrare specioso, non vorremmo, ma meglio mettere le mani avanti – facciamo anche quattro o cinque flessioni? – però viene in mente un film, che non si intitola pozza e potrebbe portarci leggermente fuori pista ma, virgola, trattasi di tale ottentotto e pure ottentanove di film, che ci permettiamo – chiedendo venia subitaneamente  a lor signori/e/um ora e sempre e a venire, – di suggerirvi a proposito di pozze e bluginii o intravidendi, e pure intravisioni in dello specchio specchiantesi: la pellicola Riflessi in un occhio d’oro

Trattasi di romanzo e poi pellicola nodale, per non dire modale, del southern goticgotico sudista – genere letterario assai yankee per non dire statu e nitense proprio. Roba forte ambientata nell’america rurale – ostile e chiusa che più chiusa non si può, e neranera  che più nera non si può anche di humor conseguente. Melanzane fritte 1 –  Trump 0. Signori e signore. Il romanzo scritto nei ‘40 da Carson McCullers diventato poi film, aggiungerei one, per avere un totale di: filmone, negli anni ‘67 del 1900; racconta fatti, persone e luoghi, al limite e anche oltre, sfruttando un filone che non sempre e non spesso, era stato aggeggiato dai colti o gli incolti ‘mericani: la momosessualitò, anche omo, ma pure donna e non solo. Nel cast del filmone troviamo i più equivoci e pure famosi attori dell’epoca, in particolare Brando di nome Marlon – che già di per sè era parecchio equivoco come nome – e la violacea d’occhio, unica nel suo genere, Liz Taylor, in arte Elizabeth. 

Sul film, diretto da John Houston, non mozzarelle di bufala, ci sarebbero da dire tante e tante e ancora. Mi limiterò a sciorinarvi tre o cinque cosette, mentre si cuoce il riso – antico adagio mantovano, che di riso se ne intendono, i mantovani – tipo che Brando non era la prima scelta ma Monty Cliff grande amico di Liz selezionato in prima istanza, purtroppo mai  giunto sul set. Che il set fu realizzato tanto e tanto a cinecittà e Roma dintorni, in generale, ciononostante che fosse ambientato nel profondo e nel sud degli States. Eravamo in piena dolce vita e non c’erano vie condotti o Ville Borghesi a Washington dc, e poi costava poco. E che dire poi dell’estetica per non dire estetistica che porta il grande Francis Ford che di cognome fa Coppola a usare le foto di scena dell’ufficiale Marlon e poi Brando di questo film per compilare il finto-ma vero-filmicamente parlando, dossier del Maggiore Kurtz-Brando, di Apocalypse Now. Che dire? Quell’andare e venire quel guardarmi così: Mimì. Mi rinfrescherei qui per non dire fermerei, sembrerebbe banale, ma questo serve e questo è ciò che farò. Non prima e non senza avervi anche detto che pozza fa bella mostra di sè nel dialetto: 

pozza passa nu uaio che scritto così fa ridere i polli in batteria e anche quelli randagi e ruspanti, per fortuna ci viene incontro il grande Pino e ci spiega che:

Puozze passà’ nu guaio
P’o mmale ca me faje
Pecchè me faje fesso
E nun pozzo campà’
Puozze passà’ nu gaio
Perché mi hai distrutto
Oggi compro quasi tutto
Ma nunn’o voglio fa’

Per non dire, ma ve lo dico, che pozza in pubblicità trova attinenze e pertinenze con il dialetto e lo spot dell’amarena fabbri, quello vecchio vecchio assai del Carosello lontano e bellissimo. Segue spot o meglio dire commercial per non parlare proprio di “siparietto pubblicitario”. (se non si capisse bene vi anticipo la celeberrima frase con simil-pozza: “Capitano lo pozziamo totturare? Ma porta pazienza!”


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