Un moto che nasce dall’interno e dall’ intorno. Talora parte irrefrenabile, una benefica esigenza della quale non si può fare a meno.
Per me nacque come un modo per comunicare con gli altri lontani in km, ma vicini nei cuori.
Con me stessa: interi diari a fissare idee, interrogativi, speranze, racconti, fiabe. Anche appunti. Fogli bianchi di diverse dimensioni legati a stilografiche, biro e matite, anche colorate. Non ne ho mai potuto fare a meno, hanno sempre rappresentato il modo più intimo ed efficace per confrontarmi col mio io, per chetarlo o incoraggiarlo, per amarlo.
Di mia figlia conservo racconti, lettere di auguri, cacce al tesoro di biglietti minuti sparsi in tutta la casa, per dirmi: “ecco sono qui”. Fu una sua idea di qualche tempo fa, l’ultimo, chissà se lo sia veramente, lo trovai dopo un annetto. Possiede una bella fantasia ed una calligrafia scorrevole, è una delle poche persone che riesce a leggermi. Come dice: “ci conosciamo da sempre”.
In un mobile la lettera di un nonno dagli USA per la nonna: dolcezza, che terminava con un brindiamo insieme con un buon bicchiere di vino. Quei bicchieri li ho con me, non ci sono più tutti, ma quanti bastano per imbandire una piccola tavola, che è proprio di quei nonni, restaurata.
La mia calligrafia a scuola venne domata fino a diventare leggibile nei vari tipi di compiti. Ma nei miei diari, nei quaderni ad anelli per gli appunti la velocità doveva avere la meglio. L’importante era che la comprendessi io insieme ad una ristretta cerchia di persone, delle quali capisco le linee che scorrono in modi che è bello vedere personali. Scrissi tutte le bozze della mia tesi a mano ed il mio relatore correggeva con una calligrafia minuta, che ben ricordo, con tanto affetto.
Tengo ogni manoscritto significativo di coloro che sono entrati e stanno nella mia vita.
Sono una parte del loro essere e nei contenuti e nella scrittura. Non mi importa il numero di parole, neppure la grammatica, mi fanno sentire la vicinanza, quando c’è esiste su carta, persino tra computer e perché no tra cellulari e tablet.
Scrivere perché scripta manent? Di più: si scrive di getto, si cesella dopo, c’è chi lo sa fare molto bene, con cura, la lettura alle spalle di molti libri la si vede sempre. E’ un modo di comunicare romantico, schietto, sincero, creativo, arguto, meticoloso, crudo e persino fiabesco. Ci sono i libri che valgono, che ti restano appesi all’anima sempre, compaiono all’improvviso e ti suggeriscono … da pensieri ad azioni. Testi capaci di aiutare con pensieri senza influenzare, così come chi ti insegna a ragionare, a prendere atto di fatti, lasciandoti il tempo di rielaborarli.
Per la verità scrivo anche con fotografie, continuo a scattarne col cellulare. Le riordino, ormai i ritocchi sono pochi. Mi fermo e scelgo le inquadrature, le luci e gli sfondi fin da subito. Nessuna fretta, solo quando rincorro insetti, animali che si possono ammirare. Sono un modo per trasmettere, quando accade, emozioni e sensazioni.
Non in ultimo parlo con la natura dagli uccelli alle piante. Ogni essere vivente intorno a me lo curo. Ho in dono fiori e verde, cinguettii e documentari dal vero che non filmo per godermi gli attimi. La Natura è un veicolo di comunicazioni.
Accanto a me Palmo, un cane incrocio di non si sa quante razze, bellissimo, comprende e corre felice nel prato lasciato a fiori in parte spontanei. Non scrive, ma i suoi occhi sono profondi.

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