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Paul Weller: il Suo “Find El Dorado” è un Tesoro da Scoprire

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Hai mai sentito parlare del “Modfather” della musica britannica? Se la risposta è no, stai per scoprire una leggenda. Se invece lo conosci, preparati a esplorare un capitolo nuovo e profondamente personale della sua carriera. Parliamo di Paul Weller, un’icona capace di attraversare oltre quarant’anni di musica senza mai perdere la sua voce unica.

Questo approfondimento ti guiderà alla scoperta di chi è Paul Weller e perché il suo acclamato album di cover, Find El Dorado, è molto più di una semplice raccolta di canzoni altrui: è una mappa per entrare nella sua anima musicale.

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1. Chi è Paul Weller? Breve Ritratto del “Modfather”

Paul Weller è un’autentica istituzione della musica britannica. Con una carriera che attraversa quattro decenni, ha lasciato un segno indelebile prima come leader dei leggendari Jam, poi con la svolta soul e sofisticata degli Style Council, e infine con una prolifica e acclamata carriera solista che conta diciotto album in studio.

Il suo soprannome, “Modfather”, deriva dal suo ruolo di figura centrale nel movimento “mod revival” degli anni ’70 e dalla sua enorme influenza su intere generazioni di musicisti, inclusi giganti del Britpop come Oasis e Blur, che lo hanno sempre citato come un maestro. La sua eredità risiede nella capacità di rinnovarsi costantemente, rimanendo sempre fedele a se stesso.

Ecco tre aspetti chiave che definiscono la sua eredità musicale:

  • Pioniere del Mod Revival Con i Jam, ha fuso l’energia del punk con l’eleganza stilistica e melodica della cultura Mod, diventando il portavoce di una generazione.
  • Esploratore di Suoni Con gli Style Council ha abbandonato le certezze del rock per avventurarsi in territori più raffinati come il soul, il jazz e il pop, dimostrando un’incredibile versatilità.
  • Icona Solista La sua carriera solista è la prova di una longevità artistica eccezionale, caratterizzata da una creatività che non segue le mode ma le anticipa, mantenendolo sempre rilevante e rispettato.

È proprio questa lunga e curiosa carriera, costruita sull’amore per la musica in tutte le sue forme, che ci porta a un progetto così intimo e speciale come Find El Dorado.

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2. “Find El Dorado”: Molto Più di un Semplice Album di Cover

Find El Dorado è un album composto da 15 cover, ma definirlo così è riduttivo. Non è un’operazione nostalgica fine a sé stessa, ma un tuffo dolce e riflessivo dentro la sua identità musicale. È un esercizio che ragiona sul repertorio altrui con rigore da artigiano e guizzi da iconoclasta. È un approccio che lo stesso Weller chiarisce, spiegando che “Sono canzoni che porto con me da anni, mi sembrava il momento giusto per condividerle”.

L’atmosfera dell’album è prevalentemente acustica, intima e delicata, con atmosfere che richiamano lo spirito del sottovalutato True Meanings del 2018. Weller non cerca di stravolgere i brani originali; al contrario, li reinterpreta con rispetto e cura, facendo emergere la melodia e la memoria emotiva che custodiscono. Le sonorità sono arricchite da preziosi arrangiamenti orchestrali e tocchi non scontati, pensati per servire la canzone senza mai sovrastarla.

La vera magia dell’album, però, risiede nella selezione unica dei brani e nelle collaborazioni di pregio che impreziosiscono il viaggio.


5 Verità Scomode su “Find El Dorado”, il Nuovo Album di Paul Weller

Gli album di cover sono spesso un terreno minato. Nella migliore delle ipotesi, sono un affettuoso omaggio; nella peggiore, un’operazione commerciale mascherata da nostalgia. Quando un artista del calibro di Paul Weller, il “Modfather” per eccellenza, annuncia un disco di reinterpretazioni a più di vent’anni dal precedente “Studio 150” del 2004, è lecito alzare un sopracciglio con un misto di curiosità e scetticismo.

Con “Find El Dorado”, tuttavia, Weller non si limita a suonare le canzoni degli altri. Ribalta completamente il tavolo, trasformando un concetto potenzialmente sterile in una delle sue opere più personali e toccanti. Questo non è un semplice album di cover; è un invito a entrare nel suo mondo, a sfogliare il suo atlante musicale più intimo.

Ma cosa rende questo disco così diverso e coraggioso? Dietro la facciata di un’operazione apparentemente semplice, si nascondono alcune verità che potrebbero spiazzare i fan e che definiscono “Find El Dorado” come un lavoro maturo, necessario e, a suo modo, radicale.

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Non è un album di cover, è una mappa personale.

La prima verità è che definire “Find El Dorado” un semplice “album di cover” è profondamente riduttivo. Le fonti lo descrivono più accuratamente come un’opera profondamente personale, una vera e propria “mappa del suo DNA emotivo e musicale” e un “tuffo dolce e riflessivo dentro la sua identità musicale”. Non siamo di fronte a un’operazione nostalgica fine a sé stessa, ma a un generoso atto di condivisione: Weller apre il suo scrigno dei tesori per mostrare le canzoni che lo hanno formato.

È un gesto che lo stesso artista ha voluto sottolineare con disarmante semplicità, ma che racchiude il senso dell’intero progetto:

“Sono canzoni che porto con me da anni, mi sembrava il momento giusto per condividerle”.

In un’industria musicale che premia l’autocelebrazione, scegliere di celebrare le radici altrui che sono diventate proprie è un atto di coraggio e di profonda onestà intellettuale, molto più interessante di una qualsiasi raccolta di successi.

Non ha scelto le hit, ha scelto la sua storia.

La tracklist di 15 brani è la prova più evidente dell’approccio unico di Weller. Invece di puntare su scelte sicure e riconoscibili, ha indossato i panni dell'”archeologo del vinile”, del “collezionista curioso” più interessato alla sostanza emotiva di un pezzo che alla fama del suo autore originale. La selezione è un eclettico viaggio tra “deep cuts”, “reliquie pop dimenticate” e “gemme soul off the radar”.

Questo approccio si manifesta in una scaletta sorprendente che spazia dal cosmic country dei Flying Burrito Brothers (“White Line Fever”) alla melodia barocca dei White Plains (“When You Are A King”), passando per scelte imprevedibili come "I Started a Joke" dei Bee Gees o la furia gospel-rock di "Lawdy Rolla" dei francesi The Guerrillas. È un’esplorazione che privilegia la scoperta e la riscoperta.

Questa selezione trasforma il disco in un racconto autobiografico per interposta musica, offrendo una visione del gusto di Weller più diretta e trasparente di qualsiasi manifesto artistico.

Il “Modfather” mostra il suo lato più intimo e vulnerabile.

La terza verità è forse la più scomoda per chi ha costruito il proprio mito sul Weller delle chitarre affilate dei Jam: il Modfather qui depone le armi. “Find El Dorado” è un album prevalentemente “acustico”, “riflessivo”, “intimo” e “delicato”, le cui atmosfere richiamano lo spirito del sottovalutato “True Meanings” del 2018. Il mood generale è un elegante equilibrio tra folk inglese e irlandese, con raffinate digressioni nel blues e nel soul.

Vedere un’icona abituata a dettare legge con proclami generazionali scegliere di abbassare il volume per scavare dentro le melodie che lo hanno formato è un atto di notevole vulnerabilità. Non è una debolezza, ma una scelta radicale che mette in discussione l’idea stessa di icona rock, dimostrando che la vera forza non risiede sempre nel rumore, ma nella capacità di mettersi a nudo.

Le grandi star sono al servizio delle canzoni, non di se stesse.

L’album è impreziosito da collaborazioni prestigiose, ma anche qui Weller sovverte le regole. Nomi come Robert PlantNoel GallagherDeclan O’RourkeSeckou KeitaHannah Peel e Amelia Coburn non sono qui per ragioni di marketing. Al contrario, i loro contributi sono descritti come “non invadenti”, pensati per “arricchire senza sovrastare”.

Ogni ospite serve la canzone, non il proprio ego. Un esempio perfetto è il contributo di Noel Gallagher alla chitarra nella delicata traccia “El Dorado”, cover dell’artista irlandese Eamon Friel. Allo stesso modo, il duetto tra Robert Plant e Weller nell’intenso folk-blues “Clive’s Song”, un brano originariamente di Hamish Imlach, è un dialogo tra maestri misurato e funzionale, che aggiunge profondità senza mai distogliere l’attenzione dal cuore del pezzo.

A 67 anni, Weller non guarda indietro, ma condivide le sue radici.

Ecco la verità più scomoda per un’industria ossessionata dalla giovinezza: a 67 anni, Paul Weller non sta facendo un disco “per vecchi”, ma un’opera che sfida l’obsolescenza programmata del pop. Dimostra una vitalità creativa e una curiosità che molti colleghi più giovani possono solo invidiare. Questo non è il lavoro di un musicista che si adagia sul passato, ma un esercizio di riscoperta che proietta le sue radici nel presente.

La metafora più calzante è quella di “un uomo che ha camminato molto e che ora mette in ordine le sue mappe interiori, condividendole con grazia”. Come suggerito dal pensiero di Georges Perec, Weller non celebra l’eccezionale, ma custodisce il “dettaglio trascurato”. “Find El Dorado” è un “archivio del non ascoltato”, la testimonianza di come un artista possa continuare a essere rilevante trasformando il proprio passato in materia viva e pulsante.

In definitiva, “Find El Dorado” è molto più della somma delle sue parti. Non è una semplice raccolta di canzoni altrui, ma un generoso e coraggioso atto di condivisione da parte di uno dei più grandi artisti britannici. Weller non ci offre solo grande musica, ma ci consegna le chiavi del suo mondo, la colonna sonora della sua formazione. In un’epoca di playlist algoritmiche e ascolti distratti, cosa significa per un artista condividere la propria mappa musicale personale e invitarci a esplorarla con lui?

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3. Un Viaggio nel DNA Musicale di Weller: Brani e Collaborazioni

La tracklist di Find El Dorado è la mappa del tesoro. Weller si muove come un archeologo del vinile, più interessato alla sostanza emotiva del brano che al blasone di chi l’ha scritto. Mescolando gemme dimenticate (“deep cuts”) a brani più noti degli anni ’60 e ’70, rende il progetto molto più interessante di una semplice raccolta di successi altrui.

Ecco alcuni esempi significativi che mostrano l’eclettismo del disco:

  • Handouts in the Rain (Richie Havens): L’intensa apertura del disco, in duetto con il cantautore irlandese Declan O’Rourke.
  • Clive’s Song (Hamish Imlach): Un folk-blues profondo, impreziosito dalla voce leggendaria di Robert Plant.
  • White Line Fever (Flying Burrito Brothers): Una deviazione nel cosmic country che testimonia l’ampiezza dei suoi gusti.
  • Lawdy Rolla (The Guerrillas): L’esempio perfetto di una gemma oscura trasformata in un inno gospel-rock incandescente.
  • When You Are A King (White Plains): Una perla di pop barocco ripescata con disarmante tenerezza.

Le collaborazioni sono un altro punto di forza. Ospiti come Noel Gallagher, che interviene con la chitarra nella title track, Robert PlantSeckou Keita e Hannah Peel, che cura diversi preziosi arrangiamenti orchestrali, non sono mosse di marketing, ma contributi artistici autentici. Ogni musicista aggiunge la propria sensibilità senza mai snaturare l’atmosfera intima del disco.

Questa curatela da artigiano, che unisce rigore e guizzi da iconoclasta, è la chiave per comprendere perché Find El Dorado sia un’opera così speciale e acclamata.

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4. Perché “Find El Dorado” è un Disco Speciale?

Find El Dorado è stato accolto con grande favore, ottenendo un voto medio di 8/10 dalla critica, che ne ha lodato l’uniformità stilistica e la capacità di Weller di conferire ai brani una linea artistica personale. Per molti, è un lavoro “molto scorrevole e riuscito, quasi più delle ultime prove autografe”. Ma cosa lo rende così speciale?

  1. La Selezione Personale Ascoltare l’album è come esplorare la discoteca privata di Paul Weller. Invece di puntare su hit sicure, ci guida alla scoperta di tesori nascosti, condividendo le canzoni che hanno plasmato la sua sensibilità. È un regalo per chi ama la musica e la curiosità.
  2. Le Collaborazioni Autentiche Gli ospiti non sono semplici nomi altisonanti, ma veri partner artistici. I duetti, come quello con Robert Plant, sono momenti di pura alchimia musicale che aggiungono profondità ed emozione senza mai rubare la scena.
  3. Il Coraggio della Vulnerabilità A 67 anni compiuti, un’icona rock come Weller sceglie di non alzare il volume, ma di abbassare le difese. Invece di adagiarsi sulla sua leggenda, scava dentro le melodie che lo hanno formato, mostrandosi in una veste più intima e riflessiva.

Certo, un album così contenuto potrebbe risultare “troppo riflessivo” per chi ama il Weller più aggressivo e rock. Tuttavia, questa non è una debolezza, ma la testimonianza della maturità di un artista che non ha più bisogno di urlare per farsi sentire. È una precisa scelta stilistica che definisce il carattere unico del progetto: un’opera pensata per un ascolto attento e profondo.

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La Porta d’Ingresso al Mondo di Paul Weller

Find El Dorado è un lavoro toccante e maturo, che dimostra come Paul Weller continui a essere una figura rilevante, capace di emozionare con la profondità della sua voce. L’album è un’operazione artistica che, riprendendo le parole del filosofo Georges Perec, costruisce un “archivio del ‘non ascoltato'”: un modo per custodire il dettaglio trascurato che resiste alla dimenticanza.

Per chi lo conosce, è un regalo che svela nuove sfumature. Per chi non ha mai esplorato il suo mondo, questo album rappresenta una perfetta porta d’ingresso verso le sue radici e la sua anima.

È il disco di un artista che condivide le sue mappe interiori con grazia: un regalo perfetto per chi ama la musica suonata con il cuore.

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Ennio Martignago