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Il Pescatore

Parole parole

Cara cosa mi succede stasera
ti guardo ed è come la prima volta

Per la strenna settimanale in attesa del natale – la rima è voluta – ecco a voi le neo parole che fanno neomelodico – suonano –  e anche aiutano il corretto funzionamento del nostro corpo: le parole della crusca. 

Avviso ai naviganti

Se la redazione dedica una scheda di approfondimento a una parola non significa che ne sta promuovendo l’uso. Le schede sono pensate come strumenti di comprensione e approfondimento di una lingua, la nostra, che è in continua evoluzione. Le parole che fanno parte dell’italiano, come di qualsiasi lingua naturale, non possono essere decise o scelte, ma sono quelle che spontaneamente si attestano negli usi dei parlanti, sulla base delle normali dinamiche di funzionamento delle lingue.

(Crusca dixit come disclaimer direttamente sul proprio sito) detto anche avvertenze per l’uso, o meglio : a buon intenditor poche parole – battuta – o ancora, se non sarà seren si rasserenerà. Io, ovviamente preferisco quest’ultimo. L’idea – mia – è di ragionare del nulla contenuto dentro altrettanto nulla fatto parola e poi sdoganato dell’intellighenzia parata a festa rappresentata, giustamente, dall’istituzione sovrana delle parole e della lingua – come potrebbe sostenere il poeta – dell’italico idioma. 

Il criterio di scelta. Come scegliere le cinque words  o multipli di esse che andremo ad affrontare di post in post durante la settimana? Boh, è la risposta secca che mi sorge spontanea. Poi vedendo sul sito della Crusca che le parole “nuove” – molte assai –   sono in ordine alfabetico, decido seduta stante di partire dal fondo, magari proprio dall’ultima, quindi la prima in ordine di apparizione, e saltando di palla in frasca, qui è là, bibì e bibò con o senza il capitan Coccoriccò – piatto ricco o riccò, mi ci ficco o ficcò  – scorrere, saltabeccare, verso l’alto attingendo e non reagendo, fino al fin della bisogna. 

Dopo aver chiarito i criteri scientifici che ci porteranno alla scelta dei termini da prendere in esame, direi di iniziare con il primo. Che poi se siete stati attenti, è l’ultimo, ora e per sempre, inserito dai redattori della Crusca – nella lista delle parole nuove presente sul loro sito. 

And the winner is: WHATSAPPARE 

L’origine dell’origine ha certamente origine dall’origine del chattodromo verde – invenzione comunicativa del 2009 –  a nome e cognome di Brian Acton e Jan Korum, ex dipendenti di Yahoo! I due volevano creare una applicazione di messaggistica che utilizzasse la rete per scambiarsi i messaggi evitando i costi degli sms. Il nome, come tutti sanno, è un gioco di parole fra la traduzione inglese dell’espressione “che succede?” – ricorderete tutti, nevvero, i cartoni  animati del coniglio 

Bugs Bunny e la sua caratteristica e ripetitiva frase culto: che succede, amico? usata perlopiù a sproposito e fuori contesto – e del suffisso app, che sta, come ben sappiamo – eh se lo sappiamo  – per la contrazione del termine applicazione – termine davvero terribile –  tanto diffuso nel linguaggio odierno. Facebook ha poi comprato whatsapp per 19 miliardi di dollari.   Per l’esattezza 19 miliardi 300 milioni 835 mila 227 dollari e 50 centesimi. (inutile dire che se vi giocherete questi numeri all’otto o anche al nove ci dovrete riconoscere una percentuale del 10 per cento su qualunque vincita riportiate, grazie dell’attenzione, e buona fortuna). 

Whatsappare – da non confondersi con il cugino Whatzappare, usato soprattutto in contesti rurali – nasce come espressione gergale più o meno due anni dopo, 2011, e riflette una tendenza linguistica a trasformare i nomi dei servizi digitali  in verbi gergali. Si tratta di forme sintetiche usate in alternativa a espressioni complesse come appunto “mandare un messaggio su WhatsApp”; “contattare su WhatsApp”. 

La prima apparizione ufficiale del neo-verbo fu appunto nel 2011 sul dizionario inglese di neologismi online che si chiama Urban Dictionary. Un sito compilato dagli stessi utenti, stile wikipedia, ma diverso, che riporta essa, questa, lei, dicitura, precisa, identica: 

Sending a message through whatsapp. Can be used to refer a message that was sent earlier through whatsapp.I whatsapped you yesterday. Did you check that?

Nella lingua italiana, altri derivati di tale neo-verbo-in-are,  gergalmente diffuso,  sono entrati nell’uso comune, ad esempio, whatsappino – un whatsappino. il whatsappino della buonanotte, whatsappinami appena arrivi – visibili, avvistati e uditi, su giornali, radio e tv. Altri ancora sono whatsappamento e whatsappata

Sul sito dell’Accademia della Crusca si dice che ancora i dizionari italiani non hanno inserito stabilmente il termine fra i propri, ma, l’ultima ricerca – me medesimo effettuata – ha dato un esito diverso. Leggermente, diverso. All’alba di ieri, appare, online, l’enciclopedica definizione del dizionario enciclopedico a sua volta, Treccani. 

(Whatsappare) v. intr. e tr. (fam.) Scambiare messaggi e allegati (immagini, video, audio multimediali) con i propri contatti tramite l’applicazione informatica di messaggistica istantanea multipiattaforma WhatsApp Messenger.  Ogni evento, pensiero, stato emotivo, esperienza, luogo visitato viene postato, condiviso, commentato, apprezzato o ignorato, whatsappato, twittato e l’istantaneità degli scambi comunicativi, unitamente al desiderio di onniscienza, inducono ad una iper connessione alla rete con un conseguente incremento di isolamento dal reale intorno sociale. etc.etc.

Vuolsi colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare. 

Si noterà leggendo tale definizione – non Dante, La Treccani ndr. – che nella relativa risposta sono state aggiunte alcune riflessioni ulteriori che implementano e differenziano il significato del termine.  Si tratta di riflessioni sul comportamento  tenuto dagli utenti nell’atto di realizzare l’azione che sottende il significato del nuovo termine. In particolare su come tali comportamenti abbiano  riflessi sociali complessi nella vita delle persone. 

La neo-parola, anzi il neo-verbo,  ha già generato – di nome e di fatto – anche una neo-patologia, ancora in studio e approfondimento,  ma combattuta al momento,  con applicazioni diffuse di arnica da cavalli, che si chiama: whatsappite (attenzione l’arnica è un nostro consiglio e non, ripeto, non una reale prescrizione medica, sappiatelo).  Si tratta di una  tipica manifestazione di dolori bilaterali al polso dovuti ad un’infiammazione delle articolazioni, nervi e muscoli locali per colpa dell’uso prolungato e sottostimato di dette articolazioni e nervi e muscoli nell’intento di whatsappare ripetutamente per ore e ore.

Il primo caso diagnosticato fu individuato in Spagna all’ospedale di Granada nel 2014. La paziente era una donna incinta di 32 anni, al sesto mese, che andò al pronto soccorso il giorno di Natale dopo aver passato molte ore, – più di sei – a scambiarsi ininterrottamente messaggi tramite whatsapp sul suo smartphone. La donna lamentava un’infiammazione bilaterale e dolorosa ai polsi – una tendinite causata dall’uso eccessivo del cellulare – diagnosticata come whatsappite. 

Una malattia da non confondersi con la “nintendinite” – dolore, gonfiore, rigidità e difficoltà nei movimenti del polso, delle dita e del pollice, dovuti a sforzi ripetuti e posizioni scorrette durante l’uso continuo dei dispositivi digitali. In questo specifico caso,  soprattutto, le console di videogiochi. Nei casi più gravi può essere necessario un intervento chirurgico per liberare i tendini coinvolti nel processo infiammatorio. Il primo esempio clinico di nintendinite fu diagnosticato nel 1990. Alla signora spagnola, vittima di whatsappite,  fu proibito di usare il proprio smartphone per almeno due settimane, ad eccezione, si legge nel referto, della notte del 31 dicembre. Anno nuovo, vita vecchia, si sa!


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