Alla Slow Wine Fair 2026 di Bologna, il tema delle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), comunemente chiamate “nuovi OGM” dai critici, è diventato il nodo centrale del dibattito tra viticoltura biologica e biodinamica da un lato e innovazione agroindustriale dall’altro. Il regolamento europeo sulle NGT, approvato in via provvisoria a dicembre 2025, si avvicina al voto finale in plenaria del Parlamento Europeo atteso per la primavera 2026 (indicativamente il 27 aprile, data non ancora ufficialmente confermata), ponendo il settore biologico e biodinamico di fronte a una sfida senza precedenti: garantire la propria identità, la tracciabilità delle sementi e il diritto dei consumatori a una scelta informata.(1)
in calce all’articolo oltre che le fonti un breve glossario per orientarsi da cui partire per approfondire un tema che tocca tutti noi, la nostra salute e la salute della Terra.
Il contesto: la Slow Wine Fair 2026 e il dibattito sulle NGT
La quinta edizione della Slow Wine Fair si è tenuta a BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio 2026, in contemporanea con SANA Food 2026. L’evento, organizzato su iniziativa di Slow Food, ha riunito oltre 1.100 vignaioli italiani e internazionali e più di 7.000 etichette di vini “buoni, puliti e giusti”. L’edizione 2026 ha messo al centro il tema del vino come “motore di inclusione e sviluppo sociale”, ampliando il concetto di sostenibilità ai temi del lavoro equo, della valorizzazione delle comunità rurali e dell’accesso alla terra.(2)(3)(4)
In questo contesto, il talk “Esperienze biodinamiche: la viticoltura del domani” ha portato in scena giovani vignaioli che hanno scelto un approccio radicato nel territorio e nella biodiversità, mentre, in contemporanea a SANA Food, il progetto “Futuro Bio” ha organizzato il convegno “Nuovi OGM, vecchie logiche: nella biodiversità il futuro dell’agricoltura”. Tra i relatori: Enrico Amico (presidente Demeter Italia), Giovanni Buccheri (direttore Demeter Italia), Maria Grazia Mammuccini (presidente FederBio) e Salvatore Ceccarelli, genetista agrario.(4)(5)(6)
Cosa sono le NGT e il regolamento europeo
Le Nuove Tecniche Genomiche (NGT) dette anche TEA, Tecniche di Evoluzione Assistita, consentono di modificare il genoma di una pianta attraverso tecniche come la mutagenesi mirata (che agisce su punti specifici del DNA) e la cisgenesi (che inserisce materiale genetico già presente nel pool genico naturale della stessa specie), senza introdurre DNA estraneo proveniente da specie non incrociabili, come avviene invece con i classici OGM transgenici.(1)(7)
Il 4 dicembre 2025, il Trilogo europeo (Commissione, Parlamento e Consiglio) ha raggiunto un accordo provvisorio che introduce una distinzione fondamentale:(8)
| Categoria | Definizione | Regime normativo | Etichettatura sementi | Etichettatura prodotti alimentari |
|---|---|---|---|---|
| NGT-1 | Fino a 20 modifiche genetiche; equivalente a pianta convenzionale | Percorso autorizzativo semplificato | Obbligatoria(8) | Non obbligatoria(9) |
| NGT-2 | Modifiche più ampie; assimilata agli OGM classici | Iter restrittivo OGM con valutazione del rischio | Obbligatoria(9) | Obbligatoria(9) |
Una distinzione fondamentale riguarda l’etichettatura: per le piante NGT-1, l’obbligo di indicazione in etichetta sussiste a livello di sementi e materiale di propagazione, ma non sui prodotti alimentari e mangimi destinati al consumatore finale. Questo significa che un agricoltore potrà sapere se sta acquistando sementi NGT-1, e su questa base organizzare eventualmente una filiera “NGT-free”, ma il consumatore al supermercato non troverà alcuna indicazione sul prodotto finito. È questa asimmetria tra tracciabilità a monte e opacità a valle che costituisce il principale punto di frizione del regolamento.(8)(9)
Ulteriori aspetti rilevanti: le piante NGT modificate per acquisire tolleranza agli erbicidi o per produrre sostanze insetticide non potranno rientrare nella categoria NGT-1 e saranno automaticamente classificate come NGT-2. Le NGT non saranno consentite nella produzione biologica certificata, anche se la presenza “tecnicamente inevitabile” di piante NGT-1 non costituirà una non conformità. Il 28 gennaio 2026, la Commissione Ambiente (ENVI) del Parlamento Europeo ha approvato il testo, aprendo la strada al voto finale in plenaria atteso per la primavera 2026 (indicativamente il 27 aprile, data non ancora ufficialmente confermata dal Parlamento Europeo).(1)(8)(9)
La posizione di Demeter: trasparenza, brevetti e sovranità sementiera
Demeter, ente certificatore dell’agricoltura biodinamica attivo in oltre 60 Paesi, ha assunto una posizione netta contro le NGT. Il presidente Enrico Amico ha ricordato che gli standard Demeter, già oggi, escludono l’impiego di sementi ottenute tramite forme di genetica applicata che alterano i processi naturali: “Nei prodotti a marchio Demeter non è consentito l’uso di sementi maschio-sterili o sottoposte a correzioni citoplasmatiche in laboratorio”.(10)
I punti cruciali della posizione Demeter ruotano attorno a tre pilastri:(10)(11)
- Principio di precauzione: l’assenza di studi di lungo periodo sugli effetti delle NGT sull’ecosistema e sulla salute impone cautela regolatoria.
- Etichettatura e tracciabilità: la deregolamentazione delle NGT-1 senza obbligo di etichettatura sui prodotti alimentari compromette la possibilità stessa di fare agricoltura biologica, poiché rende impossibile per gli agricoltori garantire che le proprie filiere siano OGM-free.
- Brevetti sulle sementi: la concentrazione della proprietà intellettuale nelle mani di poche multinazionali rappresenta una minaccia alla sovranità alimentare degli agricoltori e dei Paesi.

In risposta, Demeter Italia ha lanciato la campagna internazionale “Blacked-out ingredients: Label gene-edited food!”, rivolta al Parlamento Europeo, per ottenere l’obbligo di etichettatura anche per i prodotti derivati da piante NGT-1. La campagna ha accompagnato le tappe legislative più cruciali: “Da qui ad aprile lavoreremo con una campagna mirata e con lettere ai parlamentari europei per tutelare il settore”.(10)(11)
Il nodo brevetti: chi controlla il seme, controlla il cibo
Uno dei punti più controversi e ancora irrisolti del regolamento NGT riguarda la proprietà intellettuale sulle sementi. L’accordo provvisorio prevede la creazione di un Codice di condotta UE sui brevetti entro 18 mesi dall’entrata in vigore del regolamento, al fine di evitare concentrazioni di mercato e assicurare agli agricoltori un accesso equo. Tuttavia, le organizzazioni del biologico ritengono che questo approccio sia insufficiente e tardivo.(1)
Il rapporto “Semi di Resistenza – Deregolamentazione degli OGM e mobilitazione popolare” di Navdanya International (2025, con aggiornamento di dicembre 2025), l’organizzazione fondata da Vandana Shiva, ha analizzato le dinamiche che stanno cambiando i sistemi sementieri globali, evidenziando come i brevetti biotecnologici stiano già concentrando il controllo del mercato sementiero in pochi grandi attori industriali.(12) IFOAM Organics Europe, la federazione internazionale dell’agricoltura biologica, ha ribadito in diversi contesti, tra cui il dibattito sul quadro finanziario pluriennale UE 2027-2035, che “le sementi sono alla base della nostra sovranità alimentare europea” e ha annunciato una mobilitazione specifica sui brevetti NGT in vista del voto plenario di primavera 2026.(13)
Impatto sulla viticoltura biodinamica e biologica
Per il comparto vitivinicolo biologico e biodinamico, le implicazioni delle NGT sono particolarmente rilevanti. La viticoltura biodinamica si fonda sull’integrità delle sementi, sulla biodiversità come valore intrinseco e sull’azienda agricola come organismo vivente in equilibrio con l’ecosistema circostante. La possibilità che piante NGT-1, prive di etichettatura sul prodotto finale, si diffondano nell’ambiente attraverso la contaminazione incrociata rappresenta un rischio concreto per la credibilità delle certificazioni biologiche.(11)
Marco Schiatti, responsabile dell’Ufficio Certificazione di Demeter Italia, ha sottolineato alla Slow Wine Fair 2026 come il valore del prodotto biodinamico dipenda dalla sua coerenza e identità tracciabile, in risposta a una domanda dei consumatori sempre più consapevole. La domanda di fondo posta dal fronte biologico è diretta: se i prodotti NGT non vengono etichettati, “perché il cittadino dovrebbe continuare ad avere fiducia nel biologico?”. Il rischio, in altre parole, è che la deregolamentazione eroda la fiducia nella certificazione, uno degli asset più preziosi dell’intero comparto.(6)(10)
Le due visioni a confronto
Il dibattito sulle NGT mette di fronte due visioni del futuro agricolo che difficilmente si conciliano:
Oppositori (Demeter, FederBio, IFOAM, movimenti per la sovranità alimentare) evidenziano invece che:(10)(8)(11)
- L’assenza di etichettatura obbligatoria sui prodotti alimentari derivati da NGT-1 priva i consumatori del diritto alla scelta informata (l’obbligo sussiste solo sulle sementi, non sui prodotti finali a scaffale).
- La mancanza di tracciabilità sui prodotti finiti (non sui semi) rende difficile l’esclusione completa delle NGT dalle filiere biologiche certificate.
- Il regime brevettuale rischia di trasferire la sovranità sementiera dalle comunità agricole alle grandi multinazionali biotecnologiche.
- L’assenza di controlli sulla progenie delle piante approvate NGT-1 crea una zona grigia normativa.(8)
Ma cosa dicono quelli a favore delle NGT?
Sarebbe intellettualmente scorretto liquidare le ragioni dei sostenitori delle NGT come semplice lobbismo agroindustriale. Le argomentazioni a favore sono serie, fondate su evidenze scientifiche e meritano di essere comprese nella loro interezza.
Le istituzioni scientifiche europee, dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) al CREA italiano, fino alle principali università agrarie, sottolineano che le NGT rappresentano una classe di tecniche qualitativamente diversa dagli OGM transgenici classici. Le modifiche ottenute tramite mutagenesi mirata o cisgenesi producono risultati che potrebbero verificarsi anche in natura o attraverso l’incrocio tradizionale, ma in tempi incomparabilmente più brevi: ciò che richiederebbe 15 anni di selezione convenzionale può essere raggiunto in poche generazioni. L’EFSA ha concluso che non vi sono prove scientifiche che le piante NGT-1 presentino rischi superiori rispetto alle varietà ottenute con metodi tradizionali.(14)(15)
I benefici concreti prospettati sono significativi. In Italia, il progetto TEA4IT coordinato dal CREA, finanziato con 9 milioni di euro dal MASAF, sta sviluppando varietà di vite, pomodoro, frumento duro, riso e agrumi resistenti a malattie e stress climatici. Il 30 settembre 2024, a San Floriano in Valpolicella, è stato inaugurato il primo vigneto europeo con piante ottenute tramite TEA resistenti alla peronospora, la malattia fungina responsabile di ingenti perdite nella vendemmia 2023. Un risultato dell’Università di Verona, attraverso lo spin-off Edivite, che promette di ridurre drasticamente i trattamenti fitosanitari, con benefici ambientali ed economici diretti per i viticoltori.(14)(15)
Le associazioni di categoria (Confagricoltura, CIA-Agricoltori Italiani, Coldiretti, Copagri, Copa-Cogeca) hanno accolto l’accordo con favore. Coldiretti ha salutato il risultato del Trilogo come “un passo avanti importante per valorizzare tecniche di evoluzione assistita”, mentre CIA lo ha definito “una leva indispensabile contro le malattie delle piante e gli effetti dei cambiamenti climatici”. Confagricoltura ha sottolineato la necessità di “aumentare la competitività del settore primario europeo, che oggi sconta un ritardo rispetto ad altri Paesi in cui le NGT sono già utilizzate”. Un rapporto di Alliance for Science e Breakthrough Institute ha stimato che il ritardo europeo nell’adozione delle NGT comporta una perdita di benefici economici annui compresa tra 171 e 335 miliardi di euro, una cifra che va tuttavia contestualizzata: essa si riferisce all’impatto complessivo della bioeconomia (agricoltura, farmaceutica, materiali, energia), non al solo settore agricolo.(9)(14)(15)
L’argomento di fondo è che l’Europa rischia di restare indietro mentre Canada, Regno Unito, Giappone, Argentina, Brasile, Australia e India hanno già adottato quadri normativi che distinguono le piante NGT dagli OGM tradizionali, esentando le prime da requisiti restrittivi. In un contesto di crisi climatica e crescente domanda alimentare globale, bloccare l’innovazione in nome della precauzione, così l’argomento, significherebbe condannare gli agricoltori europei a competere con un braccio legato dietro la schiena.
Perché la questione della dipendenza resta comunque fondamentale
Le ragioni dei sostenitori delle NGT sono dunque comprensibili e in parte condivisibili: nessuno nega che la resistenza alla peronospora o alla siccità sia un obiettivo desiderabile, né che la rapidità delle nuove tecniche rappresenti un vantaggio oggettivo. Ma la storia dell’agricoltura mondiale insegna che il problema non è mai la tecnologia in sé, bensì il modello economico e giuridico attraverso cui viene distribuita. E qui il dibattito cambia completamente registro.
Il caso più istruttivo è quello dell’India e del cotone Bt di Monsanto, un precedente che i critici delle NGT citano come monito e che merita di essere esaminato con onestà intellettuale, al di là delle semplificazioni di entrambe le parti.
Quando Monsanto introdusse il cotone Bt in India a partire dal 2002, la promessa era identica a quella delle NGT europee di oggi: rese più elevate, resistenza ai parassiti, minore uso di pesticidi. E in parte queste promesse si sono avverate. Ma il modello di distribuzione fu quello del brevetto proprietario e della dipendenza strutturale: le sementi ibride Bt non potevano essere efficacemente riseminate; dovevano essere riacquistate ogni stagione insieme a un pacchetto di agrofarmaci specifici; il prezzo dei semi aumentò vertiginosamente. Nel giro di un decennio, Monsanto arrivò a controllare il 95% del mercato indiano delle sementi di cotone. Le sementi tradizionali locali, che necessitavano solo di concime organico e potevano essere riseminate, scomparvero dal mercato in una sola stagione in molte regioni.(24)(25)
Il legame diretto tra cotone Bt e suicidi dei contadini indiani, oltre 300.000 suicidi agricoli registrati dal 1995, è oggetto di un dibattito scientifico acceso e non risolvibile con certezze: studi dell’International Food Policy Research Institute hanno concluso che il cotone GM non è né condizione necessaria né sufficiente per i suicidi, e che molteplici fattori strutturali, accesso al credito, mancanza di irrigazione, indebitamento preesistente, assenza di reti di protezione sociale, giocano un ruolo determinante. Tuttavia, è altrettanto documentato che il sistema di dipendenza dal fornitore unico, i costi crescenti delle sementi brevettate e l’impossibilità di tornare alle varietà tradizionali hanno creato un meccanismo di intrappolamento economico che ha amplificato la vulnerabilità dei piccoli agricoltori di fronte a una cattiva stagione o a un raccolto fallito.(24)(25)(26)
La vicenda indiana non è l’unica: nel 2020-2021, l’India ha vissuto la più grande protesta contadina della storia moderna, con centinaia di migliaia di contadini accampati per oltre un anno ai confini di Delhi, e scioperi generali che in singole giornate hanno mobilitato, secondo le stime delle organizzazioni contadine, decine di milioni di persone, contro tre leggi agrarie che avrebbero aperto l’agricoltura al libero mercato e alle grandi corporation. La protesta si è conclusa con il ritiro completo delle leggi da parte del governo Modi nel novembre 2021, al prezzo di oltre 700 vite perdute. E ancora nel dicembre 2025, la coalizione Samyukta Kisan Morcha (SKM) ha mobilitato agricoltori in tutto il Paese contro il nuovo Seed Bill 2025, nell’ambito di uno sciopero generale più ampio che includeva anche la riforma del lavoro e le tariffe elettriche. L’SKM ha definito il Seed Bill una “legislazione regressiva” che mira a “stabilire l’egemonia delle multinazionali sul settore sementiero indiano” e a minacciare la sovranità alimentare del Paese.(27)(28)
La lezione che emerge da queste vicende non è che le NGT siano intrinsecamente pericolose o che l’innovazione genetica vada rifiutata: è che la concentrazione brevettuale e l’assenza di garanzie strutturali sulla sovranità sementiera possono trasformare qualsiasi innovazione, per quanto scientificamente promettente, in uno strumento di dipendenza irreversibile. È questa la ragione per cui il nodo dei brevetti, dell’etichettatura e della tracciabilità non è un dettaglio tecnico del regolamento europeo, ma il suo cuore politico.
L’ombra dei “costi occulti”: chi paga per la purezza?
A margine del dibattito tecnico, si fa strada una questione economica spinosa che meriterebbe un’indagine a sé: i costi nascosti della coesistenza. Nel momento in cui le NGT dovessero entrare in campo aperto senza obblighi di tracciabilità rigorosa, il sistema rischierebbe di ribaltare il principio “chi inquina paga”. L’onere economico della segregazione, dalle analisi di laboratorio per certificare l’assenza di OGM, alla creazione di fasce di rispetto che sottraggono terra alla produzione, ricadrebbe interamente sulle spalle di chi sceglie di non utilizzare queste tecnologie. Si profila un “costo della purezza” invisibile nei bilanci ufficiali, fatto di burocrazia difensiva e gestione del rischio, che potrebbe rappresentare la vera barriera d’ingresso per la viticoltura eroica del futuro. È un meccanismo analogo a quello che la FAO ha definito, in un contesto più ampio, come “costi nascosti dei sistemi agroalimentari”, quantificati globalmente in 10-12,7 trilioni di dollari tra impatti su salute, ambiente e società (SOFA 2023), anche se quel rapporto non affronta specificamente il tema della coesistenza NGT/biologico.(10)(16)
Il consumatore nel buio: OGM sotto mentite spoglie
Il rischio più sottile della deregolamentazione NGT-1 non è tecnico, ma epistemico: il consumatore non sa, e presto potrebbe non avere nemmeno gli strumenti per sapere. Oggi, se un prodotto alimentare contiene OGM, l’etichetta lo dichiara obbligatoriamente. Con il nuovo regolamento, questa norma verrebbe eliminata per i prodotti alimentari derivati da piante NGT-1: sugli scaffali arriverebbero alimenti ottenuti da sementi modificate in laboratorio senza alcuna indicazione in etichetta, indistinguibili, agli occhi del compratore, da un prodotto convenzionale o biologico. Va precisato che l’obbligo di etichettatura permane sulle sementi NGT-1, il che offre agli operatori agricoli la possibilità teorica di costruire filiere “NGT-free”. Tuttavia, questa tracciabilità a monte si interrompe nel momento in cui il prodotto arriva nel piatto del consumatore: è in questo spazio di silenzio regolatorio che si consuma il vero corto circuito democratico.(11)(17)
Il paradosso è acuito dalla fotografia attuale dell’alfabetizzazione alimentare italiana. Secondo un’indagine condotta da Human Highway per Carrefour Italia (maggio 2025), il 57,5% degli italiani acquista prodotti biologici almeno 2-3 volte al mese, ma solo l’11,6% conosce in modo corretto i requisiti che definiscono un alimento biologico. Il resto della popolazione si divide tra chi è moderatamente informato ma confuso (30,9%), chi è molto confuso (33%) e chi non possiede alcuna conoscenza del settore (24,5%). Di fronte a questi dati, l’idea che il mercato possa compensare l’assenza di etichettatura attraverso la “scelta informata” del consumatore appare una petizione di principio.(18)
Un’indagine separata, condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona (2023), aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione: il 48% degli italiani ripone poca fiducia negli enti che certificano i prodotti biologici e nell’industria che li promuove. Una sfiducia che rischia di amplificarsi in un contesto in cui la deregolamentazione rende la certificazione biologica meno verificabile dall’esterno.(19)
La campagna “Blacked-out ingredients” di Demeter International, la cui stessa denominazione evoca l’immagine di un’etichetta oscurata, con gli ingredienti anneriti come in un documento secretato, punta esattamente su questo: trasformare l’informazione in azione civica. L’alfabetizzazione sul tema NGT non è un lusso culturale per addetti ai lavori, ma una precondizione democratica per l’esercizio del diritto di scelta. Senza di essa, la trasparenza invocata da produttori e certificatori rimane un principio astratto, incapace di generare la pressione di mercato necessaria a orientare le scelte legislative.(11)(20)
La trappola della dipendenza: chi controlla il seme controlla il mercato
Se il consumatore rischia di perdere la propria autonomia cognitiva, il produttore rischia di perdere qualcosa di più concreto: la propria libertà operativa. Le NGT non sono tecnologie neutrali: arrivano sul mercato attraverso brevetti industriali che ne definiscono la proprietà intellettuale, e queste proprietà sono concentrate in un numero sempre più ristretto di soggetti. Secondo il report ETC Group/GRAIN 2024, quattro sole multinazionali Bayer, Syngenta, BASF e Corteva controllano già oggi il 56% del mercato globale delle sementi commerciali e il 61% di quello dei pesticidi. Bayer, che nel 2018 ha acquisito Monsanto diventando il primo operatore del settore, detiene da sola circa il 23% del mercato sementiero globale.(21)
Il modello di business che si va consolidando non è semplicemente quello della vendita di una semente migliorata: è un sistema di dipendenza strutturale. Le piante NGT brevettate non possono essere riprodotte e riseminate senza autorizzazione del titolare del brevetto; spesso vengono vendute in pacchetti integrati con agrofarmaci specifici, prodotti dalla stessa azienda. L’agricoltore che entra in questo sistema rinuncia progressivamente alla propria sovranità agronomica: non può selezionare le proprie sementi, non può adattarle al proprio terroir, non può uscire dal sistema senza perdere competitività rispetto ai concorrenti che vi sono già entrati. Una dinamica che il report di ETC e GRAIN ha efficacemente definito come “perdita di libertà dei produttori”.(21)(22)
Per la viticoltura biodinamica e biologica, questo scenario non è speculativo: è già osservabile nei settori dove gli OGM convenzionali hanno preso piede. In mercati come quello del cotone in Sudafrica, dove oltre il 95% delle superfici è già coltivata con sementi OGM, la dipendenza dai fornitori di tecnologia è diventata una condizione strutturale, e la possibilità di tornare indietro è concretamente preclusa. La lezione che il biologico europeo vuole trarre è semplice: la dipendenza non si costruisce in un giorno, ma è quasi impossibile da smontare una volta consolidata.(23)
Il percorso legislativo: le tappe decisive
| Data | Evento |
|---|---|
| 4 dicembre 2025 | Accordo provvisorio al Trilogo UE (Commissione, Parlamento, Consiglio)(8) |
| 19 dicembre 2025 | Approvazione in sede COREPER (Comitato dei Rappresentanti Permanenti)(11) |
| 28 gennaio 2026 | Voto favorevole della Commissione Ambiente (ENVI) del Parlamento Europeo(1) |
| 22-24 febbraio 2026 | Slow Wine Fair 2026: dibattiti su NGT e viticoltura biodinamica(2)(4) |
| Primavera 2026 (indicativamente 27 aprile) | Voto finale in plenaria del Parlamento Europeo (data non ufficialmente confermata)(1) |
| Entro 18 mesi dall’entrata in vigore | Adozione del Codice di condotta UE sui brevetti NGT(1) |
| Entro 5-7 anni | Relazione della Commissione sull’impatto economico sul biologico, con possibile proposta legislativa specifica(17) |
Trasparenza e indipendenza, l’ultimo baluardo
Il voto finale del Parlamento Europeo sulle NGT ad aprile 2026 si configura come un momento decisivo non solo per la politica agricola europea, ma per una domanda più profonda: chi controllerà il cibo che mangiamo, e con quali regole?
La convergenza che nessuno vede: semi, farmaci, chimica, dati
Per comprendere la portata della posta in gioco, è necessario alzare lo sguardo oltre il regolamento NGT e guardare alla struttura proprietaria dei soggetti che ne beneficeranno. Le quattro multinazionali che dominano il mercato sementiero, Bayer, Syngenta, BASF e Corteva, non sono “semplicemente” aziende di semi. Sono conglomerati che controllano simultaneamente sementi, pesticidi, farmaci veterinari, piattaforme digitali per l’agricoltura e, in alcuni casi, divisioni farmaceutiche per la salute umana.
Bayer, che da sola detiene il 23% del mercato globale delle sementi, è contemporaneamente un colosso farmaceutico (Pharmaceuticals e Consumer Health, dalla storica Aspirina ai farmaci oncologici) e il proprietario del Roundup di Monsanto. La vicenda legale del glifosato è emblematica della scala di queste imprese: dal 2015 oltre 125.000 cause sono state depositate solo negli Stati Uniti per presunti danni alla salute. Bayer ha già pagato circa 11 miliardi di dollari in verdetti e accordi per risolvere circa 100.000 di queste cause, e nel febbraio 2026 ha proposto un ulteriore settlement da 7,25 miliardi di dollari, pendente approvazione giudiziaria, per risolvere le decine di migliaia di claims ancora attivi e quelli futuri.(21)(29)(30)Syngenta, controllata al 100% da Sinochem Holdings (il gruppo nato nel 2021 dalla fusione tra ChemChina e Sinochem, impresa di Stato cinese), unisce sementi, agrofarmaci e una piattaforma digitale che copre 88 milioni di ettari nel mondo. BASF dichiara apertamente che la propria offerta “unisce sementi e tratti genici, prodotti di origine chimica e biologica per la protezione delle colture, strumenti digitali e nuovi modelli di gestione della sostenibilità”. Corteva, nata dalla fusione Dow-DuPont, vende semi e pesticidi come sistema integrato e ha joint venture con Chevron e BP per gli agrocarburanti.(21)(29)(30)
Ciò che emerge non è una semplice concentrazione di mercato: è un’integrazione verticale dell’intera filiera, dal seme brevettato all’agrofarmaco associato, dal fertilizzante al sensore digitale che monitora il campo, nelle mani di soggetti che hanno un interesse strutturale a vendere pacchetti chiusi, non a garantire l’autonomia dell’agricoltore.
I padroni invisibili: Big Ag (multinazionali agroindustriali)
Il parallelo con le Big Tech non è una metafora: è un dato proprietario. Come ha documentato il report ETC Group/GRAIN del 2024, tre delle quattro Big Ag — Bayer, BASF e Corteva, hanno come principali azionisti gli stessi fondi di investimento: BlackRock, Vanguard e State Street. Gli stessi tre fondi che, insieme, detengono partecipazioni decisive in circa il 90% delle società quotate sull’S&P 500, con focus su farmaceutica, idrocarburi, armamenti ed elettronica. Gli stessi fondi che sono azionisti di peso in Nestlé, Unilever, Mondelez, Coca-Cola, PepsiCo. In altre parole: gli stessi soggetti finanziari che controllano chi produce il seme controllano anche chi trasforma il cibo, chi lo distribuisce e chi lo vende al consumatore finale.(29)(30)(31)
Non lontano dalle logiche delle piattaforme tecnologiche delle Big Tech, e sulla dipendenza dai social media e cosa sta accadendo(a).
Questa non è una teoria complottista: è la struttura documentata del capitalismo finanziario globale. E ha una conseguenza pratica diretta per il dibattito sulle NGT: quando si decide che una pianta modificata geneticamente può entrare sul mercato senza etichettatura e con protezione brevettuale, si sta decidendo che il controllo su quella innovazione, e sui profitti che genera, resterà concentrato in soggetti che rispondono a logiche finanziarie di breve termine, non a logiche di sovranità alimentare.
La lezione indiana: la dipendenza si costruisce una stagione alla volta
Come abbiamo documentato, la vicenda del cotone Bt in India non è un caso isolato ma un modello ricorrente: una tecnologia promettente viene introdotta con la promessa di rese migliori; le sementi tradizionali scompaiono dal mercato nel giro di poche stagioni; l’agricoltore si ritrova prigioniero di un sistema in cui deve riacquistare ogni anno semi brevettati insieme ai relativi agrofarmaci; qualsiasi fallimento stagionale, una siccità, un parassita resistente, si trasforma in una spirale di debito dalla quale è impossibile uscire. Che questo modello abbia causato direttamente i suicidi di centinaia di migliaia di contadini indiani è oggetto di un dibattito scientifico acceso e non risolto. Ma che abbia creato le condizioni strutturali per una vulnerabilità senza precedenti è un dato che nessuno contesta seriamente.(24)(25)(26)
Non è un caso che ancora nel dicembre 2025 — mentre l’Europa negoziava il regolamento NGT — la coalizione contadina Samyukta Kisan Morcha mobilitava agricoltori in tutta l’India contro il nuovo Seed Bill 2025, nell’ambito di uno sciopero generale che ha riunito rivendicazioni su sementi, lavoro e tariffe energetiche. La memoria della protesta del 2020-2021, centinaia di migliaia di contadini accampati per un anno ai confini di Delhi, oltre 700 morti, leggi ritirate, è viva e operante.(27)(28)
L’agricoltura come ultimo spazio di libertà
Ed è qui che la battaglia per la trasparenza si carica di un significato che va ben oltre l’etichettatura di un prodotto al supermercato. L’agricoltura, in particolare quella biodinamica e biologica, rappresenta oggi uno degli ultimi comparti produttivi in cui il singolo operatore conserva un grado significativo di autonomia decisionale: può scegliere cosa seminare, può selezionare e riseminare le proprie varietà, può adattare le colture al proprio territorio, può costruire relazioni dirette con il consumatore fondate sulla fiducia e sulla verificabilità. È un’autonomia fragile, già erosa dalla grande distribuzione, dalla burocrazia e dalla competizione sui prezzi, ma ancora reale.
La deregolamentazione delle NGT senza garanzie strutturali, etichettatura completa lungo tutta la filiera (non solo sulle sementi), protezione effettiva dalla contaminazione, limiti reali ai brevetti sulle varietà vegetali — rischia di chiudere definitivamente questa finestra di autonomia. Non perché le NGT siano intrinsecamente negative, come abbiamo riconosciuto, la resistenza alla peronospora o alla siccità sono obiettivi desiderabili, ma perché il modello economico attraverso cui arrivano sul mercato replica esattamente le dinamiche di concentrazione che hanno già trasformato altri settori: le telecomunicazioni, i media, il commercio online, i social network. In ciascuno di questi ambiti, l’innovazione tecnologica ha portato vantaggi reali ai consumatori ma ha simultaneamente concentrato un potere senza precedenti in pochissime mani, rendendo la concorrenza reale un’illusione e la scelta del consumatore un gesto sempre meno libero.
La domanda che il settore biologico e biodinamico pone al legislatore europeo non è dunque “innovazione sì o no”, ma: è possibile innovare senza consegnare la chiave della nostra catena alimentare a chi possiede già tutto il resto? Trasparenza ed etichettatura non sono fini in sé: sono gli strumenti minimi senza i quali l’indipendenza produttiva e la libertà di scelta, di agricoltori e consumatori, diventano parole vuote.
Il settore vitivinicolo biodinamico e biologico, rappresentato con forza alla Slow Wine Fair 2026, chiede che questa domanda riceva una risposta all’altezza della posta in gioco. Non è nostalgia: è la difesa di un modello in cui il coltivatore resta padrone del proprio seme e il cittadino padrone del proprio piatto.
(a) La dipendenza dai social media: cosa sta accadendo
Fonti
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Nuovi OGM: al via la deregolamentazione in Europa – Il Trilogo raggiunge l’intesa sulle NGT. L’accordo costituisce un serio pericolo per la sovranità al…
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Via libera al quadro UE sulle nuove tecniche genomiche, a … – L’UE apre alla deregolamentazione dei ‘nuovi OGM’: buona parte delle piante NGT sarà esentata da obb…
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Demeter: «Nuovi Ogm: un no netto, ecco perché» – Quello di Demeter, ente certificatore del biodinamico, è un netto no ai nuovi OGM, per le implicazio…
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“No ai nuovi Ogm”: Demeter lancia campagna di sensibilizzazione – Demeter Italia promuove la campagna internazionale “Blacked-out ingredients: Label gene-edited food!..
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Navdanya International, “Semi di Resistenza – Deregolamentazione degli OGM e mobilitazione popolare” (2025, aggiornamento dicembre 2025). Disponibile su: navdanyainternational.org/it/publications/semi-di-resistenza. Vedi anche la scheda riassuntiva su Demeter.it.
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IFOAM Organics Europe: un impegno per garantire il ruolo del … – La Commissione europea ha proposto una nuova architettura per il prossimo bilancio dell’Ue, il cosid…
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Accordo UE sulle nuove tecniche genomiche – L’UE raggiunge un accordo sulla regolamentazione delle nuove tecniche genomiche per favorire l’innov…
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Nuove Tecniche Genomiche: un passo decisivo verso un … – Sancita la distinzione tra piante NGT di categoria 1 – assimilate alle varietà convenzionali con per…
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I costi nascosti dei sistemi agroalimentari mondiali … – Uno studio condotto in 154 paesi sostiene la necessità di utilizzare la contabilità dei costi reali …
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Nuovi OGM (NGT): l’UE ammorbidisce le regole – La Commissione UE e il Parlamento trovano un accordo sui nuovi OGM (NGT): regole più leggere, meno e…
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PRODOTTI BIOLOGICI: ITALIANI SEMPRE PIÙ CONSUMATORI MA … – Oltre il 57% degli italiani acquista prodotti biologici, ma solo 1 su 4 sa riconoscerli correttament…
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Cibi bio in vetta tra gli italiani, che restano poco preparati in materia – 4 italiani su 10 consumano cibi bio pur essendo poco informati su uso di tecnologie e certificazione…
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Le associazioni dei consumatori aderiscono all’azione … – Contro la deregolamentazione delle nuove tecniche genomiche un’ampia coalizione di organizzazioni, t…
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Semi, pesticidi, fertilizzanti in poche mani. Il gigantismo … – Quattro aziende a livello globale -Bayer, Syngenta, Basf e Corteva- si spartiscono il 50% del mercat…
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Davanti al mercato industriale delle sementi, alcune … – Queste realtà, seppur piccole, dimostrano che è possibile costruire un’agricoltura basata su parteci…
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Nuovi Ogm, liberi tutti: in un report i pericoli della … – Oltre 3 milioni di ettari coltivati a Ogm in Sudafrica, con percentuali vicine al totale per cotone …
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Farmer-suicide in India: debating the role of biotechnology – Studio accademico peer-reviewed che analizza il rapporto tra cotone Bt Monsanto, monopolio sementiero e suicidi dei contadini indiani, esaminando le posizioni di oppositori e difensori.
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The GMO-Suicide Myth – Analisi critica del legame tra sementi OGM Monsanto e suicidi dei contadini indiani, con riferimento ai dati dell’International Food Policy Research Institute.
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Seeds of suicide and slavery versus seeds of life and freedom – Vandana Shiva su Al Jazeera: analisi del monopolio Monsanto sul 95% delle sementi di cotone indiane e delle dinamiche di dipendenza strutturale.
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2020–2021 Indian farmers’ protest – La più grande protesta contadina della storia moderna indiana (centinaia di migliaia di contadini accampati per oltre un anno ai confini di Delhi, oltre 700 morti) contro le leggi agrarie che aprivano il settore alle corporation, conclusa con il ritiro delle leggi nel novembre 2021.
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Indian farmers protest new seed bill – Dicembre 2025: centinaia di migliaia di agricoltori indiani protestano contro il Seed Bill 2025, denunciato come minaccia alla sovranità sementiera del Paese.
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Top 10 dei giganti dell’agribusiness: la concentrazione delle corporations – Report ETC Group/GRAIN 2024: le Big Four (Bayer, Syngenta, BASF, Corteva) controllano il 56% del mercato globale delle sementi e il 61% dei pesticidi; le loro piattaforme digitali coprono oltre 170 milioni di ettari.
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How a few giant companies came to dominate global food – MIT Press, 2025: Bayer, Corteva e Syngenta detengono il 95% dei brevetti statunitensi per il mais OGM; BlackRock, State Street e Vanguard sono i principali azionisti comuni delle Big Ag.
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I tentacoli della finanza sulla sovranità alimentare – Analisi della struttura azionaria delle multinazionali agroalimentari: Vanguard, BlackRock e State Street come azionisti comuni di Bayer, BASF e Corteva.
Glossario
Bioeconomia — L’insieme delle attività economiche che utilizzano risorse biologiche rinnovabili (piante, microrganismi, biomasse) per produrre cibo, materiali, energia e prodotti farmaceutici. Include l’agricoltura ma anche la chimica verde, i biocarburanti e la biotecnologia industriale.
Brevetto proprietario — Titolo di proprietà intellettuale che attribuisce a un’azienda il diritto esclusivo di produrre, vendere e licenziare un’invenzione — in questo caso una varietà vegetale modificata. L’agricoltore che utilizza sementi brevettate non può riseminarle né selezionarle senza autorizzazione del titolare del brevetto.
Cisgenesi — Tecnica di modifica genetica che inserisce nella pianta materiale genetico proveniente dalla stessa specie o da specie sessualmente compatibili (cioè incrociabili naturalmente). A differenza della transgenesi classica (OGM tradizionali), non introduce DNA “estraneo” da specie non imparentate. Es.: inserire in una vite un gene di resistenza proveniente da un’altra varietà di vite selvatica.
Contaminazione incrociata (o incrocio involontario) — Trasferimento accidentale di materiale genetico da piante modificate (NGT o OGM) a colture convenzionali o biologiche vicine, attraverso il polline trasportato dal vento o dagli insetti. È il principale rischio di coesistenza per le filiere biologiche certificate.
COREPER — Comité des Représentants Permanents. COREPER — Comité des Représentants Permanents. Organismo del Consiglio dell’UE composto dai rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’UE (e dai loro aggiunti), che prepara i lavori del Consiglio e approva in via preliminare gli accordi legislativi.
Cotone Bt — Varietà di cotone geneticamente modificata per produrre una proteina insetticida derivata dal batterio Bacillus thuringiensis (da cui “Bt”), che uccide alcuni parassiti senza necessità di insetticidi esterni. Introdotto in India nel 2002 da Monsanto, è diventato emblematico del dibattito su dipendenza brevettuale e sovranità sementiera.
CREA — Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria. Principale ente pubblico italiano di ricerca nel settore agroalimentare, vigilato dal Ministero dell’Agricoltura (MASAF).
EFSA — European Food Safety Authority (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). Agenzia UE con sede a Parma che fornisce pareri scientifici indipendenti su rischi legati a cibo, mangimi, salute animale e vegetale. Nel contesto NGT, è l’ente che valuta se una pianta modificata presenta rischi superiori a una convenzionale.
ENVI — Committee on the Environment, Public Health and Food Safety. Commissione permanente del Parlamento Europeo competente per ambiente, sanità e sicurezza alimentare. Il suo voto sulle NGT (28 gennaio 2026) ha aperto la strada al voto in plenaria.
Filiera — L’insieme delle fasi che un prodotto attraversa dalla materia prima al consumatore finale: produzione, trasformazione, distribuzione, vendita. Una “filiera NGT-free” è una catena produttiva in cui nessun passaggio utilizza sementi o materiali geneticamente modificati.
Glifosato — Erbicida ad ampio spettro, principio attivo del Roundup (Monsanto/Bayer). È l’erbicida più utilizzato al mondo. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo ha classificato nel 2015 come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”; l’EFSA europea ha concluso che è “improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo”, mentre l’EPA statunitense lo considera “non probabile cancerogeno”. La controversia scientifica è alla base delle oltre 130.000 cause legali depositate negli USA, con un nuovo settlement da 7,25 miliardi di dollari proposto da Bayer nel febbraio 2026.
Integrazione verticale — Strategia aziendale in cui un’unica impresa (o gruppo) controlla più fasi successive della filiera produttiva. Nel contesto dell’articolo: la stessa multinazionale che vende le sementi brevettate produce anche gli agrofarmaci abbinati, i fertilizzanti, le piattaforme digitali di monitoraggio e, in alcuni casi, i farmaci veterinari — creando un “pacchetto chiuso” dal quale l’agricoltore fatica a uscire.
Mutagenesi mirata — Tecnica che utilizza strumenti molecolari (come CRISPR-Cas9) per modificare in modo preciso uno o più punti specifici del DNA di una pianta, senza inserire materiale genetico estraneo. A differenza della mutagenesi casuale (usata da decenni nel miglioramento genetico convenzionale, es. con raggi gamma), agisce su bersagli predefiniti.
NGT (Nuove Tecniche Genomiche) / TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) — Insieme di tecniche di laboratorio (tra cui mutagenesi mirata e cisgenesi) che consentono di modificare il DNA di una pianta in modo mirato, senza introdurre geni da specie non imparentate. Il regolamento UE le distingue in due categorie: NGT-1 (fino a 20 modifiche, trattate come piante convenzionali) e NGT-2 (modifiche più estese, soggette alle regole OGM).
OGM transgenici — Organismi il cui DNA è stato modificato inserendo uno o più geni provenienti da una specie diversa e non incrociabile naturalmente (es.: un gene batterico inserito in una pianta di mais). Sono i “classici OGM” regolati dalla normativa europea dal 2001, soggetti a valutazione del rischio, etichettatura e tracciabilità obbligatorie.
Peronospora — Malattia della vite causata dall’oomicete Plasmopara viticola (comunemente indicato come fungo nella pratica agronomica), tra le più dannose per la viticoltura, favorita da condizioni di umidità e calore. Ha causato ingenti perdite nella vendemmia 2023. Le piante TEA resistenti alla peronospora sono il principale risultato finora ottenuto dalla ricerca italiana (progetto TEA4IT, Università di Verona).
Pool genico — L’insieme di tutti i geni e delle varianti genetiche presenti nelle popolazioni di una specie e delle specie con cui è naturalmente incrociabile. Le tecniche di cisgenesi attingono al pool genico naturale, a differenza della transgenesi che introduce geni esterni a questo insieme.
Principio di precauzione — Principio sancito dall’articolo 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) secondo cui, in caso di incertezza scientifica su possibili danni gravi o irreversibili, l’assenza di certezza scientifica completa non deve essere usata come motivo per rinviare misure di protezione. Nel dibattito NGT, è invocato da chi ritiene che l’assenza di studi a lungo termine imponga cautela regolatoria.
S&P 500 — Standard & Poor’s 500. Indice azionario che raccoglie le 500 maggiori società quotate negli Stati Uniti, considerato il principale indicatore dell’economia americana. Nell’articolo, è citato per illustrare come i fondi BlackRock, Vanguard e State Street detengano partecipazioni in circa il 90% di queste società.
Sementi ibride — Semi ottenuti dall’incrocio controllato tra due linee parentali geneticamente diverse, che producono piante con caratteristiche superiori (il cosiddetto “vigore ibrido”). Il vantaggio si perde nella generazione successiva: se l’agricoltore risemina il raccolto, le piante risultanti saranno disomogenee e meno produttive. Per questo, le sementi ibride devono essere riacquistate ogni anno dal fornitore.
Sovranità alimentare — Il diritto dei popoli e delle comunità di definire le proprie politiche alimentari e agricole, scegliendo cosa produrre, come produrre e come distribuire il cibo, in contrapposizione a un sistema in cui queste decisioni sono determinate dalle logiche del mercato globale o dal potere brevettuale di poche multinazionali.
Sovranità sementiera — Il diritto degli agricoltori di conservare, selezionare, scambiare e riseminare le proprie sementi senza essere vincolati da brevetti o licenze industriali. È un sottoinsieme della sovranità alimentare, specificamente riferito al controllo sulla base genetica delle colture.
Spin-off — Impresa nata da un ente di ricerca o un’università per commercializzare i risultati della ricerca scientifica. Nell’articolo, Edivite è lo spin-off dell’Università di Verona che ha sviluppato le viti TEA resistenti alla peronospora.
Terroir — Termine francese usato in viticoltura e agricoltura per indicare l’insieme delle caratteristiche ambientali (suolo, clima, esposizione, microbioma) e umane (tradizioni, pratiche colturali) che rendono unico un luogo di produzione e conferiscono al prodotto la sua identità irriproducibile altrove.
Trilogo — Procedura legislativa informale dell’UE in cui i rappresentanti di Commissione, Parlamento e Consiglio negoziano un testo di compromesso prima del voto formale. È la fase decisiva in cui si definisce il contenuto effettivo della maggior parte delle leggi europee.
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