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Il Pescatore

Monopattinista

E non monopattinatore o monopattinante, sebbene piacciano e siano puro esatte, anzi direi meglio: corrette. Esse parole sono state scartate in guisa di guanto di seta per privilegiare il guanto di plastica del pattinista e del mono. Secondo le spiegazionidell’Accademia della Cruscae dei suoi eccellenti esperti, la desinenza ista fa più conducente in pista o anco su strada. E come dar loro torto visto che in ista finiscono gli auti, i cicli, i camion, puro i tassi, o meglio i taxi e alfine gli scooter. Tutti conduttori, tutti su ruote, piccole o grandi, tante o meno, alte o basse, a pagamento o pagati; essi conducenti di mezzi vari vanno tutti in ista. Per quanto sia detto, qui e non dopo, e neanche ancora di più e senza meno, che, i natori hanno le loro belle esperienze nel condurre, siccome i nanti. Pensate ai navi-ganti, no questo non c’entra! Pensate invece ai pattinatori, gli aviatori, i giocatori, persino  i calciatori, e che dire dei braccianti, i ronzinanti, gli idrovolanti e pure gli ottivolanti?

Ciononostante equequà, come direbbe Pappagone medesimo, abemus monopattinistam e ce lo teniamo. Ma la parola, essa stessa, non nasce con l’oggi e neanche col domani. Non si pone fra di noi in questo presente e neanche fra di essi  nel futuro. Essa parola nacquette addirittura nel trentennio, si si, proprio quello. Prima apparizione sul quotidiano – come Crusca dimostra –[Poi il Segretario Federale (aggiungiamo noi: divertendosi un mezzo mondo) ha brandito una bandieruola tricolore ed ha dato il «via!» e a ben cinque agguerrite batterie di monopattinisti. Vederli quei demonietti arrancare sui loro arnesi!” (Una visita di Andrea Gastaldi, “la Stampa”, 28/6/1933, p. 6)]

Come ci spiega la nostra AI gen di turno:

La parola “monopattinista” deriva dal sostantivo “monopattino”, formato dal prefisso greco“mono-“(daμόνος,“solo, unico”) e dal sostantivo“pattino”.A questo si aggiunge il suffisso agentivo“-ista”,che indica una persona che fa qualcosa. 

“Mono-“:Deriva dal greco“μόνος“,che significa “solo” o “unico”.

“Pattino”:Il termine “pattino” è un francesismo (diminutivo di patte, “zampa”) che nel tempo ha assunto il significato di calzatura con rotelle e, per estensione, di veicolo simile.

“-ista”:È un suffisso che si aggiunge a un sostantivo per indicare chi svolge l’azione legata a quel sostantivo (es. artista, ciclista)

Corre l’obbligo di ricordare, e come non farlo, vista che si parla di monopattinisti, un altro termine di nuovo conio e altrettanta diffusione e uso:rideshare. Un neologismo mutuato dall’inglese che va a nozze con tutti questi mezzi e mezzucci, recentemente accoppiati alla trazione elettrica e ai nuovi concetti di mobilità urbana sostenibile – qualunque cosa queste parole vogliano dire – qui lo dico e non lo nego. E come potrei? 

Corre ancora, e fra un poco sarà anche stanco, l’obbligo, di ricordare anco, che esistono o esistevano, monopattini da trasporto – tipo camion-pattini – che si chiamanochukudu, e anche monopattini con sellino tipo bicicletta senza pedali,  che si chiamanodraisina. Va anche ricordato che negli anni ruggenti dei monopattini a trazione animale – quelli a spinta umana – il veicolo veniva usato largamente in gare e garette sportive dette anchetrottinette. Tali manifestazioni sono continuate con alterne vicende nei lustri e nei decenni sino a giungere ai giorni nostri.

Pensate, e dico pensate mica grugnite, che dal 2004 si disputa persino un campionato mondiale di monopattini e monopattinisti da competizione, che, si chiama, imperiosamente:footbike. Per correre usano le draisine – i monopattini con le ruote da bicicletta – e si vestono come i ciclisti con tanto di casco. Nel 2010 una gara mondiale si è svolta anche da noi, sull’italico suolo, nel Piemonte – salve Piemonte –  in provincia di Ivrea.

I primi monopattini da bimbi,  – a spinta – quelli con le ruotine piccole e dure, – ex cuscinetti a sfera perlopiù – e con manubrio e scocca di legno, risalgono alla fine del diciannovesimo secolo. 1800 e,  qualche anno prima dell’inizio del 1900. Giocattoli, poco di più. Anche se da questi aggeggi è nato tutto. Evviva loro. 

Mentre invece il primo mezzo a motore con le ruotine e il manubrietto, detto monopattino, venne messo sul mercato 14 o 15 anni nel dopo del ‘900  a New York. Il progetto e l’invenzione sono del 1913 ad opera di taleArthur Hugo Cecil Gibson– inventore –  che lo brevettò e poi lo mise in produzione.

Fu un buco nell’acqua, e pensare che avevano provato a farlo adottare addirittura agli agenti di polizia e ai postini newyorkesi. Si chiamavaautopedcostava100 dollari, mica poco, visto dal secolo scorso, aveva un motoretto a scoppio, tipo solex – ricordate la bici a motore francois –  andava velocissimo più di50 all’ora, e consumava poco, per non dire pochissimo. Negli States non fu molto apprezzato, soprattutto quando arrivò il ‘29 e la grande depressione in  esso applicata. Nel vecchio continente, dove arrivò con una leggera differita, il monopattino a motore ebbe maggior successo e fu utilizzato anche da personaggi in vista e in belvedere. A un certo punto gli Usa l’hanno finalmente riscoperto e l’hanno fatto diventare“un mezzo di spostamento interno altamente specializzato”  in uso negli aeroporti, nelle basi militari e negli studios hollywoodiani. 

La definizione del monopattino del codice della strada, articolo 190, è: “acceleratore di andatura”. Poetica, definitiva e terribilmente non allineata alla funzione reale che questi aggeggi elettrici esercitano sulle strade, marciapiedi, dentro i negozi-supermarket-centri commerciali, sulle spiagge, nei sentieri, fra le calli, e lungo gli argini di questo pazzo, pazzo, mondo. Non è allineata per un motivo, però. Ed è perché si riferisce ai monopattini a trazione muscolare. A spinta. Non agli elettrici. 

Ovviamente è anche subito nata l’associazione di categoria. Si chiamaAssociazione Monopattinisti e-mobility ItaliaacronimoAMEMI, ed è decisamente accreditata e riconosciuta. Loro rappresentanti hanno discusso coi rappresentanti del popolo italiano – deputati e senatori regolarmente eletti – delle ultime modifiche al codice della strada per regolamentare l’uso e il consumo dei loro amici fedeli: i monopattini elettrici. 

I monopattini muscolari, quelli che amplificano l’andatura, non possono circolare quasi da nessuna parte, secondo il codice della strada. Mentre i marchingegni elettrici essendo assimilati alle bici possono circolare ovunque vadano i ciclisti, siano essi elettrici  o a pedali. Inutile dire che, nonostante la roba della mobilità sostenibile, monopattinisti e ciclisti non vanno molto d’accordo. Così come monopattinisti e automobilisti, monopattinisti e pedoni, monopattinisti e barche a vela, e monopattinisti e boscaioli siculi per parte di padre. Buona regata a tutti. 


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