Già il titolo sembra una supercazzola, diciamocelo o meglio digiamocelo come farebbe Panariello. Se poi a questo incipit o recepit ci aggiungiamo questa frase:
“la realtà è fatta di contraddizioni che si risolvono continuamente in sintesi più complesse”
Secondo me abbiamo perso, almeno per ora, la voglia di approfondire e la maggior parte dei lettori. Tiramm innanz. Per i superstiti dirò a mio discolpo – quella femminile era occupata, ma tornerà – che non di mio post si tratta. Cioè, questo è un mio post, ma il titolo e la frase virgolettata vengono da un post frantico di altro autore e, soprattutto, dai nostri archivi, che, a distanza di più di un anno dalla fondazione – Asimov sarebbe molto fiero di noi e anche Hari Seldon, ammesso che si scriva così, vado a memoria – siamo ancora qui e non contiamo di ircene fra breve, magari ancora un pò vi ammorberemo.
Tanti guri a noi, tanti guri a noi.
Allora tornando al titolo l’intelligenza artificiale dei non soggetti pensanti – curioso il non in quella posizione, non trovate – a scrivere essa frase, ma soprattutto a “inventare” il ragionamento che la sostiene e la spiega, è stato uno scienziato tedesco di nome Gotthard e di cognome Gunther, vissuto anche in Germania ma parecchio nel mondo, durante questo secolo, anzi nel precedente, il ‘900.

La citazione di prima, riferita al grande scienziato e scrittore di fantascienza russo-mericano Isaac Asimov non è casuale, pare che i due fossero buoni amici. Secondo Gunther, che di lavoro faceva il filosofo, logica e fantascienza avevano un legame profondo:
“la fantascienza – diceva – è un laboratorio dove gli scrittori sperimentano idee che la filosofia accademica non ha il coraggio di affrontare. Dove si immaginano mondi con logiche diverse, intelligenze alternative, modi di pensare”.
Volendo commentare siffatta affermazione, non so se posso ma ci provo lo stesso, direi che: aveva scoperto e ci aveva fatto scoprire il paese dei balocchi. E beato lui, aggiungerei pure. E contenti noi, mi sentirei di aggiungere.
Ma il nostro filosofo tedesco fuoriuscito dalla Germania nazista per amore della consorte ebrea, e stabilitosi alla fin fin in America, – alla fin fin sottolineo – arriva nella nostra storia perchè, come abbiamo sottolienato nel titolo, peraltro non inventato da me medesimo ma dall’esternsore del brano originale del franti che io ripropongo – senza alcun pudore – or ora proprio oggi e adesso; poichè dopo essersi inventato la domanda, ha subito dopo provato a darsi pure una o più risposte, come neanche in una seduta con Marzullo, sulla intelligenza dei soggetti non pensanti. Ovvero sulle AI, IA, e chi più ne ha più ne metta – insieme a un tigre nel motore – e sulla loro coscienza, o coscienziosità, o consapevolezza. Una ribongia – per dirlo forbito – meglio aggiungere una “tiritera” per facilitare la comprensione, quotidiana, che tradotta al giorno di oggi e con tutte le strali, le polemiche, i convegni e i benpensanti che di giorno e di notte pontificano ad ogni piè sospinto – persino quel presidente con cane morto sulla testa – significa ragionare di AI e dei suoi comportamenti, più o meno, coscienti.
Ebbene Gunther filosofo e studioso della logica, a proposito di AI o IA o come ve pare, si pose una serie di domande piuttosto congrue per non dire geniali, a mio modestissimo modo di vedere, tra cui vi segnalerei queste:
“Come classifichi una macchina che prende decisioni ma non ha coscienza? Come definisci un’intelligenza artificiale che produce comportamenti intelligenti ma non ha esperienza soggettiva?”.
Una robetta che in quattro e quattro otto con riporto di due, sdradica e annichilisce, anni e milioni di post di sciocchezze e facilonerie complottiste o peggio positiviste, e rimette la questione nei giusti binari con eleganza e rigore. Queste e altre domande gli vennero in mente non a caso o per caso, bensì, perchè si ritrovò a collaborare dal suo specifico versante del pensiero, assieme agli scienziati americani che studiavano il “cervello postronico”. Hihihi. Scherzetto.

Quello l’avrebbe studiato e realizzato il buon Asimov, ma solo sulla carta e nei suoi romanzi. Ciò che studiava Gunther assieme ai colleghi scienziati americani era la “cibernetica” e gli effetti che essa scienza avrebbe avuto sulla nostra società. Ripasso per i più distratti: cosa è la cibernetica? Lasciamo che a dircelo sia il suo stesso papà Norbert Wiener – anche lui tedesco in America – “la cibernetica è la disciplina che studia i processi riguardanti la comunicazione e il controllo nell’animale e nella macchina”.
Studia che ti ristudia, i cibernetici ci hanno riempito di macchine e supporti “intelligenti” che ci aiutano a vivere o sopravvivere o ancora a migliorare vite distrutte ed esistenze finite o peggiorate, e parecchio, per colpa di un incidente o di malanni vari. Pensiamo ai pacemaker per dirne una o le protesi di qualunque tipo, misura e utilità, per aggiungerne altre. Gunther nel suo pensare aggiunse un asso piglia tutto chiamato “logica policontesturale”:
invece di forzare tutto dentro le categorie di vero/falso, acceso/spento (avete presente gli ultimi due album di Peter Gabriel, tanto per passare di franca in giorgia) boanco e nero, costruisce un sistema con più valori, più contesti, più prospettive.
L’esatto contrario della polarizzazione, che va tanto di moda nella società moderna.
Risate a squarciagola per favore.
Se adesso volessimo tornare a guardare le nostre ai gennariniche con occhi nuovi, potremmo forse aggiungere dati e prospettive diverse alla sempre presente e mai discussa logica del “ o le mio o le tuo “, una logica che ha radici antiche, persino aristoteliche, dicono quelli bravi, e funziona sempre molto bene anche in questo mondo qui, odierno. Funziona benissimo anche nel nostro contesto sociale, che ci raccontano tutti così avanzato, eppure ello, poi nei fatti, si rifugia nei soliti triti e scontati scenari della guerra, del dissidio povertà VS ricchezza, del nauseabondo predominio di pochi. Oligarchia la chiamavano, noi no, noi no. Ma i moderni, mi domando e dico: non erano quelli del uno vale uno, quelli della democrazia orizzontale, che grazie agli strumenti digitali online ci permette di influenzare – l’uso del verbo non è casuale – tante persone anche da sconosciuti, o poco noti?
Sproloqui personali a parte e tornando al pensiero utile del grande scienziato tedesco, in riferimento alle Ai – quelle che secondo i loro stessi creatori ci stanno sfuggendo di mano – Gunther sosteneva che: “Abbiamo bisogno di nuove categorie per capire l’intelligenza artificiale. Altrimenti applicheremo concetti sbagliati a cose nuove”.
Diamo un senso a quello che succede senza paura e senza farci intimorire. In fondo se ci fate caso i proclami che si susseguono senza soluzione di continuità e che fanno il paio solo con situazioni ancora più estreme come la guerra o le catastrofi, servono solo a renderci insicuri, impauriti, e convinti di aver bisogno di qualcuno che badi a noi.
Invece, a proposito di Intelligenza Artificiale, le teorie di Gunther ci indirizzano verso un pensiero laterale, trasversale, multiplo, che considera i sistemi computazionali per quello che sono realmente:
“né persone né strumenti passivi. Qualcosa di nuovo che abita uno spazio intermedio tra il determinismo meccanico e la libertà cosciente. Processano informazioni in modi che producono risultati originali e spesso sorprendenti, ma lo fanno senza intenzione, senza scopo, senza quella dimensione dell’esperienza che caratterizza gli esseri coscienti”.
E se le vostre stesse ai vi spaventano, lo dico io ai padroni del vapore: anthropic, openai, google, amazon e compagnia cantante: è perchè siete in malafede e avete bisogno di capire come fare a procedere senza soldi, visto che sono finiti oramai, e insistere su quella strada – aumentare la potenza a dismisura – potrebbe solo farvi perdere la vostra posizione dominante. E allora sarebbero dolori, per voi non per noi. Blip

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