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Julianna Barwick e Mary Lattimore: Tragica Magia: La Bellezza Nata dal Disastro

Album della settimana è tra il neoclassico e l’ambient di una coppia femminile di arpa e sintetizzatore

L’Alchimia del Suono

Come può una bellezza profonda e commovente emergere dai momenti più tragici? È una domanda che risuona attraverso la storia dell’arte. La compositrice Julianna Barwick e l’arpista Mary Lattimore, due delle figure più celebri della musica ambient contemporanea, offrono una risposta sonora e risonante con il loro primo album collaborativo, Tragic Magic, un’opera che è un testamento a questo stesso paradosso.


1. Nata dalle Ceneri: La Tragedia Dietro la Magia

La parte “Tragica” del titolo dell’album non è una metafora. Le sessioni di registrazione a Parigi si sono svolte nel gennaio 2025, subito dopo che entrambe le artiste, residenti a Los Angeles, avevano affrontato la devastazione degli incendi che avevano colpito la California. Arrivarono nella capitale francese ancora scosse dal trauma che affliggeva la loro comunità. Ma è proprio qui che la dicotomia centrale dell’album prende forma: a questo profondo stato di shock si contrappose un’accoglienza quasi divina. Come descritto nelle note del progetto, “furono accolte in un ambiente divino, sentendosi profondamente curate dai loro ospiti e travolte dalla bellezza e dalla storia che le circondava”. Questa collisione immediata tra il trauma e una cura travolgente è diventata il motore emotivo dell’intero progetto.

“Tragic Magic” riflette nel titolo e nella musica il loro stato d’animo, la tristezza e l’incertezza della partenza e il conforto che hanno trovato durante il loro soggiorno alla Philharmonie.


2. Un Museo per Studio: Suonare la Storia

Julianna Barwick e Mary Lattimore

L’elemento “Magico” è nato da un’opportunità irripetibile offerta dall’etichetta francese InFiné e dalla Philharmonie de Paris: registrare all’interno del Musée de la Musique, con pieno accesso alla sua inestimabile collezione di strumenti storici. Alexandre Cazac di InFiné descrisse poeticamente le antiche arpe come “principesse addormentate” che le artiste avrebbero avuto il compito di “risvegliare”.

Questa metafora cattura perfettamente lo spirito del progetto. La scelta degli strumenti rivela un contrasto sorprendente, unendo secoli di evoluzione musicale:

  • Arpe che tracciano la storia dello strumento, tra cui un’arpa di Jacob Hochbrücker (1728), un’arpa a movimento singolo di Érard (1799) e un’arpa a doppio movimento di Érard (1873).
  • Sintetizzatori analogici iconici come il Roland JUPITER-8 e il Sequential Circuits PROPHET-5.

Questa fusione non è solo un esperimento sonoro; è un atto di comunione con la storia. Risvegliando queste “principesse addormentate”, Barwick e Lattimore non stavano semplicemente suonando degli strumenti, ma stavano rianimando suoni dormienti in un contesto elettronico contemporaneo, creando un dialogo profondo tra la risonanza del legno antico e la pulsazione dei circuiti vintage.


3. “Telepatia Musicale” in Soli Nove Giorni

L’intero album, composto da sette brani, è stato scritto e registrato in soli nove giorni. Una tale impresa creativa è stata possibile grazie a quella che Julianna Barwick definisce la loro “telepatia musicale”, un’intuizione artistica profonda, coltivata in anni di amicizia e tournée condivise.

Il processo è stato un dialogo libero e improvvisato, una testimonianza della loro connessione artistica. Questa sinergia si è rivelata essenziale per trasformare i vincoli di tempo della residenza in un catalizzatore per la creatività, invece che in un ostacolo.


4. L’Ispirazione tra il Sacro e il Profano

La prima sera a Parigi, le artiste visitarono la Basilica del Sacro Cuore di Montmartre durante una messa domenicale. Furono profondamente colpite dal canto di una suora accompagnato dai droni dell’organo. L’esperienza fu così potente che Barwick in seguito rifletté: “Mi sono quasi sentita come se fosse… ‘Questo è per noi?’… Strizzate d’occhio cosmiche, come si suol dire”. Questo senso di serendipità cosmica si riversò direttamente nel lavoro del giorno dopo: il brano di apertura dell’album, “Perpetual Adoration”, è la trasmutazione diretta di quel momento sacro.

Allo stesso tempo, il disco attinge a un’ispirazione preesistente. La loro reinterpretazione di “Rachel’s Song” di Vangelis, dalla colonna sonora di Blade Runner, non è nata spontaneamente a Parigi, ma era un pezzo che stavano già sviluppando nei loro spettacoli dal vivo. La versione dell’album è resa ancora più toccante dall’inclusione di una registrazione della prima pioggia caduta a Los Angeles dopo gli incendi, un simbolo sonoro di speranza e rinnovamento.


5. La Canzone per una Casa che Potrebbe Non Esserci Più

Il brano finale dell’album, “Melted Moon”, è la risposta più diretta agli incendi californiani. In questa traccia, la voce di Barwick è insolitamente chiara e priva di effetti, quasi nuda, e trasmette i suoi testi con una lucidità struggente.

Le parole catturano il sentimento di lasciare la propria casa sotto una nube di incertezza, un misto di paura e speranza.

“You may never go home again

At least not the home you know”

Questo momento incapsula perfettamente il tema centrale dell’album: trovare speranza e bellezza mentre si elabora la tragedia.


Un Suono che Guarisce

Tragic Magic è più di un album; è una testimonianza sonora di amicizia, resilienza e del potere dell’arte di trasformare l’esperienza in guarigione. È la prova che anche dalle ceneri può nascere una melodia luminosa.

In un mondo che sembra sempre più in crisi, dove altro possiamo trovare la magia per affrontare la tragedia se non nell’arte che creiamo insieme?


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Ennio Martignago