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Il Pescatore

Abandonendland

Sussurri e grida, ma anche qualche notizia certa, sulla storia dei parchi divertimenti a tema dimenticati e abbandonati. Cominciamo con Veneland, un deserto con rovine industriali a pochi passi da Venezia

Il posto c’è, la voglia non manca, sul ponte la bandiera sventola ed è pure bianca – il poeta forse ci perdonerà, anche se non ci spererei troppo – dunque tutto è  pronto, anzichenò, per aprire un nuovo fronte di utili e inutili informazioni a tema. Sapete, o forse no, ma qualcuno probabilmente avrà intuito, che qui, più che altro si perde tempo, ma con impegno e profusione. Di che non è dato sapere, ma si profonde, statene certi. Oggi dunque inseriamo un nuovo tassello nella cinghia e facciamo un buco aggiuntivo nel puzzle della nostra inutile rubrica, derubricando con pazienza e ardore, un tema raro e fortemente variabile. Parliamo alfin di meteo – ma che avete capito? – oggi introdurremo il tema dei parchi a tema, ma solo quelli più inutili e perlopiù abbandonati. I parchi fantasma. I parchi divertimenti fantasma italiani. Ecco. E guardate, non cadetemi dalle nuvole, perchè il tema è caldo, e sfrillizzica – o come cavolo si dice – il velopendulo come non mai. 

Il primo sparring partner della nuova sotto-categoria della sotto-rubrica del noto, e anche meno noto, periodico dedicato al ribelle DeAmiCisiAno-EcoUmbertEsco – il Franti se qualcuno si fosse perso nel frattempo – sarà Veneland, mica Atlantide o Eldorado. Siamo persone serie qui. Snort. Sblulb. Strrntvitn. (onomatopeia mia fatti capanna!!!). 

Prendiamo dunque il primo tunnel spazio temporale quantistico che passa vicino casa e spostiamoci negli anni ‘70 del ‘900,  verso la metà di quel  decennio, e andiamo verso nord, – del resto Veneland, proprio in Sardegna non dovrebbe essere – andiamo verso Venezia, meglio Mestre, vicinanze. Il posto c’è, e ancora permane, ma anche lo spazio c’era all’epoca per sostare e magari fare festa. E chi ci sostava e allestiva feste di passaggio? I nomadi dello spettacolo per eccellenza – quelli dello spettacolo viaggiante che ha anche un luogo per andare in pensione (in altre ere geologiche si sarebbe definito ospizio) dedicato ai propri artisti nelle vicinanze di Firenze – i giostrai – di tutto il mondo unitevi – scusate non sono riuscito a trattenermi, dicevo i giostrai che incrociavano nel mestrense o mestranse, in detta area nei periodi favorevoli sostavano e dispiegavano le proprie attrazioni giostristiche. Sosta che ti risosta, giostra che ti rigiostra,  successo di publico dopo successo di pubblico, alcuni di essi danno fiducia all’area libera – e anche bella – mestrina, si consorziano fra se e se, e provano l’avventura di un luna park stanziale, anzi meglio, di un parco a tema fisso e in espansione lì in quel posto. Nasce Veneland, 54 ettari di divertimenti a Marocco di Mogliano Veneto, provincia di Treviso. Apertura ufficiale 1977, biglietto di ingresso, successo clamoroso, folle oceaniche, code kilometriche, robe da non credere, e infatti non ci credettero e pochi, ma proprio pochi, anni dopo, chiusero e mai riaprirono. Ahiaiai

Eppure nel suo piccolo e con grande successo di pubblico la terra veneta attrattiva e attraente aveva tutto e di più: dal pattinaggio ghiacciato e/o flambè, al parco tematico vario di auto antique, di archè, di animali biblici lungo un lago artificiale ma navigabile almeno un pò, pesci in mostra che nemmeno, ma in vasche apposite e cristalline – nel senso di acquario – bestie serpentiche e a sangue freddo anch’esse in visione e a go go, per non dire di tutta una serie di temi a tema con il vecchio e lontano ovest degli stati e degli uniti a farla da padrone con cow bow e indians – all’epoca si sa che il politically correct ancora lo dovevano inventare – per non dire di nonna papera, magari sotto mentite spoglie, con tanto di vecchie e fattorie ia ia oooo. A, dimenticavo, per non farsi mancare nulla c’era pure il trenino ciuff ciuff che però aveva un tema puro isso a tema animalesco ma esotico.

Nel 1985 l’area è stata acquistata chiavi in mano, o forse meglio dire, macerie in sacco, da un’azienda, un gruppo italo- non meglio precisato – si potrebbe, ma in fondo, dai – per miliardi veri di vecchie lire, non più di e non meno di, insomma circa o quasi oltre i 30 miliardi con tanto di  business e pure un plan con banche e finanziamenti per espandere il tutto con resort e presort e mesort persino, alberghi, alberti e forse qualche albero in più, chissà? Dicevano di un indotto pari a 200 miliarduzzi di vecchie lire, una volta finiti i lavori. Ma l’affare non si fece. Il fantasma formaggino del parchino divertimentino aveva colpitino ancorino. O forse era solo il piano regolatore comunale? Chissà. Di sicuro c’è che la vicenda post parchistica ma edilizia è proseguita fra scartoffie e avvocati sino a oltre il 2000 e 5 e oltre – praticamente fino a oggi – quando i giudici del consiglio e dello Stato pure, misero la parola fine sul progetto di riconversione privata. Adios mia bella adios. Ma anche il danno è fatto e i cocci sono vostri. Qualche anno postumo successe infine che l’area fosse eternittamente – amianto – bonificata. Che insomma ce e n’era e pure molto assai. E poi. Boh, da Veneland è tutto, linea allo studio. 

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I settanta finali col parco Veneland, erano anni di un’epoca pionieristica anche se ruggente,  e in quelli di anni alcuni  parchi a tema – che poi in quella parte di tempo del mondo nascevano da noi (disneyland cui tutti si ispiirarono era di parecchio precedente),  – andarono a carte 48, e non arrivarono alla cena, altri, invece, fecero il boom e restarono boommati, vedi alla voce Gardaland, nell’area specifica non così lontana dalla nostra di oggi. Peccato, o che fortuna? Mah, chi può dirlo, lasciamo ai posters – loro non mancano quasi mai da queste parti – e anche agli influencers odierni, per non farci mancare nulla, la verdetta o l’esito. Però si sa: chi disprezza compra. Quindi?

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. venelandia postuma da non confondere con una realtà esistente e funzionante di cui il web ci da notizie con nome e cognome aidentico  e che fa cose di eventi e turismo e crociere sempre nel veneto e sempre in laguna chissà se è voluto – il nome dico – o una semplice omonimia con sovrapposizione e scorrimento laterale nonché verticale e orizzontale assai? Mah, credo che rimarremo nelle ambasce e senza rispo e pure sta. Così parlò Zoroastro o era Zorro?

ps.3

arriva fresca fresca la testimonianza di un maestrante dell’epoca che informa noi tutti di alcune determinanti tematiche ivi maturate durante i pochi e ruggenti anni di attività, riporto testualmente:

ci ho lavorato nel periodo dell’apertura.  erano il ristorante pizzeria e la pista di pattinaggio – 400 posti col pienone –  a portare il grosso dei soldi, e sono state quelle che hanno funzionato fino alla chiusura.   gli animali, fra cui un ippopotamo, costava troppo mantenerli”. 

ps.4

Per la precisione e siccome il gioco è bello finchè dura poco – dice il saggio – ci permettiamo di fare chiarezza, anche se non ci compete,  sul tema. C’è un bel libro che si intitola “non è venezia”. invenzioni fuori dal mondo” scritto da più autori per la collana “quaderni della ricerca”. Da questo testo estraiamo un breve passaggio su Veneland di un capitolo del libro tutto  dedicato al parco divertimenti,  scritto da Christian Toson, che chiarisce in modo incontrovertibile il passaggio invero più scabroso della vicenda Veneland, ovvero la breve vita del parco innovativo e di successo, nonostante le folle oceaniche e i soldi raccolti: 

“L’impresa di Veneland si spense in soli tre anni. Nonostante il primo anno avesse chiuso già in pari e gli anni successivi sembravano promettere grandi utili, mentre contemporaneamente la vicina Gardaland, che avrebbe in seguito avuto un successo clamoroso, per i primi tre anni di esercizio si trovò in perdita. Le amministrazioni pubbliche, per motivi ancora da chiarire, non diedero fiducia al progetto, approvando concessioni solo di pochi mesi o un anno, di fatto bloccando le prospettive di investimenti a medio e lungo termine”. 

Nessun mistero dunque, burocrazia e poco altro. L’Italia insomma. 

Ed è davvero tusso, o tutto se siete tradizionalisti, vogliate gradire un brano di congedo, anzi no, vogliate gradire un masterplan di ripristino dell’area con tanto di architetto estensore e affini – anno 2017


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