Ci sono gli inventori, quelli più o meno famosi e più o meno inventivi, ci sono gli Archimedi Pitagorici con o senza cappello pensatoio ed Ete Bete, poi ci sono gli inventori di invenzioni, quelli che passano la vita, tutta la loro vita ad inventare roba. Il signor George Simjian qui presente anche in foto, a vostro piacimento, ha passato tutta la sua vita, anche abbastanza avventurosa, soprattutto nella sua prima porzione, a creare cose perlopiù utili e davvero curiose, soprattutto per l’epoca, quasi ancora per la maggior parte analogica. Che non è un fatto di poco conto, visto che l’analogico prevede la realizzazione fisica forzata e pure forzosa di un prototipo, cosa che dentro un computer e in digitale, si bypassa, facilmente, riuscendo a simulare perfettamente il funzionamento dell’oggetto, solo virtuale, in modo da poter cambiare, aggiustare, correggere cose, lì per lì, senza bisogno di smontare e poi ricostruire. Sono robe che noi umani, non possiamo capire, come i Bastioni di Orione e i bastimenti per le Americhe.

Il nostro pozzo di idee e artigiano eccellente, nonchè scienziato, meccanico pure di precisione, senza nulla togliere alla sua parte ingegneristica, nasce armeno, però come molti suoi connazionali, sceglie un brutto momento per venire al mondo e per non finire nello sterminio del suo popolo, cui qualcuno in questo bel posto che è il mondo ha pensato bene di mettere mano, rimane prima orfano, sigh, e poi va a vivere prima in LIbano poi in Francia e infine trova riparo e stabilità nel paese delle occasioni – almeno una volta, – gli Stati Uniti di America. L’asilo glielo offre uno zio che vive e lavora in Connecticut, in una città davvero ben augurante, almeno nel nome, New Haven.

La prima invenzione degna di nota del nostro è una macchina fotografica per ritratti, una sorta di antenata o precursora, um/i/e/xyz delle cabine per foto tessere. Quelle che ancora si vedono nel nostro paese, e molto meno in altri, visto il successo che riscuotono sui turisti, soprattutto gli yankee, nelle città d’arte italiche. Tipo a Firenze per non far nomi e luoghi. L’oggetto scattante foto ritratti. creato nel ‘34 del ‘900, ha la particolarità di permettere ai soggetti che si autoriprendono di vedersi tramite un gioco di specchi per mettere a punto la migliore inquadratura di se medesimi. Ma soprattutto dispone di un congegno – lui medesimo inventato – dove per lui medesimo si intende lui l’inventore, non lui il congegno – che, si autometteafuoco. Che per i meno distratti, non significa bruciarsi, almeno nelle tecniche fotografiche, ma innitidarsi o innitidare a piacimento. Un concetto quello dell’autofocus che forse non sarà stata esclusiva farina del sacco del nostro inventore, ma che, certamente, nobilita ancora di più il lavoro di GS.

Inventore di invenzioni in senso lato il nostro GS mise a punto, più avanti nella sua lunga vita, una robetta che non ha nulla a che vedere con foto e ritratti, ma parecchio con voli e aerei. A onor del vero, mi corre l’obbligo di constatare che anche detta invenzione sfrutta principi ottici e foto-ottici, come potrete vedere voi stessi fra un attimo. Si tratta di un simulatore di volo, – ORET, optical range estimation trainer – giusto giusto per le esigenze degli alleati, nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, gli portò fama, notorietà e certamente anche una certa agiatezza. Gli anni erano quelli ruggenti ma bombardanti – sigh – l’oggetto, anche in questo caso, con la complicità di specchi – al momento non c’erano schermi ma, si sa, l’occhio voleva la sua parte, anche allora – e luci di vario tipo o colore, riusciva a fungere da simu e latore per il volo e soprattutto per i combattimenti a stretto giro. Leggenda vuole, ma chi siamo noi per confutarla, che l’idea del simulatore sia venuta ad un tristissimo GS, nell’intento di provare a migliorare le competenze in combattimento degli aviatori americani, molti dei quali, erano suoi amici e conoscenti arruolati nelle forze aeree, e morti in azione. Ma la cosa davvero ingegnosa rubricata al nostro inventore armeno è, reggetevi, il bancomat.

Proprio lui, lo sportello automatico preleva contanti. E pensate che il marchingegno prelevante/depositante/sportellante automatico prototipalmente costruito dall’inventore armeno, risale, a prima del ‘60 del novecento, addirittura al 1959. Tanto presto e tanto in anticipo, che la prestigiosa banca a cui lo presentò, la CityBank statunitense, seppur apprezzando l’idea e la sua realizzazione, preferì accantonare la rutilante esclusiva novità per quasi un decennio. Al punto che, secondo il mondo – il solito mondo rotondo che sa tutto e non sa niente – lo sportello di prelevamento automatico bancario è stato ‘nventato da una coppia di teste d’uovo conosciuta con nomi e cognomi, di cui di seguito vi forniamo un breve estratto: Barron e Wetzel. E non dal nostro. Essi, secondo il mondo, ebbero fama e – immaginiamo – soldi, per l’invenzione; il cui brevetto, però, se andate a controllare, porta GS come firma. E non dico altro, anche perchè sto scrivendo. Essa macchina si chiama “teller” , ed è divenuta celebre, nella sua forma più diffusa, quella universalmente conosciuta con la sigla ATM (automated teller machine) stampigliata in front off.
Prima dei saluti di rito, o Rita, preciserei un pochetto, se permettete. Intanto rubricherei a Simian – lo scrivo semplice per non confondermi, l’originale ci ha troppe jjj – anche l’invenzione del gobbo e dico gobbo tv e similari. Anch’essa attribuita ad altri, ma, come già detto anche in questo stesso post, brevettata se medesimo. Il nome ufficiale dell’aggeggio è teleprompter, per non fare confusione. A Firenze, sempre per essere precisi, un gobbo è quasi sempre un tifoso della Juventus. Il mondo è bello perchè è vario, si sa.

Inoltre nei suoi primi anni universitari – a Yale, mica Casalbordino sul tanaro – GS prima lavora, fonda e dirige – in che ordine fate voi – il laboratorio medico fotografico dell’ateneo – o meglio: del prestigioso ateneo – e poi, non contento, inventa e realizza la prima macchina a raggi x – siamo negli anni ‘30 del novecento – a colori. Per la precisione, mentre inventa e inventa, non fa il capo del laboratorio, ma, addirittura, del nuovo dipartimento universitario di Yale dedicato alla fotografia presso la facoltà di medicina. Insomma, nella sua lunga vita, il nostro GS, brevettò più di 200 invenzioni, e fu anche un discreto imprenditore, infatti fondò e diresse diverse aziende. Una di queste, venne venduta per 90 milioni di dollari, per dire. C’è chi paragona il nostro GS ad un altro immortale inventor-imprenditor statunitense, tale Thomas Alva, occorre che aggiunga il cognome? Facciamo così: intanto metto una lampadina o due, e poi vediamo.

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