La mia piccola rubrica è dedicata proprio agli Incontri, quelli casuali che si fanno particolari.
Mi chiedo se fare un excursus storico o se andare per significatività.
Vediamo come “la mente mi suggerirà”.
Vorrei partire dai Chiostri e da S. Apollinare in Classe (nell’immagine sopra ne vedete un particolare). In questi sento e provo emozioni forti, vibro.
Giunsi nella stupenda chiesa paleo-bizantina verso sera. Le luci attraverso le vetrate multicolori, il suono di un organo dietro le mie spalle e i mosaici antichi insieme mi paralizzarono: rimasi sola ferma nella navata centrale, colta da pace. Dimenticai l’ora, sì le ombre diventavano lunghe, avvolgendo i colonnati ad evidenziare le foglie d’acanto dei capitelli. Il mio desiderio più profondo? che quelle note non cessassero restando in me. Mi dovettero chiamare.
Nei chiostri condivido con un’amica restauratore una sensazione di presenze, dei tanti passaggi di persone che si sono fermate, anche a pregare. Tutto è vivo, non solo il giardino interno coi suoi fiori. Ci siamo scambiate questo pensiero a tavola, non era imbandita, non serviva. Donna conoscitrice del bello. Vorrei fossimo più vicine, per incontrarci dobbiamo prendere un aereo. Compare coi suoi scritti nei modi più particolari: “puff! ti penso”, poi brevi frasi. Giungono sempre con tratti del suo vivere, con scambi di notizie e di incoraggiamenti. Eravamo adolescenti in corsa, che ora avanzano nella vita.
Passo al mio professore di Filosofia. Spiegava benissimo, lasciando spazio alle discussioni. Con lui c’erano confronti, come non approfittarne? osavo le mie idee, spesso diverse dalle sue. Era un divertimento con chi ne sapeva molto più di me. Seduta dietro ad un banco che non esisteva più, lui con una cattedra svaporata. Potevamo essere in un bar e ci saremmo dette le stesse cose. Ho imparato che potevo apprendere il mondo delle idee tranquillamente. Lo studio rimaneva un ripasso piacevole. Era anche un bell’uomo e nonostante fossi giovane lo notavo. Pare questa una digressione, fu in ogni caso un elemento positivo in più.
Quarantenne, la sera in partenza a pochi passi da Porta Susa, incrocio lo sguardo di un uomo elegantemente vestito con un cappotto verde con mantella, occhi verdi, sorridente. Non riuscivo a spostarmi, sorrise ancora più intensamente. Mia figlia: “mamma perdiamo il treno!” e partimmo per le vacanze natalizie sui colli fiorentini. Resta colui che vorrei incontrare casualmente, era particolare. La vacanza? andammo da chiese a canneti, passando per musei. Salimmo sul campanile di Giotto, si doveva fare! e la corsa verso San Miniato al Monte: nell’interno attente e meravigliate, poi ferme a rimirare il tramonto. Mia figlia tra le opere d’arte un po’ mi somiglia, va rapida dove poco le dice, poi si ferma incantata.
Al Centre Pompidou di fronte a colli stretti e lunghi, visi senza occhi, mi chiese il perché stupita. Non parlai delle sofferenze del grande Modigliani, era piccina. Rimase a guardare, non le chiesi quali fossero i suoi pensieri. Poi scattò verso una vetrata che affaccia su Place Jeorge Pompidou: il riflesso di una bimba, la mia macchina fotografica fece click.
Mi torna ora alla mente l’austerity quando trascinavamo bob e slitte lungo le strade di montagna e scendevamo con un tocco di pericolo. Tutti i bambini vociavano felicità e divertimento. Un incontro con una neve fresca, non battuta. Le scie degli scarponcini su quei bianchi cristalli circondati da un cielo che ricordo blu. Il poco è meglio del troppo.
Parlo ora del mio papà severo, ma affettuoso. Partiva a pesca o per funghi la notte con una pila. Era un raccoglitore persino troppo bravo, ne regalava in cesti adornati con foglie di castagno o faggio. Finito andava al lavoro. Era uno dei suoi modi per “staccare la spina”. Ho avuto dei colleghi così: magri, muscolosi, volitivi. Lui era o un chiacchierone o un taciturno, sapeva ridere. Abbiamo avuto degli scontri, quando ci si vuole bene esistono i momenti in cui alcune idee non sono le stesse e si discute, fino a comprendere. E’ sempre stato bello, con un cuore buono e generoso. Non ha mai interferito con le mie scelte, anche quando capiva lucido che stavo sbagliando, me le lasciava compiere. Per la verità qualche consiglio lo avrei accettato, forse erano strade che dovevo percorrere per crescere. Quando ero felice lo era con me.
Cantava bene e gli piaceva farlo, fino all’ultimo abbiamo cantato insieme, il pomeriggio in cui mi disse “non canto”, capii, non era neppure ancora in ospedale. Ha sofferto molto, non solo fisicamente, ha raggiunto la meta terrena sereno. Mi manca, certo, ma una parte di lui è in me e non mi riferisco ai soli geni.

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