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In Fatti Ostili dei Delta V: La Colonna Sonora della Tua Rabbia Quotidiana

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Milano brucia e tu scrolli Instagram. Benvenuti nel 2025.

Immagina: stai tornando a casa in metro, tutti attorno a te fissano lo schermo, nessuno si guarda. La città corre, tu corri, ma verso dove? I Delta V hanno fatto quello che la maggior parte degli artisti italiani non ha il coraggio di fare: hanno fotografato esattamente questo momento, questa sensazione di vivere in una città – e in un paese – che sembra sempre sul punto di esplodere ma non lo fa mai.

“In fatti ostili” (ottobre 2025) non è un album. È una diagnosi.

Quando la Musica Ti Fa Ballare Sulle Crepe Aperte sopra L’Inferno

Ecco la cosa pazzesca: questo disco ti fa venire voglia di muoverti, ma mentre balli realizzi che c’è qualcosa che non va. Le tracce mescolano elettronica, pop e avanguardia in un modo che è allo stesso tempo ballabile e inquietante. È come quella sensazione quando esci il venerdì sera, ti diverti, ma sotto c’è sempre quella strana ansia che non riesci a definire.

I Delta V l’hanno capita perfettamente. Hanno destrutturato la classica forma canzone, abbandonando in molti brani strofa e ritornello, perché per raccontare un presente frammentato serve una forma frantumata. Non troverai il ritornello orecchiabile da TikTok, e forse è proprio questo il punto.

Milano: La Città Che Brucia (E Non Lo Sa)

Milano è dipinta come un laboratorio sociale, un simbolo di un’Italia stanca, alienata e iper-connessa solo in superficie. Se vivi in una grande città italiana – o anche solo se ci passi tempo – sai esattamente di cosa parlano.

“San Babila ore 20(25)” è probabilmente il brano più potente dell’album. Richiama la violenza politica degli anni Settanta per dire che oggi la violenza si è spostata nei cuori e negli algoritmi. Non ci sono più le bombe in piazza, ma c’è l’odio nei commenti, la polarizzazione, l’incapacità di dialogare. E la domanda che ti sbattono in faccia è semplicissima: “Possibile che non pensiamo più, che li lasciamo andare avanti?”

Spoiler: sì, è possibile. Ed è esattamente quello che stiamo facendo.

Screenshot

Non È Musica Impegnata. È Musica Che Non Può Fare Altrimenti

L’album rappresenta un’evoluzione: i Delta V abbandonano la pura estetica lirica per una prosa poetica più diretta, dove ogni parola pesa. Non è il classico cantautorato che ti racconta i problemi dell’artista – qui l’attenzione si sposta dal ripiegarsi su se stessi all’osservazione del mondo esterno.

Il risultato? Un’opera di impegno senza militanza e di emozione senza retorica. Non ti urlano contro cosa devi pensare, ma ti costringono a guardare cosa sta succedendo. E forse è proprio questo che rende “In fatti ostili” così scomodo: non puoi spegnerlo e dire “è la solita canzone di protesta”. Perché mentre lo ascolti, mentre magari ti muovi anche, ti rendi conto che stanno parlando esattamente della tua vita.

Perché Dovresti Ascoltarlo (Anche Se Fa Male)

In un’epoca in cui la maggior parte della musica italiana è o nostalgia confezionata o evasione totale, i Delta V hanno fatto una scelta radicale: guardarci dritto negli occhi.

L’album parte dall’ostilità che percepiamo tutti – quel clima pervasivo dove la paura del diverso ha sostituito la fiducia, generando isolamento tecnologico, chiusura e diffidenza – e la trasforma in qualcosa di potente. Non una soluzione (non ci sono soluzioni facili), ma almeno la consapevolezza che non sei solo tu a sentire che qualcosa non va.

Il Verdict

In fatti ostili è una delle uscite discografiche italiane più significative del 2025. È un album che richiede attenzione, che non funziona come sottofondo. Ma se gli dai lo spazio che merita, ti restituisce qualcosa di raro: uno specchio che riflette non solo chi sei, ma il mondo di pugnali avvelenati in cui stai vivendo.

E forse è proprio questo che serve nel 2025: meno playlist per non pensare, più musica che ti costringe a farlo.


“In fatti ostili” dei Delta V è disponibile ora. Prodotto da Paolo Gozzetti e Roberto Vernetti, l’album include anche la collaborazione di Steve Hackett (Genesis) nel brano finale “I Raggi B”.


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Ennio Martignago