Probabilmente il nostro attuale momento storico, verrà marcato agli archivi con il termine di “Ideologismo”, declinato al plurale. Sarà dunque stata l’era degli ideologismi, innalzati agli altari della gloria come nuove religioni.
Non c’è da faticare molto a trovarli (o ad inventarli): si prende la radice di una parola qualunque e si aggiunge la desinenza -ismo; da qui liberalismo, socialismo, capitalismo, populismo, fascismo, ambientalismo-ecologismo, femminismo, maschilismo ecc.
Questi sono almeno ad oggi quelli più popolari.
Ma ne potremmo inventare di ogni specie, dal casalingh-ismo al pantofol-ismo: anche il cicl-ismo, per traslazione, può diventare una ideologia.
Molti di questi ismi à la page spesso sono utilizzati assai a sproposito da raffazzonati propagandisti che in tal modo dimostrano spesso la abissale non conoscenza dei termini urlati o sbandierati o ripetuti come dei mantra, ignorando non solo il mero significato delle parole, ma tutto l’entroterra culturale che, dietro le quinte, si cela. Senza entrare nella politica degli ultra abusati, la maggior parte delle volte a sproposito, termini fascismo ed antifascismo, oggi voglio esprimere alcune riflessioni sull’ambientalismo, dai pragmatici cultori della lingua inglese, liquidato come green, dove, ovviamente tutto ciò che è verde è buono.
Primo Intermezzo: ricordo ai fautori del verde spinto, l’arseniato di rame (detto Verde di Parigi), l’ossido di cromo, il verde di Sheele, il verde malachite, il verde di cadmio: colori bellissimi ma assai tossici e letali, giusto così ça va sans dire.
Non c’è dubbio alcuno che se il pianeta terra è la nostra casa, sia nostro dovere mantenerla pulita, sana, in efficienza intervenendo in modo efficace a tal fine con i mezzi disponibili; ma ciò non può escludere la regola più antica del mondo, cioè il buon senso.
Attualmente il fabbisogno energetico mondiale si avvale di circa il 30% delle energie rinnovabili e del 9% di quella nucleare. Dunque, se questi dati estrapolati dalla I.A. sono attendibili, il rimanente 60% è tutt’ora gestito da fonti fossili, cioè gas naturali, petrolio e carbone. Nei prossimi 10 anni si prevede un raddoppio della richiesta energetica a livello mondiale, complice non ultimo il consumo dell’elettricità legato ai data center dell’A.I. (secondo I.E.A nel prossimo decennio il loro consumo energetico equivarrebbe all’intero fabbisogno del Giappone in un anno) che non potrà essere garantito dalle fonti rinnovabili che, per motivi logistici, potranno affiancare ma non sostituire le fonti tradizionali; si prevede dunque una aumentato utilizzo delle fonti classiche ed un incremento, si spera, dell’energia nucleare, l’unica vera alternativa competitiva all’utilizzo delle riserve fossili.
Con tanti saluti ai vari Green Deal e piani di transizione ecologica che ci possiamo fumare nella pipa (Ops, scusate!).
D’altronde un qualunque elettricista potrebbe confermarvi che attualmente se solo in Italia tutti ci dotassimo di auto elettrica, non avremmo energia sufficiente per la corrente nelle nostre case, per le industrie e per ricaricare contemporaneamente tutte le auto.
Ciò che dunque ormai è una evidenza per tutte le persone dotate del succitato buonsenso, essa latita ancora nelle stanze dei bottoni europei dove business e potere si spartiscono preferenze pro domo loro intestardendosi sulla ormai anacronistica spinta verso il tutto ecologico alla produzione, limitandosi a gioire non vedendo il fumetto dai tubi di scappamento ma ignorando l’inquinamento reale prodotto dall’intera filiera della produzione, ad esempio, della macchina elettrica chiavi in mano.
Secondo Intermezzo: lo sapevate che un’auto elettrica attuale, tenendo conto di tutti i parametri inquina quanto un motore termico euro 4?
E se cambiassimo il paradigma?
E se invece di concentrarci solamente sulla produzione energetica, incrementassimo gli studi per contrastare ed utilizzare le varie sostanze tossiche prodotte dall’inquinamento?
E se ciascuno di noi nel nostro piccolo riprendesse in mano il “Manuale di Petronilla” (1937) che offre consigli pratici per una gestione economica della casa o usassimo di nuovo le pentole a pressione che riduco ad un quarto i tempi di cottura dei cibi? E se tutti noi, a tutti i livelli professionali e non ci ricordassimo che i fogli hanno anche il retro su cui scrivere?
E se…
Meditiamo gente, meditiamo.
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