Eccoci a noi, nuova settimana strenna in direzione ostinata e contraria verso il Natale. Questa volta ho pensato di occuparmi di canzoni ed espressioni idiomatiche, gergali, proverbiali, e più ali e più voli. Questo è un fatto. Magari anche un dilemma. Chi può dirlo. Non so se mi sono spiegato, non credo, facciamo prima a cominciare con esempi, il resto arriverà. Come diceva Sergio Endrigo: “partirà la nave partirà, dove arriverà, questo non si sa”.
Il titolo ci rimanda ad una espressione gergal-dialettal-proverbial. Chi non hai mai usato questa frasetta pensando a un collega, amico, compatriota, nu poco, per dirla con la lingua di dante “mariuolo, faccia di fil di feru, spigliato anzichenò”? Ebbene nell’etimo, e anche nella ologia dell’etimo, non c’è un significato preciso per detta espressione. Però poi – vox populi, vox dei – come dicevano i letterati, e anche gli altri, il “figlio del prete”, è un caso e una persona fuori dal comune, – il più delle volte non in senso positivo – del resto da noi, sull’italico suolo, i preti non possono sposarsi e quindi il “figliuol del prete”, di sicuro è qualcuno di poco ortodosso. La battuta è voluta, perciò ridete pure se vi capita. Altra cosa e diverso significato per quel figlio di uomo del clero arriva in altre latitudini, ad esempio nei paesi anglo e poi sassoni. Pensate al successone

discografico degli anni ‘60 poi rinverdito grazie alla colonna sonora di Pulp Fiction e all’estro e al buon gusto di Quentin Tarantino che di nome e cognome fa: Son of a preacher man, eseguita e pure cantata da mrs Dusty Springfield. Il testo lo spiega bene, persino in una traduzione:
Billy Ray era il figlio del predicatore
E quando suo padre faceva le visite, lo accompagnava
Quando si sono riuniti e hanno iniziato a parlare
E’ stato il momento in cui Billy ha potuto propormi una passeggiata
Ce ne andammo fuori a piedi attraverso il cortile
Poi mi ha guardato negli occhi
Il Signore lo sa, con mia sorpresa
L’unico che avrebbe mai potuto toccarmi (in senso figurato ma anche no)
Era il figlio di un predicatore
L’unico ragazzo che potrebbe mai insegnarmi (l’amore)
Era il figlio di un predicatore
Sì, lo era, lo era
Ooh sì lo era
Essere osservanti non è sempre facile
Non importa quanto ci provi duramente
Quando ha iniziato a parlarmi dolcemente
Mi è venuto vicino e mi ha detto: “va tutto bene”
Mi baciava e mi diceva “va tutto bene”
Posso fare una scappata di nuovo stasera?
Come ricordo bene lo sguardo che aveva
Mentre rubava i miei baci di nascosto
parlando per prendere tempo
Dicendomi che lui era tutto mio
Imparando l’uno dall’altro
Sto cercando di vedere quanto eravamo cresciuti e poi…

(L’unico che potrebbe mai toccarmi)
Era il dolce figlio di un predicatore dalla grande parlantina
(L’unico ragazzo che avrebbe potuto mai insegnarmi)
Ho baciato il figlio di un predicatore
(L’unico che potrebbe mai colpirmi)
Il dolce amante, figlio di un predicatore
(L’unico che potrebbe mai farmi danzare)
Era figlio di un predicatore
(L’unico che potrebbe mai toccarmi)
Era figlio di un predicatore
Nascere figlio di predicatore in un paese in cui i pastori di anime si sposano allegramente e, sovente, formano i nuovi predicatori, in seno alla propria medesima famiglia, si può e talvolta si deve. Anche se non siete avvezzi alla religione e soprattutto a quella di paesi diversi dal nostro, basta che vi guardiate una puntata del giovane Sheldon – Cooper, Big bang theory – o di centinaia di altre fiction in arrivo dagli States, e tutto vi sarà chiarito. Persino la serie sui pompieroni di Chicago – Chicago Fire, understand? – ha una sotto-trama romantica fra la paramedica Sylvie Brett e il cappellano Kyle (stagioni 7 e 8). Altri mondi, altre pulsioni, svolgimenti diversi.

In buona sostanza ci corre l’obbligo di dirvi che l’espressione di oggi, più che gergale, trova la sua propria origine nei dialetti. Ed è proprio andando a spasso fra le regioni dell’italico suolo che troviamo diversi detti locali in cui compaiono figli o figlie di preti. Ad esempio nelle marche è la figlia del prete ad essere protagonista: “non si la fija de lu prete che traluci davanti e derete”. Che tradotto sarebbe: “non sei la figlia del prete, trasparente davanti e dietro”. Una persona franca, trasparente, che si presenta senza filtri davanti agli altri. Schiettezza totale, senza maschere. Se poi vi piace aggiungere pepe e malizia traducetela voi come meglio vi aggrada.
Un altro dialetto coinvolto con questa particolare espressione è quello siculo: “Lu figghiu parrino è lu porcu di la casa”, che tradotto,suona più o meno così: “il figlio del prete è il maiale della casa”. In senso letterale starebbe a significare che quella particolare persona porta abbondanza, prosperità e vantaggi alla propria famiglia. Esiste poi anche un significato più ironico e critico del proverbio, in cui si identificano “i figli del prete”, come persone che si sentono privilegiate e agiscono di conseguenza – senza alcuna giustificazione – nella propria famiglia. Chi saresti te il figlio del prete? E’, ad esempio in Toscana, una domanda retorica con cui si apostrofano le persone che si comportano con presunzione credendo di godere di uno status particolare o di una particolare posizione di superiorità sociale. “Fill’e preri” è l’espressione che si usa nel dialetto sardo in particolare nella zona di Cagliari, che connota non solo la paternità – sconveniente – ma sottende anche un preciso giudizio morale e/o sociale implicito – e ovviamente non positivo – verso la persona in oggetto.
Infine la furiosità ( se la fate iniziare con la C viene meglio), questa canzone, e non il significato terzo che ha ispirato me e questo post, ha fatto venire in mente a qualcuno di fantasioso e con una certa dedizione alcoolica, un cocktail. Si chiama proprio: “Son Of A Preacher Man” ed è composto di gin, o, vodka, menta e limonata. Agitato e non shakerato – che figlio di un prete quel Bond – provare per credere.
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