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Il Coraggio dell’Autostoppista Digitale #7

Il Coraggio dell'Autostoppista Digitale

La doppia estrazione.Dove scopriamo che pagare non protegge la privacy, e una notizia bomba sul GDPR cambia tutto.

Riassunto della puntata precedente: Gli autostoppisti hanno fatto i compiti. Hanno scoperto di spendere circa 1.440€ l’anno solo per esistere digitalmente, e che lasciano tracce digitali ovunque. Ma c’è dell’altro…

“E pagare un abbonamento non ti protegge affatto”

La ragazza con lo zaino riprende: “Ho controllato anche i servizi per cui pago ogni mese. E ho scoperto che…”

Si ferma, cerca le parole giuste.

Pagare non compra privacy. Prendiamo Netflix: nel 2024 è stato multato per 4,75 milioni di euro dal Garante Privacy olandese perché non spiegava chiaramente cosa faceva coi dati dei clienti. Quali informazioni raccoglie, con chi le condivide, per quanto le conserva. Niente.”

Il ragazzo con la giacca blu interviene: “Adobe Creative Cloud analizza i contenuti che elaboro sui loro server usando machine learning. Per ‘migliorare i prodotti’, dicono. Ma sono i miei progetti, le mie foto, i miei design.”

“E ChatGPT?” chiede qualcuno.

La ragazza annuisce: “ChatGPT Plus. Pago 20€ al mese. A dicembre 2024 il Garante Privacy italiano ha sanzionato OpenAI con 15 milioni di euro. Le violazioni? Usavano i nostri dati per addestrare l’AI senza base giuridica adeguata, violavano la trasparenza, e non avevano sistemi di verifica dell’età.”

Pensavo che pagando avrei comprato anche un po’ di privacy,” conclude con amarezza. “Mi sbagliavo. I miei soldi comprano il servizio, i miei dati sono un extra che do gratis.”

Il Franti guarda il gruppo: “E il bello è che scoprire questi usi è quasi impossibile. Sono nelle policy che accettiamo senza leggere, scritte in legalese incomprensibile. Clicchiamo ‘Accetto’ e consegniamo tutto.”

Pausa. Poi il Franti si fa più serio:

“Ma adesso vi racconto una cosa che forse spiega tutto. È di questi giorni.”

La notizia che spiega tutto

Tira fuori il tablet e legge: “È apparso un articolo su The Brussels Times1. La Commissione Europea sta preparando in segreto una riforma del GDPR, la legge sulla protezione dei dati. Sotto pressione dell’industria dell’intelligenza artificiale.”

Il gruppo si avvicina.

“Secondo documenti interni trapelati, vogliono dare alle compagnie AI, Google, Meta, OpenAI, mano libera per raccogliere i dati personali degli europei e addestrare i loro modelli. La riforma si chiama Omnibus, è una procedura ‘fast-track’ che salta valutazioni d’impatto e controlli legali.”

“Cosa vogliono cambiare?” chiede la donna con i capelli grigi.

Il Franti continua a leggere: “Vogliono restringere la definizione di ‘dati personali’. Così le protezioni del GDPR non si applicherebbero in molti casi. Vogliono ridurre la protezione dei dati sensibili – salute, opinioni politiche, orientamento sessuale – limitandola solo quando vengono ‘direttamente rivelati’. E vogliono permettere l’accesso remoto ai nostri dispositivi senza consenso, sotto la scusa dell’‘interesse legittimo’.”

Silenzio.

“Max Schrems, l’avvocato che ha fatto causa a Facebook, dice: ‘La bozza non è solo estrema, è anche redatta molto male. Non aiuta le piccole imprese come promesso, ma ancora una volta beneficia principalmente le Big Tech’.”

Il Franti chiude il tablet. “La presentazione è prevista per il 19 novembre 2025. Tra pochi giorni stanno per cambiare le regole del gioco per permettere alle Big Tech di fare esattamente quello che ci avevano detto fosse illegale.”

Fa una pausa, lascia che l’informazione si depositi.

“I nostri dati personali, le nostre conversazioni, i nostri gusti, le nostre abitudini, la nostra salute, le nostre opinioni politiche, il nostro orientamento sessuale. Tutto. Per addestrare l’intelligenza artificiale. Senza il nostro consenso.”

La domanda che cambia tutto

“La domanda non è più: ‘Quante tracce sto lasciando?’” dice Il Franti a voce bassa. “La domanda è: ‘Quanto vale la mia privacy, se stanno per venderla al miglior offerente?’

Il silenzio è pesante. Alcuni nel gruppo guardano i loro smartphone con espressione diversa, come se li vedessero per la prima volta.

“Ma c’è una terza domanda,” dice Il Franti alzandosi. “Quella più importante. Quella che risponderemo nel prossimo incontro: quanto sarebbe difficile smettere?

Si allontana verso il furgone, poi si volta: “Pensateci. Provate a immaginare la vostra vita senza questi servizi. Quanto sarebbe facile? Quanto difficile? Ci vediamo domani.”

1Secret EU plans to allow Big Tech to train AI with our personal data


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Massimo V.A. Manzari
Knowledge broker (mediatore conoscenza) e membro del team ideativo di Il Franti.
Massimo V.A. Manzari
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Massimo V.A. Manzari

Knowledge broker e membro del team ideativo di Il Franti. — <a href="https://www.massimomanzari.it">Sito personale</a>