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Il Pescatore

Crapa pelada

Ad esempio avete presente il calvo che faceva i tortelli? Un classico delle canzoni popolari di stampo per non dire stinco, per non aggiungere provenienza. E il fascismo?

Se poi volessimo addentrarci nello sterminato prato dei dialetti e delle fila e poi strocche in lingua vulgaris e più che altro dialettalis, verrebbero fuori tante di quelle rime e strofe e fila che voi non avete idea e nemmeno io naturalmente. Ad esempio avete presente il calvo che faceva i tortelli? Un classico delle canzoni popolari di stampo per non dire stinco, per non aggiungere provenienza – che con stampo e stinco ci sta come i cavoli ma senza la merenda necessaria – più che altro nordica e direi proprio lombardo veneta ma anco, e dico anco, romagnol emlilian. Vediamo

La sdintêda la fa i turtël
e la’n dà gninta a i su fradël.
I su fradël i fa la piëda
e in dà grinta ala sdintëda

Io, non so voi, la conoscevo in un altro modo, simile, per non dire vicino, a questo, ma diverso. E allora gli esperti ci vengono in aiuto spiegandoci che tale filastrocca era sempre recitata in dialetto. Questa in particolare trovava nell’emiliano o meglio nel romagnolo il dialetto di riferimento. Ma nella versione italiana, che non esiste, ma che più si avvicina a qualcosa di comprensibile anche lontano da Rimini o da Forlimpopoli, troveremmo al posto di gente senza denti, zucche pelate e al posto dei fratelli, talvolta c’erano i figlioletti, e la frittata al posto della piada che poi per i non udenti o abbienti era la piadina.   

Quindi la zucca pelata o la sdentato, o um, fanno i tortelli e non li da’ ai figli o ai fratelli, i quali a loro volta fanno la piadina o la frittata, e non ci pensano neanche per l’anticamera e il soggiorno del loro cervello, a darne una porzione alla sdentata o a zucca senza capelli. 

E perchè vi chiederete voi, e se non ve lo chiedete lo faccio io che sono curioso, perchè, mi domando e dico, succedevano codesti fatti? Come al solito quando si ha a che fare con filastrocche, canzoncine, detti e proverbi, di tradizione popolare, magari orale, e poco scritta o per niente, l’origine è incerta. Più chiaro il risultato, soprattutto se tali canzuncelle per dirla con gli Alunni e poi col sole, servono all’uopo in specifici momenti storici. Lo zuccone del testo lombardo veneto emilian romagnolo – ma sembra assodata l’origine originale alto milanese, quasi come la mitica ex tv privata –  negli anni ‘30, e per la precisione nel ‘36 era quel calvone del dittatore nostro, e quindi l’edizione più celebre della canzoncina, tratta da filastrocche detti e proverbi popolari, fu realizzata da sublimi musicisti per canzonare – che bel verbo avito – lui medesimo e decisamente incanzonabile, sopratutto durante il trentennio, di cui il 1936 faceva parte in abbondanza. 

Passo e chiudo ma non senza deviare un pochetto e improvvisamente verso la tv. Breaking Bad  – cosa c’entra la famosa serie tv con la filastrocca dei turtei? – ebbene non ci crederete ma c’entra. Nell’episodio finale della terza stagione appare più o meno improvvisamente la canzone filastrocca invisa al duce in una versione che poi avrete modo di gustare voi medesimi.  Walter White, droghiere e protagonista della serie, calvo come il più noto dittatore, sfoga la propria ossessione per la notorietà e la cupidigia per i dollari, sull’onda o la melodia del motivetto che ci piace tanto. Vince Gilligan e la sua squadra  – gli ideatori e realizzatori della serie – hanno pescato l’asso filastrocchico dal loro cilindro e scherzando scherzando hanno avviluppato la saga del perfido White con quella del pelatone che vuole per se tutti i tortelli. La scena commentata sonoramente per non dire musicalmente vede impegnato l’attore David Costabile che canticchia, indovinate un pò che cosa. Non finisce bene, ma questo è un’altro film. Bye


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