Le ho messe insieme non per malcelato masochismo, bensì per tentare di salvarle. Una disperata e perduta, sigh, grazie al lessico popolare, dicasi anche social networks. La seconda che però nel titolo primeggia, bellissima e scolpita per sempre nel marmo delle colonne dei teatri: a rischio, assai assai, e non aggiungo altro. Un tentativo di esorcizzare, un vero amuleto scritto e digitato contro tutto e tutti per proteggere e preservare, ma anche, riabilitare e riportare a novella giovinezza e ingenuità, ella e ella, leggiadre amiche parole. Partiamo dal significato e rivolgiamoci agli esperti, metterei i due significati uno dietro l’altro, così, senza freni e intoppi, non voglio lasciarvi il tempo di riflettere. Fatevi permeare dal profluvio, lasciate ogni indugio voi che passate di quà, – prendo a prestito il Poeta e chiedo sommessamente scusa – immergetevi nei suoni, anche senza pensare più di tanto al loro significato – dei suoni dico – partiamo: anzi prima un pò di musica.
Anche meglio della musica, buon umore, un poco di allegria, suvvia! Ma torniamo a noi e partiamo in quarta, non fatelo che la macchina sobbalza e tracolla miseramente; partiamo con i significati delle due parole: ovviamente presi in prestito dall’enciclopedia suprema e cinofila per antonomasia
catàrtico agg. [dal lat. tardo cathartĭcus, gr. καϑαρτικός «atto a purificare», der. di κάϑαρσις «catarsi»] (pl. m. –ci). – 1. Relativo alla catarsi, sia in senso più strettamente religioso (riti c.), sia nel sign. letter. ed estetico (letture, meditazioni c.; la funzione c. della poesia). 2. Nell’uso ant., ma ancor vivo nel linguaggio medico e farmaceutico, che ha effetto purgativo: medicamenti, farmaci, rimedî c., o ad azione c.; più propr. nella medicina antica erano detti catartici (anche come s. m.) i purganti con intensità d’azione intermedia tra quella dei lassativi (più blandi) e dei drastici (più energici): i medicamenti c. o purganti gagliardi sono nocivi (Redi). ◆ Avv. catarticaménte, con effetto catartico, purificatorio: letture che agiscono catarticamente sullo spirito.
icònico agg. [der. del gr. εἰκών -όνος «immagine»] (pl. m. –ci). – 1. Relativo all’immagine, o, più spesso, riferito a simboli e sim., che è conforme all’immagine del simboleggiato; in partic., segno i., rapporto i. (tra segno e oggetto significato), in semiologia. 2. In storia dell’arte, è adoperato talvolta (in contrapp. a aniconico) come sinon. di figurativo, detto di pitture e sculture che si propongono un notevole grado di rassomiglianza o corrispondenza formale con l’oggetto rappresentato.
Ora la musica serve per davvero
Ora forse non vi aspettavate tale magnificenza ma la logica della notiziabilità impone il ritrovo, per non dire, di trovare brani/song/canzoni che abbiano attinenza, affinità, e tutte le altre tatatà che vi vengono in mente col tema: e il post è servito. Digressioni a parte, abbiamo un catartico che ci purifica – in alto e in basso – si potrebbe dire con un tremendo gioco di parole – hihihhi – e un iconico – lo so me lo sono cercato e me lo merito – conforme e/o relativo all’immagine, diremmo anche somigliante. Allora la domanda sorge spontanea: cosa si intende quando ci si ritrova ad ascoltare questo inutile e assai opinabile diluvio di iconicistici molto molto assai. E quello è iconico e quell’altro pure e quelli là e poi gli altri ancora e che dire di questo e di coloro e colartres in fila per due e col resto di uno. Come succede che improvvisamente – più o meno – l’Umanità, almeno quella italica, prende a utilizzare in modo massiccio, smodato, smisurato e pure “scemo” – vedi treccani: scarso di intelligenza, stupido, sciocco – ancora meglio “fuori luogo”, – un vocabolo, uno a caso, e la mania è servita. Ricordate “un attimino”, no vero? Siete giovani, buon per voi. Ma quell’altro chessò: resiliente, – colpiti e affondati – e che dire di tossico, disruptive, location, e, dulcis in fundo, ta-ta, ecco a voi bro. Serve spiegare o non importa, come direbbe l’aigennarina di turno:
Negli ultimi dieci anni la nostra lingua è stata letteralmente sommersa da “parole-etichetta”, nate spesso nell’ambiente aziendale, nei social, nella psicologia pop o nel marketing. Proprio come iconico, questi termini hanno vissuto un ciclo identico: sono partiti come concetti precisi, sono diventati di moda, sono stati abusati ovunque e oggi risultano insopportabili.
E ho detto tutto. Bye
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