Comincia oggi una nuova serie di post. Il nostro limite come sapete è la fantasia. E fantasticando men vò per la città e anche per paesi e stati che non so, se non, in alcuni specifici luoghi dell’immaginazione, della fantasia, del genio e dell’estro, di quello e di questo che: per me pari son.
Borduria me genuit, come disse quello là – delle Georgiche e altro – lui si riferiva ad una provincia del nord Italia, io mi riferisco al primo dei paesi inventati che andiamo a visitare oggi e che risponde, appunto, al nome di Borduria.

Se lo cercate sull’atlante non lo trovate di sicuro, anche se, nella fantasia del suo inventore – come si chiama uno che crea un paese dal nulla? Inventore non mi sembra la parola giusta – meglio definirlo paeseggiatore, no non direi, fa tanto bocca di rosa. Allora come chiamarlo? Statoatore? Inventastati? Invenpaesatore? Moh. Per ora non lo chiamiamo, poi vedremo. Borduria dunque si trova – nella fantasia del suo creatore – in Europa, versante estico, fra la serbia, la bosnia, dalle parti della ex yugoslavia per capirsi. Segue o precede cartina.
Va detto subito che la Borduria è una repubblica sulla carta, ma di fatto è una dittatura, delle peggiori, addirittura filofascista. Pensate che il capo del governo si chiama Musstler – che pare sia la crasi dei cognomi di due dei più famosi leader nazi-fascistis/us/um etc.etc. del passato del mondo, reale, – dai suoi uffici nella capitale Szohôd, il leader maximo guida il paese e il partito di maggioranza di cui è segretario, presidente e tesoriere, e che si chiama Guardia D’Acciaio. Acerrimi nemici della Borduria sono i Syldavi, ovvero gli abitanti della Syldavia, nazione confinante della loro, quindi vicina, al punto che si toccano. Pare che tale nazione, che è una monarchia, forse costituzionale, ma sempre monarchia, si situi, o anche, sia stata dislocata, nei Balcani – quelli veri – dove esattamente non è dato sapere. Molte sono state le ricerche. Scarsi i risultati. In ogni caso sta lì fra la Borduria, dentro i Balcani, e a Est.

Il regno del Pellicano nero come è anche conosciuta la monarchia syldana deve il suo nome alla sua ubicazione che ha fatto sì che l’invenpaesatore mischiasse Transilvania con Moldavia e aggiungendo un pò di selz e una scorzetta di ribes trovasse il neologismo-statale Syldavia. La capitale syldaviana è Klow, da non confondersi con Kliw e Kluw che sono da un’altra parte. Come anticipato i due paesi sono da sempre acerrimi nemici e nel corso dei secoli hanno guerreggiato, guerreggiando, militarmente parecchio assai. Addirittura la Borduria ha pure invaso e posseduto per un pò di tempo la regnante Syldavia pellicana e nera.

Ma non a lungo. La monarchia confinante, o la confinante monarchia, si è ripresa la propria indipendenza e allo stato attuale sta forse messa meglio della fascistica ex invadente invasora. “Io ci sono e Io ci resto” è il motto syldano che il re pronuncia una volta l’anno in pubblico durante la festa della monarchia. Tale frase deve essere pronunciata dal monarca – tutta d’un fiato – e brandendo il prezioso scettro di Ottokar – monarca liberatore del paese occupato – per essere sicuri di riuscire a salvaguardare jl trono, un anno alla volta, per carità.

Come dire, se non la si pronuncia, – la frase fatidica – e poi solo e proprio il re e nessun altro – sventura, jattura e cent’anni di guai a Syldania e syldaniani o syldanesi o syldanisti. Insomma una sfortunata evenzione o eventura clamorosa, come spiegano dettagliatamente anche gli scienziati syldani nella apposita enciclopedia monarchica al volume quindicesimo pagina 122 in basso e in alto, ma non in mezzo.

La Borduria, dal canto suo, non indulge in tradizioni così fantasiose, nonchè antiche, stato rigido ancorchè militarista, vanta, o forse è meglio dire, vantava, sino a un certo punto della sua storia patria, anche matria, un esercito fenomenale oltrechè copioso e ingente, pare, e dico pare, composto di 70 e poi mila, e poi uomini, nonchè mezzi e puro aeromobili. Una forza spaventosa, considerato che il paese in tutto fa meno di un milione di abitanti, ma meno, proprio di meno. Negli ultimi periodi e con l’avvento della distensione sullo scacchiere internazionale i Borduriani si sono un poco rilassati e con loro, il loro apparato militare. Sembra che, secondo le ultime notizie, ora come ora, il governo borduriano sia interessato alle armi di distruzione di massa, più che ad armare i singoli soldati. E infatti le ricerche militari si sono concentrate sui mondi extra terrestri e in particolare sulle astronavi e sui satelliti. Insomma, buone notizie, se dovessero decidere di attaccare nessuno di accorgerà di nulla fino a quando sarà – praticamente – tutto finito. A proposito di Borduria e di armi e truppe segnaliamo il cortometraggio d’azione del regista spagnolo Miguel Alcalde, che si intitola proprio Borduria, del 2022, in cui si racconta un fatto di cronaca accaduto durante la guerra civile nel paese dell’est nel 1975, in cui un giovane sergente rimase da solo in territorio nemico dopo aver perso in combattimento tutta la sua squadra e dovette prodursi in eccezionali prove di eroismo per portare a casa la pelle. Anche la sua, soprattutto. (vedi alla voce meta-cinema). (capito la finesssss?)(un paese inventato viene ritratto in un corto, forse per finta, da un finto o forse un vero regista, in corto, – vero o finto?) boh

Nell’era della corsa allo spazio i Borduriani (e forse anche i Syldaviani) sembrano rappresentare il Blocco Orientale. L’arredamento e i veicoli dei due stati sono in gran parte quelli dei paesi nella sfera – e anche nel cilindro – di influenza del blocco dell’epoca. Borduria è contro Syldavia, Syldavia è contro Borduria, ma il loro orientamento politico, nei periodi più moderni, ha ben poca importanza. Rilevante è forse dire che Il leader di Borduria, dopo Müsstler, è cambiato. L’attuale Plekszy-Gladz, a seconda di come lo si guarda significa cose diverse. In francese, potrebbe suonare come “plexiglas”, ma in realtà non ha nulla a che vedere col carattere o le idee politiche dell’uomo. In inglese diventa Kurvi-Tasch, un gioco di parole che fa riferimento ai folti baffi del leader e si collega all’uso del segno circonflesso nella lingua borduriana (ricordate anche su questo post medesimo il baffo su fondo rosso?: che è poi anche simbolo e bandiera del paese. Inoltre, il cambio di nome facilita l’appellativo di “taschisti” per i suoi seguaci, sia dal nome del leader, sia in riferimento ai suoi baffi, che hanno anche il vantaggio di suonare come “fascista”, rafforzando la connotazione politica. Il famoso effetto macedonia: un politico che evoca socialismo e fascismo.
Tutto questo solo per finta, in uno dei tanti, vedrete quanti, mondi immaginari in cui la fantasia di qualcuno, ci ha portato. Quel qualcuno in questo particolare frangente è un fuoriclasse del fumetto. Un vero e proprio campionissimo assoluto delle nuvole parlanti, il creatore di Tin tin. Un belga fumetto, che secondo i miei personalissimi dati, risulta essere il fumetto più venduto al mondo, non su Venere e neanche su Marte, ma proprio nel mondo rotondo di noi della terra e non dell’acqua. Lode e gloria a monsieur Hergè.
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