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Incontri

Esci la mattina raccogli amici e te ne vai a zonzo

In una cittadina di mare quanto un gruppo di bambini può fare, forse ancora oggi.

Fuori dalla porta! raccogli amici e te ne vai a zonzo, ci si incontra nella piazza di fronte alla chiesa, non una cattedrale, una chiesa di paese.

Corse dai vicoli stretti, dalla baia per iniziare i salti della “Settimana”. Chi vince chi no, l’importante sono i piccoli balzi non felini, da gattari. 

Un pescatore lancia piccoli pesci a comunità dal folto pelo da accarezzare. Il nero, il rosso, la femmina pezzata a tre o due colori, il tigrato, l’ardesia, tutti nella loro incredibile razza europea, nessun pedigree, lo spirito di chi sa dove trovare il cibo ed anche carezze. 

Sentono l’odore del cibo, della salsedine, dell’umano che lento si china per prendere e poi lanciare loro i bocconi non di scatole, ma di mare. Lento perché ormai vecchio.  

Molti marinai, ancora muscolosi tirano a riva le barche in legno, è accettato l’aiuto di chiunque voglia tenere la corda, indietreggiando coi passi. Per noi bambini un divertimento, un modo per sentirci forzuti.

Tra le reti non solo pescato, anche belle conchiglie, spesso regalate. Siamo conosciuti ad uno ad uno e nel porticciolo ci si affeziona.

I pescatori li distinguiamo non solo per il colore la forma dei capelli, l’altezza. Li guardiamo dritti negli occhi e capiamo, non conta il colore. Nella profondità si scorgono stati d’animo, anche vite. Sì siamo giovani, ma forse per questo comprendiamo senza troppi filtri. Solo con alcuni ci fermiamo a scherzare, gli altri vendono, riordinano la barca e se ne vanno.

Uno, provvisto di una vecchia bicicletta, che non si sa bene come lo sorregga, è nostro amico. Ci racconta storie bonaccione, ridanciane, da fiato sospeso. Non è nonno nella sua vita, ma per noi lo è sull’arenile. Spesso si siede con una delle nostre mamme al bar, le insegna ricette. Sorbiscono compiaciuti un buon caffè. La colazione entrambi la fanno a casa. Giunge il momento del quotidiano: “il manifesto”. Non sappiamo mai cosa si dicano di lì in poi, a tratti lui borbotta e lei lo segue con sguardi.

Guardiamo il cielo: confini inesistenti, il mare di fronte a noi pare infinito, si scorge un indefinito orizzonte. Per un attimo siamo fermi e romantici, conquistati dalla brezza intorno, dallo stridio dei gabbiani, dal bianco sciabordio delle onde, che un po’ ci riporta alle ore del sonno.

Partono le corse, è sufficiente un “via!”, tutti ridono, chi alza le braccia verso l’alto, chi urla “yeee”, i muscoli vanno come cavalli e la libertà entra nei polmoni. Chi si butta a terra in capriole, così ne giungono altre. Qualcuno inizia a raccogliere conchiglie, anche le più piccine, chi sceglie le più grandi, chi vuole tra le mani solo gasteropodi con quella protezione all’interno madreperlacea, a spirale.

Si buttano a terra i vestiti e si entra in acqua schizzandosi, occhi chiusi e risa. 

Poi si nuota con l’esperienza di chi è nato affacciato al mare. Acqua fredda? che importa, si muovono braccia e gambe più rapidamente, il corpo si abitua alla temperatura. C’è chi fa urletti, ma viene trascinato dagli altri. 

Chi si azzuffa per nulla, capita anche per un insulto. Chi tira lunghe trecce per nulla sparse e si riceve un guai a te con dito puntato o con aggressività fisica, uno schiaffo. Le baruffe giovanili si risolvono in fretta, se non c’è acido astio. Al nostro paese l’ azzuffarsi dura poco e solo tra maschi, le bambine non si toccano, litigano tra l’altro loro e noi ne restiamo fuori, non ci intromettiamo, sono sempre un po’ incomprensibili. La più timida parla poco, ma è sempre con noi. Se non arrivava la si cerca. Spicca un solo taciturno, fa quanto noi, ma pare muto.

Adorabile il gruppo dei cinque: tre maschi e due femmine. Incrociano gli sguardi e danno il la verso nuove avventure. Come di moschettieri cinque. 

Oggi difendono la casa di Lorena con bastoni inesistenti che roteano nella aria. Intorno facciamo il tifo. Lorena è ora libera da un mostro a sei zampe che sputa bava lontano metri, bava che avvolge e butta in terra. Domani che si inventeranno non lo sappiamo, solo questo: ogni giorno nuove puntate, diversi eroi, alberi che avvinghiano, buche tra le rocce si aprono all’ improvviso, ma Federico e Marco alzano una vela la posano rapidi sulla forra salvando Emanuela. Uno a turno racconta, gli altri si fanno attori. Sapete? La sera rientrando a casa non progettano nulla, chiacchierano come tutti quanti noi e salterellano verso le cene.

Nel tempo della scuola, c’è chi già ci va, non manca mai il consueto appuntamento. Ci si deve salutare, roteare su di sé, scherzare un po’, scambi di  auguri per le ore dei banchi e puffetti per i più piccoli, che si incamminano verso l’asilo per giocare, disegnare. A stare in gruppo già lo sanno fare, sì da sempre.

A Natale una festa particolare: lasciare le scarpe su sabbia o ciottoli ed immergere i piedi fra quelle piccole bolle tonde, vicine vicine tra loro.

In montagna si attende la neve per coglierla tra le mani, vedere i cristalli fondere, raccoglierne tanti e giocare a palle di neve.

Luoghi diversi, acque diverse, collegate da nubi, torrenti e fiumi.

Il nascere a due passi dal mare o dai prati contempla solo sfumature di diversità, poiché dentro si possiede il mondo della scoperta, del gioco libero, ricco di inventiva, di compagni di strade, vicoli e palazzi, di giorni. Non importa dove hai preso a respirare nella culla, se butti via coi piedi le coperte e le lenzuola già dici di te a genitori attenti. 

Sei un volatore, un nuotatore, un animo libero nel mondo delle idee e della fantasia. 

Il brano di © Christian Vitale ricorda lo sciabordio delle onde, ascoltandolo giunge calma che si protrae nel tempo, acqua che va e torna, moto senza fine.


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