C’è stato un periodo, tanti anni fa, in cuiil violino, strumento perlopiù classico, ha fatto la sua apparizionerocke anchepop, e poijazze anchejazz rockma pureproge le ho dette tutte o quasi. Si sa, qui abbondiamo e non siamo seri, caso mai serieggiamo nel deliggio o dileggiamo nel mentre.L’unica certezza è che il dileggio eventualeè sempre rivolto a nord mai a est o similari. La cometa non ci guida ma la polare sì. Ora che avete avuto anche questa determinante informazione siete in grado di cominciare ad esplorare il post seguenteall dedicate, per non dire, a tema, quandoil violinoeraelettrico, perlopiù. Io ammetto e non concedo, e pongo il mio iniziale avvicinamento verso lo strumento con l’archetto, nel senso di ascolto, in un giorno anno e mese molto precisi:Jean Luc Ponty New Country. Più precisi di così!
Il dibattito è aperto e immagino sia travolgente. Ma che cosa ci metti. Ma ti sembrarock. Va bene che si sente suonareun violinoma questa è musica da ballo, addirittura da discoteca. Ok. Tutto giusto. Però ve l’avevo detto. Questa è la data esatta in cui ho cominciato a pensareal violinoe a non morire di noia. All’epoca ancora non avevo capito che anche la musica classica è bellissima, ero ancoraun giovinastro tutto “ciccia e brufoli”e pubblicità.
Peraltro il maestroPontydi nomeGianlucacon quel ballabile ha potuto assicurarci decenni dijazz rockviolinistico di qualità altissima, micacitrosodina. Perchè si sapecunia non olete con la pancia piena si compone meglio e si suona pure benino, senza l’assillo dei creditori che ti rincorrono. Quindi non c’è niente di male a mettere un poco di fieno in cascina – anche popolare – persino dentro a un disco per nientepop. Se prendete l’album, lp, vinile dell’anno dinew country, e in cui la hit da classifica era inserita, sentirete dell’ottimojazz rocke pure nu filo prog d’annata very very well, dal buonJean Luce la sua band, peraltro composta da musicisti di tutto e di più grande e specchiato rispetto.
Quello che avete appena visto e ascoltato stava nel medesimo disco dinew countryintitolatoimaginary voyagee non era certo un brano pop, miei cari e care e carum. Il violinista francese del resto nella sua lunga e titolata carriera ha lavorato conFrank Zappa, conChick Corea e i Return to Forevercon la Mahavishnu Orchestra di John McLaughline nella formazione diImaginary Voyagedisco del1976, aveva,anco, el siorDaryl Stuermerche magari a molti di voi non scuoterà il baffo ne arriccerà le caviglie, ma vi assicurò che ce l’ha il suo perchè il Daryl nostro e di Jean Luc, eeeee, se ce l’ha. Vi do un aiutino:Genesise non mi riferisco a quella dei sette giorni e la domenica riposo. Tra l’altro nel2005il solito poliedricoJean Lucche nella sua carriera ha prodotto e suonato in più di una quarantina dischi, ha fondato un supergruppo assieme al bassistaStanley Clarkee al banjoista – avete letto bene – un virtuoso del banjo –oh my daling oh my darling Clementine–Bela Fleck.Ve li propongo in un brano dal vivo con il grande bassista che per l’occasione suona il contrabbasso.
E a pensarci bene, quella del trio per il grande violinista francese non era nemmeno la prima volta, l’avevamo visto cimentarsi già con il solito – si fa per dire –Stanley, circa una decina di anni prima, eAl Di Meola, chitarristajazz rockdavvero sublime, e anche velocino, per non dire velocissimo, sulla tastiera. Che avete capito, della chitarra, si chiama tastiera puro lei. Per i non chitarristi all’ascolto, si intende, e tutti coloro che …. Non mi permetterei mai. Mi guardo intorno e inizio a pensare che questo post da singolo dovrà – giocoforza – diventare multiplo. Volevo parlare dei violinisti extracolti – per dirla in un modo davvero pessimo – e sono riuscito a dire quattro cose in croce e soltanto di uno di loro. Vabbè. Facciamo così, mi sposto inItaliae poi chiudo, lasciando spazio a un secondo violinista rock e degli altri parleremo post, dando avvio alla saga del violinista pescatore frantico, per non dire frantesco.
Non si frigge con l’acquarecita un vecchio adagio delle mie parti, parti in cui il violinista rock numero due di questo post che risponde al nome diMauro Pagani, non mago merlino, ha vissuto anche un poco, seppur nordico di origini e permanenza – bresciano per completezza – egli lui ci lavorette a lungo, sia come musicista sia come consulente, organizzatore, dirigente, fianco a fianco con gli amministratori pubblici in quel del capoluogo toscano,Firenzeper gli amici. Non si frigge con l’acqua stava per il brano agevolatovi pocanzi poco sopra qui proprio e non là. Trattasi diAlbero di canto, estratto dal primo album solista delPagani Mauro, dopo laPfme altre cosette, album del1978titolato solo con nome e cognome del succitato, in cui figuravano fra gli altri tutti gliAreaal gran completo, compresoDemetrio, e pureStratosi cui vocalizzi – unici e irripetibili – sono molto ben riconoscibili nel brano suddetto. Moltorock e proge anche un pochino cantautoriale è la parabola diMauro Pagani, violinista a sua volta, quasi sempre, sebbene con un padre flautista che allo strumento a fiato lo avviò assieme al quatrro corde o a volte cinque da spalla –il violino, che vi credevate. DiPaganisi potrebbe parlare dieci giorni di fila e non si direbbe tutto, magari ci torneremo sopra. Voce notevole, i primi album con laPremiatasono lì a testimonianza sempiterna, ma anche un paio di dischi da per lui solo e soletto, di uno vi ho agevolato il primo video, del secondo –passa la bellezza– vi consiglio caldamente la scoperta o riscoperta se per caso già ne avevate avuto notizia. E per il momento chiuderei. Vi lascio con un classicoPfmdel grandeMaurodove oltre alla voce spicca e spiccano le doti dotiche e dotanze violiniche, qui anche in duetto con un altro virtuoso del violino di cui parleremo presto Lucio “violino” Fabbri, del resto di quello si parlava, o no? Bye
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