Eccoci a noi ma anche a voi e persino a essi. L’agosto vancanziero volge al termine. Le auto tornano a rombare per le strade delle città. Quelle stesse strade deserte e piacevolmente abbandonate fino a una settimana prima o solo pochi giorni or sono. Che dire. Sono i corsi e ricorsi del mese delle ferie. Città vuote, spiagge affollate, montagne smontanarizzate, solo per agosto. Ma non tutto è ancora finito. Noi ad esempio abbiamo ancora alcune lettere e poi anche alfabetiche da propinarvi. Come recita il proverbio: lunedì erre, o erri, anche De Luca talvolta.
Rodiatoce, questo se non lo sapete siete giustificati. Se chiedo all’ai o all’ia ella o ello o ellum mi risponde così: è stata un’importante azienda italiana attiva nel settore delle tecnofibre. Poi avrebbe da dire molto altro ma, francamente, a chi interessa. Quello su cui mi concentrerei è la parola tecnofibre. Sapete no? Il sintetico. Noi il paese dell’alta moda, la penisola dei tessuti sopraffini, lo stilistificio del mondo rotondo, siamo anche quelli che facevano e forse fanno ancora il nylon, il terital, il rayon. Insomma so Gregorio er guardiano der Pretorio
Perchè la televisiù la ga na forza de un leoun, si sa, anche se ultimamente il video 40 pollici, e anche di più, ha perso completamente il suo monopolio, a beneficio di tutti gli altri schermi, perlopiù piccoli o medi, che ci portiamo appresso ovunque e dovunque e che hanno – va detto con precisione – un potere rincoglionente superiore alla televisiù del buon Jannacci. Mi direte; cosa c’entra tutto questo con il rock&roll? E’ lui, proprio lui, esso specifico, rotolante e rollante e talvolta sinuosamente insinuante. La nostra seconda R, eccola quà. Lo sapete no che il termine arriva prima della musica e proviene dai primi anni del ‘900 inteso come secolo, dalla cultura afroamericana, e dalle canzoni dell’epoca, in cui, più che di un senso si trattava di un doppio senso. Il significato dico. Lo so, lo so, poi arriverà l’altra espressione: sex, and drugs and rock&roll, ma saranno altri anni e altre canzoni. Intanto grandi palle di fuoco. Per tutti.
Ramandolo. Oltre ad avere la erre nel titolo, essa parola ha una certa gradazione alcoolica fra sé e sé, un numero limitato di bottiglie prodotte ogni anno, e una diffusione circostanziata e attenta che lo rende un robo raro da trovare ma piacevolissimo da assaporare. Essa parola proviene dall’area di produzione del coso in questione, proprio dal nome di un paese. Siamo in Friuli e anche in Venezia e poi in Giulia. Trattasi di una piccola frazione del comune di Nimis in provincia di Udine a, poco meno, di 400 metri sul livello del mare. Qui, e poco lontano, e nell’immediato circondario, nei vigneti terrazzati in altura, avviene la magia del vino passito dolce a denominazione di orgine controllata e garantita, che di questa frazione porta orgogliosamente il nome e pure il cognome: il Ramandolo.

Se poi voleste esagerare, vi consiglio la grappa di Ramandolo, roba di lusso lussuoso lussurioso. Almeno per il sotto e sopra scritto. Ma non divaghiamo a con la R in poppa manco fosse una brezza tesa di un venticello terso di marittima provenienza dalle colline friulane, ci trasferiamo a Robot, prossimo termine del nostro post odierno. Ora parlare di robot al giorno d’oggi piene di ai e ia e tante altre diavolerie intrinseche ed estrinseche, può apparire semplice, quasi lapalissiano. E infatti non ne parleremo. Ci limiteremo a ricordare a noi e anche a voi ma soprattutto a essi tutti loro, le tre leggi che – per gioco – ma anche – per davvero – governavano e governano e forse governeranno, il mondo dei simil umani o simil animali, o ausili diversi, anche molto da noi, ma utili, vieppiù. Come diceva e scriveva lo scienziato russo prestato alla narrativa e persino alla romanzatica, – o era romanzetica? – negli States: Isaac Asimov.
1) Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge
Poi è arrivata anche la Legge Zero. Fatevi un nodo al fazzoletto perchè di quella parleremo quando sarà le zeta a comandare
La nostra ultima erre di oggi, è dedicata a un personaggio dei fumetti. E siccome qui non siamo politically correct e neanche astrologi o parmenidi – le ultime due categorie sono appiccicate lì ma non servono a niente – ci concentreremo sul miliardario più antipatico dei comics: Rockerduck. Che non è un nome, come tutti credono, bensì un cognome. Il nostro si intitola molto più prosaicamente John Davison. E non è il rivale numero uno di Zio Paperone, sfatiamo un mito. Lo diventerà col tempo e non dappertutto, ma all’epoca della sua prima apparizione, siamo nel 1961, il papà dei paperi tutti mr.Carl Barks aveva già dotato lo Zione di un antagonista su misura. Tale miliardario antagonista e papero appariva in modo ricorrente sulle tavole del paperopolificio topolinico mondiale e indossava i panni di Cuordipietra Famedoro. Nelle tavole originali, apparve nel 1956 per la prima volta, col nome, anglico di Flintheart Glomgold o anche solo Mr.Gold. La caratteristica davvero particolare, che racconta quanto i fumetti di paperino and co. siano diventati famosi nel nostro paese, è che, mentre Mr.Gold in quasi tutto il mondo è ancora l’antagonista principale di Paperone, da noi è stato subito soppiantato da Rockerduck. Ne riparleremo se interessa. Chiudo dicendo l’ovvietà più ovvia e scontata, ovvero che per inventare nome e cognome del Rocker papero gli autori si riferirono al vero plurimiliardario J.D. Rockfeller.
“E se così non fosse, mi mangio il cappello, anzi la bombetta”. Blip.

Scopri di più da Franti Magazine
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.