Moglie mia non ti conosco, ma se la conoscessi forse non mi soffermerei sulla eventualità in predicato, bensì proverei ad esplorare nuove strategie per addivenire a situazioni magari un filo più pericolose ma non per questo meno foriere di novità e clamore. Che avrò detto? Non chiedete. Il fatto è che volevo tanto mettere quella fantastica locandina in apertura di post e perciò. Come diceva Celentano? E perciò, punto. Non serve aggiungere altro. Eccomi a voi dopo il solito sproloquiar m’è dolce in questo post e pronto a dirigermi verso un genere musicale specifico che comincia proprio per P: il Punk. Ve lo racconto o ve lo faccio ascoltare? Un pò e un pò. Più ascolto che altro. Quando che furono i settanta anni del novecento nel mondo della musica, pria che altrove, e invero a dire più nelle americhe, sebbene appaia strano eppur esso è vero, alcuni gruppi rock per non dire band per non aggiungere complessi musicali, fuissero issi e non altri a dar avvio a essa musica direttamente derivata dal garage o surf o glam rock, tutte variabili dell’unico e immarcescibile rock & roll. Esse band erino nella west e pure coast, per cui acCaliforniate, e furono, nello specifico: gli Mc5 o gli Stooges e la sempre presente – e proprio ora in tour anche da noi – Patricia Lee Smith detta Patty. Ello termine punk nella sua etimo e pure nella logia, significasse di poco conto, scarso, per non dire da due soldi, ma anco giovinotto male in arnese o signorina di facili costumi. Come poi tutti sanno esso movimento divenne non solo un genere musicale ma anche un atteggiamento mentale e un costume sociale in voga da quel decennio dei settanta e ancor e sempre e pure, con momenti di alta e momenti più bassi, financo ai giorni nostri. Alfieri assoluti del punk rock dall’Inghilterra, che poi diventerà la sede più tipica e specifica del punk. sono stati i Ramones.
Il Post apocalittico oltrechè la P d’ordinanza, non ha molto in comune con il Punk. Qui si parla di un dopo – post – e il dopo richiesto e proposto è quello di un’umanità che sopravvive ad una catastrofe globale, sia essa l’olocausto nucleare, il crash climatico, la collisione planetaria, la pandemia, la ribellione delle macchine. Avete presente the day after? Ecco quello è uno degli scenari pre, il dopo, è quello che raccontano le fiction, i romanzi, i film, le pieces teatrali, i fumetti e persino alcuni dischi. La saga cinematografica di genere post apocalittico per antonomasia è quella di Mad Max, nata in serie B, dove abbondavano film post apocalittici di ogni tipo – memorabili gli italiani, e lo dico sia come battuta sia come riscoperta possibile – con budget risibili e soggetti spesso imbarazzanti. Il primo film di George Miller che si intitola Interceptor ed è del 1979, è il capostipite della saga. In esso succede tutto e il contrario di tutto. All’epoca era un film australiano a basso budget con attori sconosciuti e di cui nessuno, neanche il regista, aveva in mente sequel, prequel o altro. Ma il successo, clamoroso, del personaggio del guerriero della strada interpretato da Mel Gibson fu tale e tanto da dare avvio a una sorta di mitologia mass mediologica che prosegue ancora oggi, quasi 50 anni dopo.
Ce l’avete una scatola che vi è particolarmente cara? Un posticino del cuore dove tenete cose, documenti e ricordi di vario tipo, magari con carillon accluso. Ora la nostra parola è Pandora da cui l’introduzione di cui sopra. Ma se andate a vedere sul fido motore a ricerca o di ricerca o con ricerca, quello con la doppia oo e il doodle all’occorrenza, avrete per un paio di pagine del listato, solo gioielli e poi gruppi musicali, esperienze teatrali, e altre amenità. Solo alla quindicesima e oltre voce della lista wikipedia ci informa che Pandora nel mito greco è l’omologa dell’Eva nel mito cristiano – aspetta che si potrà dire così o verrò scomunicato? – Adamo era uguale a Prometeo, – il primo uomo – e Pandora a Eva. Semplicistico? Possibile, ma qui siamo persone alla mano. Mentre al primo uomo – Prometeo – Zeus infuriato per il furto del fuoco aveva riservato la punizione eterna del mangia fegato – sapete no, l’aquila, il fegato del malcapitato incatenato che ricresce e poi viene rimangiato dal volatile – alla prima donna – Pandora – lo stesso padre degli dei, sempre adirato assai, riserva il dono, si fa per dire, di portare agli uomini tutte le sventure del mondo – chiuse in un apposito vaso – che non andrebbe mai aperto – ma che, come ben sappiamo, curiosity kill the cat o ancora: la curiosità è donna, e altre perle di saggezza popolare spalmate a caso. E andò a finire come sappiamo. Oggi e solo per voi sorridenti amici, Il nostro vaso di pandora su misura, sarà un gioco di carte per bambini. Segue immagine.

Ogni tanto, può capitare, ci potremo occupare anche di cose mediche o similari da queste parti agostiche e vacabolariche oltrechè alfabetiche. La scelta odierna, con le parole che iniziano con la P, è caduta su una delle sindromi più diffuse nei medical drama. Se siete adepti di Greys anatomy o saghe Pompieristiche di vario tipo, financo serie televisive poliziesche, lo Pneumotorace è uno di quegli eventi, che spesso e parecchio avrete visto e sentito, e poi capito essere assai diffuse nelle sceneggiature di detti seriali. Trattasi di accumulo anomalo di aria fra il polmone e la parete toracica. L’aria entrata e accumulatasi dove non dovrebbe essere spinge sul polmone e causa il collasso parziale o totale dell’organo. Avete presente no? Nei telefilm succede sempre quando meno te lo aspetti e allora il paramedico o il dottore che si trova a passare di lì per caso e in genere senza alcuna attrezzatura a portata di mano, deve improvvisare e usa una cannula – in genere un refil da bic e altre penne biro a piacimento – per bucare il polmone e drenare l’aria anomala in eccesso. AVVERTENZA. Non fatelo a casa vostra anche se sembra facile. Lasciate fare agli esperti. Nel video che segue vi posto le reazioni amerinde, ma, comunque, reazioni vere, di un vero dottore da pronto soccorso, alle scene di una fiction sul tema Pneumotoracico e non solo.
La chiusura di oggi è molto meno destabilizzante, l’ho scelta apposta dopo le ultime peripezie medico-televisive. Parliamo di un genio, un matematico, un antico, un filosofo, uno scienziato, e pure un legislatore; siamo nella Grecia antica, cinquecento anni, minuto più minuto meno, dalla nascita di Cristo, e parliamo di Pitagora. Uomo curioso, giramondo, longevo – i dati sono incerti ma gli attribuiscono una vita quasi centenaria – ma a noi quello che rimane di lui sono i quadrati costruiti sui lati di un triangolo rettangolo. Avete presente il Teorema – non di Ferradini – ma di Pitagora? In ogni caso, leggende a parte, – e sono tante – se volete notizie più fondate sul matematico greco dovete andare a Crotone, in Calabria. Lì, il nostro, leggende o non leggende, fondò la sua scuola Pitagorica e influenzò non poco usi, costumi e politiche dei calabri dell’epoca. Poco lontano, a Metaponto e in particolare nel bellissimo tempietto – ben conservato e tuttora visitabile in loco – detto le tavole palatine – trovò o si diede – non è chiaro – la morte il matematico illustre, e buona notte. Bye

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