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La Voce Parlata Da Nico e i Velvet Underground ai Dry Cleaning
Nel giro di pochi anni, i Dry Cleaning si sono affermati come una delle voci più autorevoli e riconoscibili della musica alternativa globale. Il loro post-punk tagliente, unito al caratteristico stile vocale sprechgesang di Florence Shaw, ha disegnato un’estetica basata sul distacco anedonico e su una narrazione frammentata del quotidiano, diventando un punto di riferimento per un’intera scena.
Con il loro terzo album, Secret Love, la band londinese orchestra una vertiginosa deviazione stilistica, un’abiura del proprio mito che svela aspetti sorprendenti e controintuitivi del loro processo creativo. Questo disco non è una semplice evoluzione, ma una ridefinizione della loro identità sonora e lirica, che scambia il cinismo per una nuova, disarmante sincerità. Ma cosa succede quando una band costruita sul distacco decide di abbracciare la vulnerabilità?
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La Produttrice non è solo una Tecnica, è una “Provocatrice Artistica”
La decisione più impattante per la genesi di Secret Love è stata senza dubbio la scelta della produttrice. Abbandonata la storica collaborazione con John Parish, la band ha affidato le chiavi del proprio suono a Cate Le Bon, figura di spicco dell’avant-pop gallese. Il suo ruolo, però, è andato ben oltre la semplice gestione tecnica: Le Bon ha agito come una vera e propria “provocatrice artistica”. Durante le sessioni di registrazione, svoltesi presso i Black Box Studios, un casale isolato nella Valle della Loira, in Francia, il suo metodo ha spinto la band a esplorare frontiere inesplorate, incoraggiando sessioni di improvvisazione giornaliere e valorizzando le “asperità” e le tensioni del suono piuttosto che smussarle per inseguire una perfezione levigata.
Il chitarrista Tom Dowse ha spiegato come il suo contributo sia stato fondamentale per definire l’anima del disco:
Lei ha saputo identificare la “tensione e l’energia” presente nelle demo, spingendo la band a non smussare le asperità ma a valorizzarle attraverso una cura meticolosa del suono.
Questo approccio ha trasformato il mondo sonoro dei Dry Cleaning, precedentemente frammentato e minimale, in una “versione in alta definizione”, ricca di texture stratificate e di una profondità inedita. Questo approccio radicale non si è limitato a ridefinire la cornice sonora del gruppo; ha scatenato una reazione a catena, innescando le due trasformazioni più profonde del disco: la voce di Shaw e la chitarra di Dowse.
Dallo Sprechgesang Distaccato al Canto Vulnerabile
Il cambiamento più evidente di Secret Love risiede nella voce di Florence Shaw. Celebrata per il suo inconfondibile stile sprechgesang — un parlato distaccato, quasi anedonico — Shaw qui si avventura per la prima volta nel canto melodico, toccando persino registri in falsetto. Ma sarebbe un errore liquidare questa scelta come mero virtuosismo tecnico; è, piuttosto, una dichiarazione poetica, un’apertura verso una nuova e sorprendente vulnerabilità emotiva. L’opener “Hit My Head All Day”, un manifesto di sei minuti che evoca i Talking Heads e Sly Stone, mette subito in chiaro questa evoluzione, fungendo da porta d’accesso ai temi più profondi e sofferti dell’album.
I testi di Shaw si muovono costantemente tra “l’ansia privata e la violenza pubblica”, riflettendo le ferite di un mondo dominato dalla brutalità mediata dagli schermi e dalla disinformazione digitale. L’album non si tira indietro dal commentare esplicitamente i conflitti in Palestina o la polarizzazione politica nel Regno Unito. Questa inedita densità emotiva, veicolata da una voce che ha scelto di esporsi, ridefinisce l’identità stessa della band, dimostrando che il distacco era solo una delle tante maschere a loro disposizione.
L’Ingrediente Segreto? L’Approccio “Keith Richards”
La spinta di Le Bon verso l’autenticità e l’imperfezione trova il suo culmine sonoro nella chitarra di Tom Dowse. Chi avrebbe mai pensato che una delle influenze chiave dietro il suono aspro e angolare di una band post-punk potesse essere una delle icone più classiche del rock? Su Secret Love, Dowse ha messo da parte la sua fidata Gibson SG per sperimentare con strumenti alternativi, tra cui una Danelectro 1449 recuperata a Chicago, guardando ai Rolling Stones. In tracce come “Cruise Ship Designer” emerge chiaramente l’ispirazione al “dry strut”, lo stile secco e ritmico di Keith Richards.
Ma l’influenza va oltre la semplice emulazione. Dowse ha abbracciato la filosofia di Richards di valorizzare l’imperfezione come veicolo di autenticità, come spiega lui stesso:
Quando arrivi a Sticky Fingers, tutta la roba che Keith sta facendo su ‘Can’t You Hear Me Knocking’… ci sono degli errori, ed è quello che cerco davvero di fare per me stesso ora.
Questo approccio è profondamente controintuitivo: un chitarrista post-punk che non solo si ispira ai Rolling Stones, ma che cerca consapevolmente l’errore per dare al suo suono un’atmosfera più cruda e onesta. È la prova che le etichette di genere sono fatte per essere infrante.
Per Trovare la Propria Voce, Hanno Smesso di Ascoltare Musica
Il processo creativo dei Dry Cleaning è guidato da una filosofia tanto semplice quanto rigorosa: per essere originali, bisogna smettere di ascoltare. Secondo Tom Dowse, le influenze davvero significative sono quelle che vengono assorbite così in profondità da diventare parte del proprio DNA musicale, o, come dice lui, “nel sangue”. Per questo motivo, la band adotta una pratica ferrea: non ascoltare musica di altri artisti mentre si trovano in studio a registrare.
Questo metodo, che potrebbe sembrare limitante, è in realtà una strategia consapevole per proteggere l’autenticità del loro suono.
Se sei in studio e ascolti delle cose, finirai per copiarle troppo. Se qualcosa ti ha influenzato abbastanza durante il periodo di demo e scrittura, a quel punto dovrebbe essere nel tuo sangue. Altrimenti, sarà un lavoro fatto con l’accetta.
In un’epoca di playlist e influenze onnipresenti, la scelta dei Dry Cleaning di creare nel silenzio è un atto di disciplina artistica che garantisce che ogni nota e ogni idea provengano unicamente dalla loro visione collettiva.
I Testi non sono Casuali, ma un “Atto di Coraggio”
È facile cadere nel tranello di considerare i testi di Florence Shaw un semplice flusso di coscienza surreale. La verità è che la sua è un’arte curatoriale che eleva il detrito verbale del quotidiano a commento sociale. La sua metodologia consiste nel raccogliere i “detriti” che si accumulano nel suo cervello: frammenti di conversazioni, pensieri ansiosi, osservazioni sul mondo. Sebbene il risultato possa apparire caotico, per Shaw questo processo è un atto di onestà radicale. Questo “atto di coraggio” lirico è il perfetto contraltare filosofico all’approccio “Keith Richards” di Dowse: entrambi, a modo loro, cercano una verità più profonda nell’imperfezione e nel rifiuto di una perfezione artificiosa.

È un modo per dare voce al turbine di stimoli, paure e riflessioni che la abitano, senza filtri né censure.
Penso che la cosa migliore che tu possa fare sia semplicemente cercare di essere coraggioso in ciò che scrivi. […] Le cose che condivido sono solo gli argomenti vorticosi che mi girano per la testa, e sento di non poter fare di più. Non posso fare altro che condividere ciò che è. L’onestà mi fa sentire calma.
In Secret Love, questo metodo diventa uno strumento potente per affrontare temi come la violenza mediata dalla tecnologia e l’alienazione lavorativa. I suoi testi, lungi dall’essere casuali, diventano così un atto di coraggio e un documento storico lucidissimo del nostro tempo.
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La Bellezza della Connessione
Secret Love è l’apice artistico dei Dry Cleaning, un’opera che li consacra non solo come una delle band più interessanti, ma come una delle più essenziali del panorama contemporaneo. L’album dimostra che il post-punk può ancora evolversi, incorporando melodia e vulnerabilità senza sacrificare un briciolo del suo mordente intellettuale. La frase finale del disco, un invito a “non rinunciare a essere dolci”, risuona come il messaggio centrale di un lavoro che ha trovato la sua forza nella tenerezza.
I Dry Cleaning hanno trasformato il loro suono per raccontare un mondo sempre più frammentato, trovando un modo per stabilire un legame crudo e profondo con chi ascolta. In un’epoca che premia la corazza del cinismo, l’onestà disarmata dei Dry Cleaning non è forse l’atto più radicalmente punk di tutti?
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