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Cover Stories - Temi di riflessione

Psicologia rumorosa

L’universo mi ha messo accanto persone con una sensibilità speciale che capiscono fra le righe cosa sento e trasformano il sentire in comprensione avevo bisogno di rimettere al centro la mia vita

Quando lessi che il2026sarebbe stato l’anno delcavallo di fuococapii al volo che sarebbe stato un anno particolare.

Pamela, la mia amica che dopo una lotta col cancro, è morta, aveva anticipato tutto questo casino con il rumore coinvolgente delle sue risate coraggiose.
Mi ha fatto malissimo la sua morte ma la forza del suo spirito è tale che la sento vicina quasi ogni giorno.
È cominciato così,il rumore, con un ronzio o una risata sommessa che ho cominciato a sentire dentro.
La faccia diPamelache ride, la sua cadenza calabrese, il mio bisogno di ascoltare il suo baccano.
Pamelaè morta ma non se n’è mai andata. È rimasta accanto in ogni momento difficile, in ogni scelta dolorosa, piantata come dicevaFabrizio, fra l’aorta e l’intenzione.

Il rumore poi è aumentato come se mi stessi avvicinando a una cassa in un concerto rave.

L’immagine me la suggerisce un film tragico e meraviglioso come la vita,Sirat.
La storia di un padre che cerca la figlia fra rave del deserto e, in quell’avventura conosce il dramma di vivere.
Quel film mi ha disturbato molto forse perchè parlava di cose che conoscevo troppo bene: è un film in cui il silenzio si alterna a rumore improvviso, sconvolgente. 

InAmericaun cretino megalomanee vigliacco gioca arisiko.
Fa rumore. E il rumore è il protagonista di questo scritto: delcavallo di fuocomettiamo da parte l’aspetto efocalizziamoci sul galoppo, sul nitrito.
L’ho scritto io che i treni e le betulleavrebbero dovuto tornare a fare rumore quando siamo presenti.
L’ho scritto e, inconsapevolmente, scrivevo altro.
L’universo però mi ha messo accanto persone con una sensibilità speciale comeAlessandroche capiscono fra le righe cosa sento e trasformano il sentire in comprensione. ÈAlessandroche mi ha detto che piano piano nella mia vita stava tornando il rumore e mi ha fatto notare che quel rumore era quanto invocavo io nel pezzo precedente.
Tre mesi che ci lavoriamo su, io eAlessandro. Un appuntamento costante che, dopo aver rinviato per anni, mi sono promesso nell’anno delcavallo di fuoco.

Bellissimo che lo abbia conosciuto tramite una donna e che questa donna si chiamasseFiamma. Comprendo ora che èFiammache ha messo a fuoco il cavallo e mi ha fatto cominciare un percorso. Coincidenze direte voi. Si, forse fascinazioni dello spirito. Eppure mi guardo intorno, rileggo la mia storia e la scopro punteggiata di infinite coincidenze. Parlare con un professionista dell’anima l’ho sempre considerato inutile, sconveniente. Ho sempre ritenuto che ci si possa affidare solo a chi sappia essere una guida ma che mai puoi sapere a priori chi realmente lo è.

Tutto, maledizione, si scopre a posteriori e forse è questo che ci costringe ai salti e all’avventura.

Ci parlo conAlessandro. Gli racconto tutte quelle cose silenziose che ho sepolto dentro. Fa una fatica immane tirarle fuori. Ti costringe a spogliarti davanti a sconosciuti. Ma quello spogliarsi incerto, quella fatica, ha conseguenze. I ricordi dimio padre, anche quelli più duri, sono tornati indietro come fantasmi, le frustrazioni del mio lavoro sono diventati rumorose.

Il cavallo di fuoco ha incendiato tutto e mi sono licenziato.

E hai voglia a recriminare, chiedere, spettegolare. La risposta è sempre la stessa: avevo bisogno di rimettere al centro la mia vita. Volevo che il silenzio tornasse ad essere rumore.

Mi volto come la moglie diLotverso unaSodomain fiamme, incendiata non da unDioma da un cavallo, improvvisamente lo sento quel rumore e appena lo sento tutto diventa chiaro, tutto si sgretola. Non è più mio padre, demente, quello che urla, sono io, nel sogno, che urlo contro di lui perchè sono stufo e arrabbiato. I ruoli sono invertiti per permettermi di cogliere meglio i significati.

Una donna del mio passato è tornata perché facessi la pace con i miei errori e i rancori si sciogliessero e tornassero irrilevanza.

abu dhabi

Abu Dhabiè colpita dai bombardamenti quasi fosse una nemesi. Per me era stata l’avventura di una fuga, a cercare fortuna nel2016. Per me quel luogo rappresenta il mio passato, un passato che vedo piegarsi e tornare all’inconsistenza. Eppure già lo sapevo che era un miracolo economico destinato a tornare sabbia ma adesso mi sembra che siano le mie scelte, la riscoperta del rumore, che debbano distruggere quel posto quasi fossiJim Carreyche ha scoperto un orizzonte finto nel suoTruman show. Pal, il mio collega indiano che ci lavora ancora, mi racconta dei droni e delle esplosioni. Io gli dico di scappare, di svegliarsi, di mettere al centro la sua vita che è sicuramente altrove. Lui mi punge “siamo in emergenza, noi medici non possiamo scappare. Tu non sei scappato durante il covid“.

No. Non sono scappato un solo giorno.
Ma oggi so che è stato un errore.
Tutto si sgretola e tutto torna in una dimensione di maggiore comprensione, di compassione, di perdono.
Mia madre che mi ha fatto tanto male è rimpicciolita, la scopro anziana e fragile
Alessandroha un cognome che rimanda ai luoghi dove insegnava mio padre, una coincidenza buffa. Sgomenta un po’ sapere che hanno frequentato le stesse aule, che entrambi hanno studiato la filosofia. L’universo sta giocando con noi, lo so. Rido: la calligrafia diAlessandroè quella di mio padre e per dimostrare di non essere suggestionato gliela faccio vedere adAlessandro, che ride come farebbePamela.

psico

Il primario mi chiede un incontro: con uno psicoterapeuta aziendale si deve parlare della mia dimissione: il gruppo ha accusato il mio gesto che li costringe a misurare le loro insoddisfazioni, la loro resilienza e il loro coraggio qualsiasi cosa significhi. Ci vado e sono io il cavallo stavolta, quello che salta gli avversari sulla scacchiera. Il fuoco è dentro e si appicca quando mi accorgo che non ho più voglia di sentire le amenità proferite da uno psicoterapeuta sciocco. Essere spiriti guida non fa per tutti. Ci pensa Lapo, l’ultimo venuto nel gruppo, a dire che deve parlare sennò gli viene mal di gola. E’ per rispetto di quelchakrache dice che il gruppo ha problemi, che i rapporti non sono idilliaci.Il re è nudo. Lo psicoterapeuta dell’azienda viene silenziato: il rumore lo facciamo noi, oggi.

Ho bisogno di parlare conAlessandro, so che lui vede cose che io non vedo oppure che intuisco ma solo implicitamente. Gli porto i drammi che vedo nel tirocinio di psicologia. Non so perché gli riporto alcune cose e non altre ma questo lo capisce meglio lui. Parliamo di un bambino che con me condivide il nome. Coincidenze. Il bambino ci dice che dentro di lui vivono unFrancescobuono e uno cattivo. Siamo lì per parlare con quello cattivo. Io vorrei sistemarlo come faceva mio padre, due schiaffi.
Eppure lo riporto in seduta ad Alessandro e il bambino diventa significato per la mia guida. Forse nemmenoFrancescoè un caso, forse l’universo gioca a dadi beffardo, sicuramente non lo è l’averlo ricordato. Glielo ripeto ad Alessandro: ora tutto è rumore è l’anno della nemesi, del fuoco. Gli dico anche che lui è venuto per secondo perché il mio primo analista è statamia moglie, non la prima, che ha popolato sogni silenziosi e pieni di sensi di colpa,la seconda.

Per la legge della conservazione delle cose preziose ha una pelle delicata: è un dono con una carta stropicciata, questo perché la sua anima è immensa. Anche lei è una guida, è trasparente e ti dice sempre cose semplici e giuste.

Il caso vuole che si chiamiChiara.


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Francesco Landucci