Levo l’uno perchè non si sa mai, ma anche perchè potrebbe essere simpatico esplorare anche gli anni prima del 1000, chissà, un domani, vedremo. Insomma eccoci quà al decennio superiore, mentre saliamo verso il presente o quasi, visto che siamo già nel 26 del duemila, ma a causa di una mia particolare idiosincrasia sui pari, rimarremo tutta la settimana sui dispari, gli anni. Quindi cosa succedeva nel 1985? Chi c’era, chi arrivava. Chi suonava e chi si esibiva o si filmava o si faceva filmare. Inizierei anche today con la musica, ieri ha portato bene e anche un cesto di frutta, perciò darei fiato alle trombe se il regista turchetti me lo consente.
Un anno clamoroso per la musica, ma che ve lo dico affa! Album storici, l’anno del we are the world, non ve lo spiego, ve lo linko, faccio prima. Noi ci siamo concentrati su un disco dei Tears for Fears, gruppo apparentemente pop, come popolare, ma tutt’altro che scontato a mio modestissimo parere, in particolare la canzone estratta da quel disco – un trionfo per issi, il più venduto della loro storia discografica – si chiama, Io credo, anche se in inglese, ed è dedicata a Robert Wyatt. L’album tutto rispondeva al nome: Songs from the big chair. L’anno era propizio, l’abbiamo capito e natalizio pure, non per la festività ma per la significanza del termine, inteso come nato/a/um nel 1985. Intanto si chiamano generazione Y, meglio conosciuta come Millennials, e fra i nati italici ci corre l’obbligo di segnalare, a proposito di musica e musicanti, Annalisa Scarrone in arte solo col nome, che fa rima e rimone come e meglio del calabrone. Di cui non abbiamo notizie però possiamo agevolarvi un video preistorico della succitata:
Cose da dire ce ne sarebbero molte, stendiamo un velo pietroso, una piccola frana senza conseguenze, sull’anno in esame, ma, e dico ma, e aggiungo ma, l’arrivo di windows nel mondo non può rimanere inosservato, sopratutto ora che negli epstein files sono riemerse tante e dico parecchie foto di san microsoft con trullp e mullsk e antigone e pure eliana di troia. Fatevelo dire da uno che non se ne intende e non ne capisce assolutamente nulla. Succederanno cose, e noi saremo qui per raccontarle, o anche no, chi può dirlo. Non spenderò immagini ne altre parole a supporto dei nababbi del web, e mi incamminerò verso un altro versante sconvolgente del 985 anno del secolo scorso. E qui serve un’ova e zione assoluta, almeno 15-20 ova, almeno. Perchè nell’anno del frantimagazine odierno scoppia la mariobrosmania. E qui si che un’immagine o una clip divengono, entano, urgono sssolutissimamente
Questo è uno di quei famigerati video che impazzano sul web e stanno catalizzando l’interesse dei più piccoli, che, invece di giocare al gioco, li guardano come fossero ad uno spettacolo. Neuropsichiatri di tutto il mondo unitevi agli psicologi ai pedagoghi e diteci qualcosa per favore.
Si tratta di un anno in cui il tempo vive momenti di pura follia nel mentre che a un certo punto dello stesso 1985 si decide di applicare, per l’ennesima volta – tredici in tutto sino ad allora – il secondo intercalare. Ragazzi un mondo intero mi si è aperto quando ho scoperto questa delicatissima manovra. Praticamente si seconda e intercala il tempo calcolando all’improvviso un minuto di 61 secondi – wow – per riallineare il tempo che era in ritardo o in anticipo, non lo capirò mai da solo, perdonatemi. Vi linko e poi sono tutti affari vostri. Insomma un’altra diavoleria del tutto umana in un zzaggabbubbù – definizione del tutto e del di più inventata or ora – in cui noi non siamo che sparsi atomini diffusi e nemmeno così necessari. Ma ci sono anche belle notizie nell’anno del corso in corso, in quell’anno di cui vi relazioniamo a tutt’oggi, e anche adesso seppur tuttavia. Ad esempio una crew di giapponesi d’oro, ma proprio a 24 karat, che oggi non li trovi neanche se li cerchi col microscopio quantistico – ma dove l’hai visto? da nessuna parte, inventato ora – fonda lo studio Ghibli. Ora non sto a dirvi chi o cosa sono, è, è stato o sarà, sappiate che animano, a mano e con le macchine, e sono ancora oggi, strafamosi, ma facciamo prima a vedere che a scrivere
Nel 1985 vengono firmati gli accordi di Schengen, roba sentita e risentita e anche usata, magari senza saperlo o rendersene conto. Poi anche vituperata a un certo punto, Ma in vigore a tutt’oggi e senza soluzione di continuità, segue cartina e breve spiegazione tecnica, aritificialllica ;
Gli Accordi di Schengen istituiscono un’area europea senza controlli alle frontiere interne, garantendo la libera circolazione a persone e merci tra i Paesi firmatari. Sottoscritto inizialmente da cinque stati, – Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia, Belgio e Germania – il sistema è integrato nel diritto dell’UE.

Come si vede a occhio nudo – questa è un’espressione che mi ha sempre fatto molto ridere – i paesi schengen sono tanti – milioni di milioni lo schengen di meloni vuol dire …boh – (non seguitemi mi sono perso anch’io) e superano di gran lunga e di parecchio. Chi o cosa non è dato sapere, anzi no, è dato sapere: i paesi europei. Ce ne sono parecchi anche non europei che hanno aderito a tali accordi. E direi Steppenwolf per non dilungarmi oltre.
Ma la notizia dell’anno per non dire del secolo o del millennio realizzatasi in quell’anno fatidico viene da Roma. Nella capitale il 5 febbraio, proprio pochi giorni fa del cinquantenario più uno, il sindaco dell’epoca, di cui non vi starò a semplificare, eventualmente semplificatevi per conto vostro, ebbene esso primo cittadino dell’Urbe – ab urbe e pure condita – decide e attua un colpo di mano clamoroso. Chiama a se, direbbi voca, il collega di Tunisi, dell’epoca, ovviamente, anzi per essere più precisi il sindaco di Cartagine, proprio di quella specifica città – sapete no quella del delenda est di remota memoria – ebbene, ancora, ma non l’avevi già scritto? Col collega primo cittadino tunisino il sindaco di Roma firmosse, firmettero, firmonno un atto di pace tra le due città che mise formalmente fine alla terza guerra punica. Dopo 2131 anni e spiccioli. Alcuni biografi hanno anche aggiunto la parola simbolico all’atto e forse hanno fatto bene. Rimane però la delusione, nostra e loro, ma sopratutto di Massinissa. E ho detto tutto.

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