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Il coccodrillo come fa? Molto meno di quanto crediate

lo squalo bianco, che nell’immaginario collettivo occupa una posizione fra Attila e il fisco, ha totalizzato nel 2025 nove vittime nel mondo per attacchi non provocati, contro una media decennale di sei

Le classifiche degli animali più letali del mondo sono uno dei generi più copiati e meno verificati del giornalismo divulgativo. Basta aprirne cinque affiancate per accorgersi che non misurano gli animali: misurano le fognature.

Nota Bene: a questa classifica mancano i killer meno noti ma più pericolosi. I prodotti dei laboratori biogenetici e gli stessi laboratori con primi assassini i loro responsabili e ricercatori. Perché, come vedremo, noi siamo per lo più terrorizzati da quelli grandi, ma a fare stragi sono quasi solo i più piccoli, molti dei quali creati proprio da noi stessi.

C’è un serpente, in Australia, che si chiama taipan dell’entroterra. Il suo veleno è talmente potente che una singola morsicatura, nei calcoli di laboratorio, basterebbe per un centinaio di persone. Compare regolarmente nelle classifiche degli animali più pericolosi del mondo, spesso in seconda o terza posizione, subito dopo la zanzara.

Le vittime umane accertate del taipan dell’entroterra sono, a memoria d’uomo, zero.

Non perché il serpente sia un bonaccione, ma perché vive in un deserto dove non passa nessuno. Un veleno, per uccidere, ha bisogno di trovare qualcuno da uccidere: è una condizione che la tossicologia dà per scontata e che le classifiche dimenticano sistematicamente. Ed è da questo dettaglio che parte la piccola operazione di pulizia che abbiamo tentato su cinque classifiche italiane degli animali più letali, tutte reperibili in rete, tutte con l’aria di sapere quello che dicono.

Il gioco delle tre carte

Il primo problema non è nei numeri. È che ogni classifica ne mescola tre diversi fingendo che siano lo stesso.

C’è la mortalità reale: quante persone muoiono ogni anno a causa di quell’animale. C’è la tossicità del veleno: quanto è letale una dose in laboratorio, misura affascinante e clinicamente utile che però non sa nulla di quante persone incontrino quell’animale. E c’è l’aggressività percepita: quanto quella bestia ci mette paura, metrica che non misura l’animale ma noi.

Ordinare in un’unica lista il taipan (campione della seconda), lo squalo bianco (campione della terza) e la zanzara (campione della prima) è come stilare una classifica dei migliori atleti italiani sommando i secondi sui cento metri, i chili sollevati e il numero di follower. Il risultato non è sbagliato: è privo di significato.

Una delle cinque fonti — una guida turistica tanzaniana tradotta a macchina — arriva a piazzare il taipan al secondo posto assoluto, dichiarando nella colonna accanto “meno di 10 vittime all’anno”. Nella stessa pagina la forza del morso del coccodrillo, misurata in libbre, viene tradotta in sterline. Il coccodrillo, si apprende, morde per 3.700 sterline. Con l’inflazione, un affare.

Piccoli Assassini

Restringendo il campo agli organismi microscopici “animal-like”, dobbiamo parlare soprattutto di protozoi e altri parassiti eucarioti, non di batteri, il che esclude una enorme quota di mortalità (circa 8 milioni di morti all’anno). E conviene distinguere le stime solide da quelle molto incerte.

I 20 principali, per mortalità

#OrganismoTipoMalattiaMorti/anno indicative
1Plasmodium falciparumProtozooMalaria~500.000+
2Plasmodium vivaxProtozooMalariadecine di migliaia
3Entamoeba histolyticaProtozooAmebiasifino a ~100.000
4Trypanosoma bruceiProtozooMalattia del sonnomigliaia
5Leishmania spp.ProtozoiLeishmaniosi~20–30.000
6Toxoplasma gondiiProtozooToxoplasmosimortalità relativamente bassa, ma importante nei congeniti/immunodepressi
7Cryptosporidium spp.ProtozooCriptosporidiosidecine di migliaia
8Naegleria fowleriAmebaMeningoencefalitepochissimi casi, ma mortalità elevatissima
9Acanthamoeba spp.AmebaEncefalite/cheratiterara, spesso grave
10Balamuthia mandrillarisAmebaEncefaliterarissima, alta letalità
11–20altri protozoi/parassiti——generalmente molto inferiori

Questa graduatoria non va letta come una classifica epidemiologica precisa dal 1° al 20° posto: per molti protozoi non esiste una sorveglianza mondiale sufficientemente buona per attribuire un numero affidabile di morti.

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Il dato davvero impressionante: Il Plasmodium. Il genere Plasmodium è nettamente il gigante del gruppo. La malaria ha causato 610.000 morti nel 2024, secondo l’OMS, su circa 282 milioni di casi. Circa il 95% delle morti si è verificato nell’Africa subsahariana. E qui c’è qualcosa di biologicamente affascinante: Plasmodium non è un batterio, ma un organismo eucariote unicellulare appartenente agli Apicomplexa. Ha un ciclo vitale complesso che alterna zanzara e mammifero, con forme cellulari differenti specializzate per invadere gli eritrociti. In altre parole, è microscopico ma non affatto “semplice”.

Entamoeba histolytica: il secondo caso interessante. È un’ameba unicellulare che può vivere nell’intestino e, nella forma invasiva, distruggere il tessuto intestinale e raggiungere il fegato e altri organi. Le vecchie stime arrivavano a circa 100.000 morti l’anno, ma le cifre sono molto meno robuste di quelle della malaria. Una revisione epidemiologica sottolinea inoltre la difficoltà di distinguere E. histolytica dalla specie morfologicamente simile E. dispar. 

Questi numeri valgono per gli organismi microscopici più simili, per struttura biologica, agli animali e che hanno ucciso più esseri umani, ovvero soprattutto:

Protozoi → Plasmodium → Entamoeba → Trypanosoma → Leishmania → Cryptosporidium → Toxoplasma → amebe patogene.

Se invece includiamo tutti gli organismi microscopici, compresi i batteri, cambia completamente il quadro: virus, batteri funghi e protozoi sono evolutivamente molto diversi. Qui entrano in testa Mycobacterium tuberculosis, Streptococcus pneumoniae, Escherichia coli, Salmonella, Vibrio cholerae ecc. La tubercolosi da sola ha provocato 1,23 milioni di morti nel 2024, rendendo M. tuberculosis il principale agente infettivo singolo per mortalità. 

Il numero zombie

C’è poi una categoria di dati che meriterebbe uno studio a parte: le cifre che continuano a circolare molto dopo che la realtà le ha smentite.

Il caso da manuale è la mosca tse-tse. Le classifiche italiane le attribuiscono dalle diecimila alle cinquantamila vittime l’anno, a seconda della testata, e la collocano stabilmente nella parte alta dell’elenco. Il dato reale è che nel 2024 all’Organizzazione mondiale della sanità sono stati notificati 546 casi della forma cronica della malattia del sonno. Nel 1999 erano quasi ventottomila. È un crollo del 98 per cento, ottenuto in un quarto di secolo di screening mobili e controllo del vettore: una delle vittorie sanitarie più clamorose e meno raccontate del nostro tempo.

Se una classifica del 2024 mette ancora la tse-tse a cinquantamila morti, sta descrivendo l’Africa del 1998. E lo fa, paradossalmente, per farci paura di un insetto che stiamo battendo.

Diciassette volte

Poi ci sono i numeri che non sono vecchi: sono semplicemente indecidibili.

La schistosomiasi è una parassitosi trasmessa da vermi piatti che entrano nella pelle di chi guada acque infestate. Quante persone uccide ogni anno? Il Manuale MSD, bibbia clinica, ne conta 11.792. La letteratura specialistica italiana — l’IRCCS di Negrar, che sulla malattia lavora — ne cita circa duecentomila.

Un fattore diciassette. Non è un refuso: è che le due cifre rispondono a domande diverse. La prima conta chi muore di schistosomiasi, con la diagnosi scritta sul certificato. La seconda conta anche chi, vent’anni dopo l’infezione, muore di fibrosi epatica o di tumore alla vescica per una causa che nessun medico ricollegherà mai a un guado in Mozambico. La differenza fra le due non è statistica: è filosofica. Riguarda cosa siamo disposti a chiamare “causa”.

Nessuna delle cinque classifiche esaminate accenna al problema. Tutte pescano un numero e lo servono con la stessa faccia con cui si dà l’ora.

Cinquecento ippopotami

Infine, la megafauna. Ippopotamo: cinquecento vittime l’anno. Elefante: cinquecento. Leone: duecento. Bufalo nero: duecento.

Provate a risalire alla fonte. Non c’è. Queste cifre compaiono identiche in decine di articoli, ciascuno dei quali cita il precedente, in una catena che si perde nel primo decennio del secolo senza mai toccare terra in un rilevamento. Non stiamo dicendo che siano false — è del tutto plausibile che gli ippopotami uccidano centinaia di persone l’anno, sono animali territoriali e velocissimi. Stiamo dicendo che nessuno lo ha contato, e che l’unica cosa realmente documentata su quei cinquecento ippopotami è che qualcuno, una volta, li ha scritti.

Nel frattempo lo squalo bianco, che nell’immaginario collettivo occupa una posizione fra Attila e il fisco, ha totalizzato nel 2025 nove vittime nel mondo per attacchi non provocati, contro una media decennale di sei. È l’unico dato della lista raccolto caso per caso, con nome e cognome delle vittime.

Perché in Emilia le zanzare sono buone

Al primo posto, in tutte le classifiche e con tutte le metodologie, c’è la zanzara: seicentodiecimila morti di malaria nel 2024 secondo l’ultimo rapporto dell’Oms, il novantacinque per cento nell’Africa subsahariana, per la maggior parte bambini sotto i cinque anni.

Domanda che nessuna delle cinque classifiche si pone: perché non qui?

L’Italia ha avuto la malaria endemica fino al dopoguerra. L’Agro Pontino, la Maremma, il delta padano, la Sardegna intera. L’eradicazione è stata certificata nel 1970, ed è stata ottenuta con le bonifiche, il DDT, i chinini e un sistema sanitario pubblico che andava a cercare i malati casa per casa. Le zanzare, nel frattempo, sono rimaste. Ne abbiamo anzi di più e di più cattive, tigre compresa, e ogni estate l’Istituto Superiore di Sanità pubblica i bollettini sul virus West Nile, che qualcuno ogni anno lo ammazza.

La zanzara non risparmia la Pianura Padana per un accordo diplomatico. La risparmia perché nel Novecento un paese povero ha deciso di spendere in idraulica e in medicina territoriale.

Ed è questo il punto che la classifica, involontariamente, dimostra. Il serpente uccide dove manca l’antiveleno, non dove abbondano i serpenti. Il cane uccide in quanto vettore della rabbia, per la quale il vaccino esiste dal 1885, e continua a farlo per cinquantanovemila persone l’anno in paesi dove quel vaccino non arriva. Il coccodrillo uccide chi va a prendere l’acqua al fiume perché non c’è un rubinetto.

La classifica degli animali più pericolosi del mondo non ordina animali. Ordina infrastrutture. È una radiografia della disuguaglianza sanitaria globale travestita da fotogalleria estiva, e funziona benissimo — a patto di leggerla al contrario. Ma una cosa la possiamo dire: dopo la zanzara la bestia più assassina al mondo rimaniamo noi esseri umani.

  • Zanzare → ~760.000 morti/anno
  • Esseri umani → ~440.000 omicidi intenzionali /anno oltre a circa 238.000 dovuti a conflitti armati nel 2025. Sono invece 330.000 lavoratori i morti stimati per incidenti sul lavoro (contro circa 2,6 milioni morti per malattie correlate al lavoro); Morti involontariamente causate da attività umane, circa 1,8 milioni l’anno nel mondo; circa 871.000 morti premature ogni anno nel mondo sono associate a solitudine e disconnessione sociale. Ma “mancanza di assistenza” è molto più grande anche se questo non significa naturalmente che ne moriranno automaticamente. Per dare un’idea della dimensione del problema, nel 2023 3,8 miliardi di persone non avevano alcuna forma di protezione sociale, secondo ONU/ILO. Stiamo parlando di 3.679.000 morti più 3.800.000 ad elevata esposizione per mancanza di solidarietà ed assistenza.
  • Serpenti → ~100.000
  • Cani → decine di migliaia
  • Gli esseri umani uccidono direttamente almeno dell’ordine di 1,5–2,5 trilioni di animali all’anno per procurarsi cibo, e il numero reale di animali uccisi dall’attività umana è probabilmente molto superiore. E c’è un dato quasi paradossale: circa l’88% dei vertebrati uccisi per alimentazione è costituito da pesci selvatici, non da mammiferi o uccelli. 

Il secondo classificato

Resta da dire del posto d’onore. Subito sotto la zanzara, in tutte le classifiche serie, sta l’essere umano: quattrocentocinquantottomila omicidi dolosi nel 2021 secondo l’ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine. Sono cinquantadue all’ora, e il conto esclude le guerre, che vengono catalogate a parte per ragioni burocratiche sulle quali sarebbe meglio non riflettere troppo a lungo.

Il che ci lascia con un’ultima simmetria, offerta gratuitamente dai dati: di tutte le specie censite in queste classifiche, una sola le compila. Ed è quella arrivata seconda.


Tag WordPress: animali pericolosi, dati, malaria, zanzare, sanità pubblica, fact checking, OMS, percezione del rischio, giornalismo scientifico


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Ennio Martignago