Cerca nel Franti
Cover Stories - Temi di riflessione

Incertezze e sogni

Siamo condannati all’incertezza perché il futuro è sempre qualche passo più in là e sbirciarlo ci è precluso.
Eppure io cerco presagi come un bambino

Agnese se n’è andata in Umbria, ha lasciato la terapia intensiva di Santa Maria Nuova, a Firenze, dove da qualche anno lavorava. Mi scrive e tradisce l’emozione di cominciare daccapo.

Barbara mi dice che a 50 anni non è di destra né di sinistra. Me lo dice con un preambolo per parlare del referendum sulla giustizia. Mi fa sorridere che la sua mancata identificazione sia un problema comune.

Io è un po’ che vacillo nelle mie convinzioni: le idee si arrugginiscono, i fatti corrodono tutto, l’esperienza, che è la declinazione umana del trascorrere del tempo, mescola le carte.

Giovanni, più anziano, conferma l’assenza di certezze: lui che stato figlio della lupa e poi cattolico, liberale e poi comunista, lui che è stato yogi e un frate domenicano e che poi, ancora in cerca, è diventato ebreo quasi a indennizzo di una colpa antica.

Io mi sono licenziato e un collega, Riccardo, al telefono mi chiede dove si trovi il coraggio, mi chiede se io sappia qualcosa che a lui sfugge e che possa aiutarlo in una scelta dolorosa.

Diego, uno dei miei specializzandi, aspetta un incarico a Roma ma siccome manca il nulla osta della scuola di specializzazione è costretto a misurarsi con le paure e le incertezze che colorano ogni attesa.

Del resto io, tornando da Agliana, mi sono chiesto se sia valso a qualcosa quel corso a cui ho insegnato il primo soccorso a dei ragazzi pakistani che non parlavano alcuna lingua a me nota.

Livio, il commercialista, parla l’oscura lingua della burocrazia economica e le incertezze che mi regala sono semantiche, diverso è confrontarsi con Claudio, l’avvocato, che parla una lingua che serve solo a cucire addosso un vestito a delle decisioni prese di pancia in un qualche tribunale.

Dorotea ha paura che la interroghi la professoressa di Inglese. Beata lei che non deve confrontarsi con Claudio e con Livio, ben altre lingue le loro.

nuvole

Chiara sorride e poi mi restituisce le sue preoccupazioni e io mi arrabbio perché pretendo ottimismo anche quando questo non si abbina con ciò che ci offre l’universo.
Rileggo il Vangelo di Giovanni perché, da qualche parte, lo so, c’è scritto un segreto semplice e potente. Ma lo rileggo con occhi diversi e dentro ci trovo donne che la Chiesa aveva nascosto, ci trovo amori trascurati, ci trovo imprecisioni che sono risultato di rimaneggiamenti successivi. Impossibile trovare l’assoluto che forse, un tempo, c’era scritto a chiare lettere.
Trump farà la pace, no, la guerra. Aprirà Hormutz, no, anzi, lo chiuderà con un blocco navale. E’ orgoglioso del Papa, oggi, ma domani lo considererà un coglione. Abbandonerà l’Ucraina al suo destino o forse no. Sarà amico di Putin e dovrà dargli una lezione.

Incertezze ovunque.

Siamo condannati all’incertezza perché il futuro è sempre qualche passo più in là e sbirciarlo ci è precluso.
Eppure io cerco presagi come un bambino, li cerco nelle ombre e negli incontri, nelle epifanie e nelle coincidenze.
Non è colpa mia se oggi parlo di qualcosa di onirico: la colpa è di uno psicoterapeuta torinese.

L’ho incontrato tempo fa in un giardino del centro città. Io gli ho guardato le mani, ho pensato se fosse facile o difficile mettergli un accesso venoso, perché certe deformazioni professionali ci accompagnano per sempre.
Ma mentre indagavo lui, lui indagava me perché così si fa difronte a un estraneo.
E io ho abbassato lo scudo che protegge il mio inconscio lasciando che lui trovasse un varco in quel mondo di significati, quasi a pareggiare lo scambio di informazioni: la facilità di un accesso venoso per l’accesso all’inconscio, uno scambio necessariamente squilibrato.
Ho abbassato io, però, le difese, sono stato io a raccontare dei casini che affliggono la mia vita, delle vicissitudini, dei fastidi, delle scelte. E poi, non pago, ho raccontato il sogno.
La premessa è che io non ricordo i miei sogni ma quando li ricordo parlano della mia prima moglie o di mio padre. Sono spesso sogni cupi e pieni di sensi di colpa.
Il 18 marzo ho avuto una giornata complicatissima e, con me, mia moglie. A letto ci siamo augurati buonanotte ma se tutto lasciava presagire una notte angosciosa è stata, invece, una notte leggera.
Al mattino stavo sognando una cosa piacevole e, al risveglio, l’ho acchiappata per la coda e sono riuscito a trattenerla.
Nel sogno abitavo in un condominio, un appartamento umile e di modeste dimensioni. Per quelle ragioni imperscrutabili ed assurde che colorano i sogni, con mia moglie, scendiamo le scale e suoniamo al condomino del piano di sotto. Apre la porta un vecchio che sulle prime si spaventa; sta a me rassicurarlo perchè siamo io e mia moglie: quelli del piano di sopra.
Allora lui, inspiegabilmente mi fa vedere la sua casa che è uno stupore infinito.
Il salone, per cominciare, è arredato magnificamente e ha dei lampadari stupefacenti. Poi c’è una cucina, incredibile. E poi saletta, studio, altra sala, camera numero 1, camera numero 2….
Tutto è fuori dalla norma per l’assoluto ordine e bellezza.
E soprattutto questa casa non finisce. Non finisce la pletora di stanze e sale.

Mi sveglia il suono di una sveglia scoordinata.

E mi scopro sorridente perché immerso in quella bellezza incredibile. Sono felice di quella visita e me la porto dietro: deve significare qualcosa ma non so cosa, non ho familiarità con il linguaggio dei sogni.
Forse per questo appena vedo Ennio abbasso le difese e gli permetto di darmi una lettura.
Ennio mi fa notare come tutto ruoti intorno a due appartamenti che, pur essendo nello stesso stabile sono così diversi, uno piccolo, uno, quello sotto, enorme, una sorta di miracolo architettonico che esce dalla logica dello spazio che conosciamo.
Mi dice che è un sogno bello. Accenna altro ma lascia che sia io a capire cosa significhi davvero.
Una cosa è certa: il vecchio del piano di sotto sono sempre io e quella bellezza è una realtà parallela che ho immaginato nel futuro scegliendo deliberatamente di vivere un appartamento più piccolo, di sopra.
Indipendentemente da tutto, dai dettagli ricchi di significato, nel sogno ho scoperto l’accesso a un mondo enorme, infinito, a non più di un piano di scale.
Mi piace pensare che sia il mondo della possibilità, il mondo dei significati nascosti, il mondo della complessità.
E’ il mondo che si mostra invecchiando quando si ha il coraggio di abbandonare le certezze di un misero appartamento al primo piano perché scopriamo la libertà di viverne uno enorme di sotto.

blocco

Questo sogno, bizzarro e rivelatore, non è mio ma appartiene a tutti.

Questo sogno è per Agnese che ha lasciato una piccola terapia intensiva per affrontare l’enorme viaggio della vita, questo sogno è per Barbara perché non si perda nelle incertezze e nel pantano della mediocrità e vada avanti sicura e leggera.
Questo sogno è per Diego e per Dorotea, che vibrano nell’attesa dell’ignoto. Questo sogno è per Riccardo che ha paura di licenziarsi e vuole stare nel monolocale del 3 piano. Questo sogno è per Giovanni che da tempo ha cominciato a frequentare l’appartamento di sotto.
Questo sogno è per Chiara che mi accompagna ad ogni passo e per tutti coloro che avranno la pazienza di leggere: l’appartamento di sotto è aperto, vi chiede solo il coraggio di scendere un piano di scale.


Scopri di più da Franti Magazine

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

avatar dell'autore
Francesco Landucci