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Cover Stories - Temi di riflessione

Due modi diversi di amare

colse al volo una piccola ovvietà: se sabbia e terra sono nomi femminili è perché l’arte dell’attesa e della resilienza conoscono la differenza di genere.

Avanzava: un passo dopo l’altro avanzava affondando i piedi nella sabbia umida.
A volerli vedere da vicino erano piedi forti e callosi, il tempo li aveva deformati ma gli aveva conferito una qualche forma di saggezza che permetteva loro di indovinare il passo, l’angolo e l’appoggio.
L’appoggio non garantiva certezze: la sabbia è un insieme infinito di frammenti instabili, una pletora di storie logorate e ridotte in polvere dall’avanzare del tempo.
Il passo costringeva quelle storie all’attrito come se quel processo di riduzione ai minimi termini fosse una condanna e toccasse a due piedi robusti farsi esecutori materiali di quella pena.
Camminando misurava il trascorrere del tempo, il lento e inesorabile moto del sole che parte da est per nascondersi chissà dove, ad ovest mentre i piedi affrontavano la danza ritmata dell’acqua che va e torna sul bagnasciuga come fosse in corso un’eterna battaglia fra due elementi il cui fronte si consuma là dove la sabbia diventa umida e scura.

Acqua spavalda e arrogante e, allo stesso tempo, codarda e vigliacca.
I piedi sul fronte rimanevano neutrali ad ogni confronto, confortati dalla sensazione di freschezza offerta dall’acqua e da quella di protezione offerta dall’affondo in una trincea sabbiosa.
Sembrava un generale, che percorreva il fronte pensieroso: gli occhi lungo la linea degli eventi, persi all’orizzonte, a quella battaglia lasciava solo un senso, il tatto, mentre delegava ai piedi ogni sentimento.

Lo sguardo, stanco, continuava a perdersi altrove, distratto.
Quell’uomo anziano pensava all’amore, e lo cercava dappertutto, certo che le sue manifestazioni fossero ovunque fossimo capaci di coglierle. Lo intuì nel tramonto: un’esplosione di colori caldi in cui si sigla la promessa di un appuntamento: la terra salutava il suo sole, riscaldata e rassegnata all’attesa perché certa della forza di un amore gravitazionale.
L’amore, però, accadeva anche poco più in là, dove il mare accarezzava quell’infinità di storie di roccia e le lisciava senza tregua, come fosse in debito con loro.

tramonto

Mare e terra erano allora due amanti spaventati che non avevano abbastanza coraggio per congedarsi in una risacca. Allora giocavano a fare gli innamorati sulla banchina della stazione, un bacio e “buon viaggio e a presto amore mio” ma l’impulso dei corpi vanificava ogni congedo e, pochi passi dopo, una corsa folle riportava ciascuno nell’abbraccio dell’altro: il mare è un amante bugiardo, bulimico e insicuro, incapace di sopportare il tempo e lo spazio fra le anime.
Guardando l’orizzonte l’anziano pensava al coraggio della terra che rimane in attesa del sole, al buio, ogni notte. “Si tratta di un amore più maturo” concluse: non era certo l’amore feroce del mare.
Lui stesso era stato tumultuoso come una tempesta e aveva fatto esperienza di quelle tregue che scompongono il rito dell’onda e lo riducono a carezze ritmate. Ma, lo aveva imparato col tempo, sulla sua pelle: gli amori salmastri si consumano quasi nell’incapacità di allontanarsi ci fosse il seme della lontananza definitiva. E quando cessano gli amori del mare lo fanno violentemente perché quando il mare si allontana sicuro e senza voltarsi dalla sua spiaggia viola un patto elastico tendendolo oltre ogni misura per poi tornare come uno tsunami.
Tornando in quelle spiagge, dopo lo tsunami, non indovineresti mai quali siano stati gli eventi ma le scopriresti nuove, semplicemente perché non esiste più quel rapporto: troveresti davanti altro mare, altra rena.

Perso in quelle farneticazioni colse al volo una piccola ovvietà: se sabbia e terra sono nomi femminili è perché l’arte dell’attesa e della resilienza conoscono la differenza di genere. Maschile è, al contrario, l’incapacità di stare e la necessità di partire indipendentemente dal fatto che si tratti di un viaggio cosmico di 24 ore o una ritirata ondosa di pochi secondi.
I pantaloni arrotolati sopra il polpaccio, umidi, si compiacque per aver cessato di essere mare e aver imparato ad essere sole, un modo diverso di essere innamorato: segnato dal tempo, nel viso e sul cuore, noncurante delle teorie galileiane, aveva preso a girare, una volta al giorno, intorno a una donna straordinaria, il suo paziente pianeta.

dante


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Francesco Landucci