C’è un indovinello che ho spesso posto ai miei studenti per testarne l’acume.
Pochi lo hanno risolto e i più si sono incastrati in razionalizzazioni e scemenze di vario genere.
Dico loro di immaginare che tre amicivadano in vacanza. La camera della pensione viene30 euroe ciascuno darà alla reception10 euro.
Poi immagino che, il giorno dopo, l’albergatore decida di fargli uno sconto di5 europer una qualche magica ragione. La vicenda impone che l’albergatore dia5 euroa un fattorinoITALIANOil quale, rendendosi conto che è una quantità non divisibile per tre, decide di rendere agli amici3 euroe trattenerne2di mancia di nascosto.
Ciascuno riprende un euro ben contento e spende così9 euro.
Fin qui nulla di strano.
A questo punto però riporto il malcapitato studente su un piano di realtà e gli chiedo:
“se ciascuno ha speso 9 euro sono stati spesi 27 euro (9 euro x 3), 2 li ha presi il fattorino e siamo a 29 euro.
Se all’inizio ne avevano spesi 30, dov’è finito l’euro che manca?”
Qualche ingenuo fantasioso mi spiega che lo ha preso il fattorino senza che lo sapessimo spostando la storia su una dimensione fantascientifica.
Qualcuno divide 29 per 3 e si lancia in calcoli astrusi o, peggio, divide 25 euro per 3.
Ma pochi, giuro, pochissimi, mi dicono che è tutta una manipolazione verbale.
I tre, al netto dello sconto, non hanno speso30 euroma27(9 euro x 3) cioè25di camera e2di fattorino.
Vista così la cosa diventa lapalissiana eppure costringendoli a un altro piano logico, quello che si chiamaillusionismo verbale, edancorandoliall’idea di una spesa iniziale di30 euro, anche ragazzi laureati e quasi specializzati, si incastrano.
Perché ve lo racconto? Datemi un attimo e seguitemi.
Chiudete gli occhi e venite con me aGrinzane Cavour. Wikipedia dice che è un comune di1930 abitantinella provincia diCuneo. Io che misuro i comuni confrontandoli conVolterra(più di9000abitanti) lo trovo un posto piccolo piccolo.
E’ il28 aprile 2021. A me questa data mi dice solo una cosa: siamo nei mesi a fine covid, la gente è stanca, frustrata e bisognosa di ripartire.
Mario ha una gioielleria a Grinzane Cavoure, immagino, abbia sofferto il covid umanamente ma, soprattutto, economicamente.
Il 28 aprile 2021 era mercoledì, io ero sicuramente a lavorare in rianimazione, o forse in sala operatoria, probabilmente con la tuta. Mario era in negozio con la figlia.
Google mi dice che la luna era in fase calante e, forse, anche questo significa qualcosa.
Nel negozio di Mario entrano tre uomini,ITALIANI. Hanno un coltello e un paio di pistole finte ma questo, Mario, non può saperlo. Mario, però, sa altro: ha già ricevuto visite simili e sa che nessuno lo ha difeso. Anche questa volta è costretto a subire la violenza dei tre nostri connazionali, tre animali che ci ricordano che la stupidità non ha nazionalità a dispetto di quanto credano molte persone semplici che non hanno studiato la biologia. I tre legano la figlia, minacciano Mario, lo umiliano. Poi svaligiano il negozio e scappano sul retro verso la macchina, parcheggiata lì fuori. Mario non ci sta: è stanco di queste prevaricazioni, stanco delle prepotenze, stanco dell’ingiustizia e dell’umiliazione. Non è un caso se ha preso il porto d’armi anche se la scelta tradisce una debolezza, una paura.
Mario prende la pistola e rincorre i tre in strada.
Non penso che sia una questione di riprendersi il maltolto, penso piuttosto che sia una faccenda privata, una faccenda molto più profonda.
Chiunque di noi comprende perfettamente Mario e si immedesima in questa rabbia.
Le telecamere però riprendono tutto.
Cinque anni dopo viene confermata per lui una condanna a14 anni e 9 mesi.Per un uomo di 72 anni è praticamente una condanna a vita.
Lo Stato gli ha riconosciuto delle attenuanti generiche ma ha escluso la legittima difesa: il pericolo era cessato e la reazione è stata sproporzionata e innecessaria.
La storia di Mario parla di tutti noi per questo la politica la usa come si una prostituta da strada, in modo spregiudicato.
E’ una tipica storia di ingiustizia in cui un cittadino si fa giustizia da sé diventando criminale e questo apre a una questione morale:
chi delinque in nome della giustizia deve essere condannato?
Non è possibile non immedesimarsi, non empatizzare, non fare l’esperimento mentale di essere Mario Roggero. Di pancia lo faccio anche io, ogni volta che sento la storia di uomini come lui. Penso che i criminali vadano puniti e che se non ci pensa lo Stato chi può, chi ne ha la facoltà, debba dar loro una lezione.
Qualcosa del tipo “tu vieni a rubare da me, ma sappi che se ti freddo sulle scale poi sono fatti tuoi. Stai scommettendo quello che hai più caro, la vita”.
Vorrei che la lezione diventasse deterrenza, esempio, per altri criminali.

Bellissima la logica del far west. Bella la reazione allaJohn Wayne, allaJohn Rambo.
Tutta la cinematografia, daBud SpenceraEqualizer, ci ha insegnato che il pubblico adora questo genere di meccanismi che si giocano su un piano morale semplice antichissimo (si veda il codice di Hammurabi).
Se però lascio da parte le reazioni di pancia capisco al volo che la logica diRambonon funziona. Non voglio affrontare il tema della deterrenza: la cronaca americana ci dimostra fin troppo chiaramente chela violenza privata, la vendetta, la pena di morte ed un esercito di esercenti armati fino ai denti (ben più di Mario) non riducono le tragediesulle pagine della cronaca nera.
Mi colpisce che la politica, al contrario, si interessi a Mario per farne uno spettacolo, mi colpisce che dimentichi l’importanza della divisione dei poteri e contesti una decisione che non le appartiene e mi colpisce che racconti una storia sbagliata come se fosse una storia di eroismo.
Questo modo di fare politica è un modo violento, un modus che se ne frega delle regole perché conosce benissimo le pance di coloro che votano:Bud Spencerci piace molto più di “Via col vento”, “Dogman” ci piace più de “I Dieci Comandamenti” e “Un borghese piccolo piccolo” ci dà più soddisfazione di “Titanic”.
Ma guai a non comprendere il gioco e farsi trascinare dalla manipolazione.
Rimettiamo insieme le cose, costruiamo il puzzle, torniamo all’indovinello.
Se costringo l’interlocutore alla premessa sbagliata che i3 amiciabbiano speso30 eurolui giungerà a conclusioni erronee e assurde.
La premessa della storia di Mario è sbagliata.
La storia di Mario non è semplicemente la storia di un’ingiustizia subita, non può, la politica, fermarsi alla dimensione del singolo ed elevarlo al ruolo di giustiziere al di sopra delle regole.
La storia di Mario è la storia del fallimento dello Stato.
Mario ha subito molte rapine. Nessuno lo ha ascoltato.
Dove erano i politici che lo osannano quando lo rapinavano la prima e la seconda volta? Cosa hanno fatto allora per lui? Dove era la giustizia?
Mario è stato rapinato perché lo Stato non sa fare deterrenza e, quando le cose accadono, non sa fare Giustizia.
La fa dopo, a posteriori, a morti fatti, ma spesso rimane incastrato nella sua logica colui che non ha ricevuto giustizia per primo e si è convinto che la giustizia se la possa fare da sé, tanto nessuno lo punirà.
Allora partendo da questa evidenza lapalissiana candidarlo è un paradosso:che faccio? candido il rappresentante del fallimento dello Stato?
La storia di Mario non va usata come un indovinello da fare a degli studenti assonnati, la mattina.
Mario è stato sicuramente deluso anche dalla politica soprattutto da quella che oggi lo osanna.
E ora si aggrappa alla visibilità che quella politica gli dà, per usarlo, perché lui vuole salvarsi da una condanna a vita. Si stanno usando a vicenda.
Ci sono molte vittime in questa storia.
Una di queste è Mario il quale non esce dal cortocircuito tipo “non avete fatto nulla a loro che mi rapinavano e ora condannate me?”
Mario non ci sta, non esce dall’assurda logica che dà la grazia alla Minetti e non a lui.
Su questo, Mario, ha ragione.
E’ una storia penosa. Penosa la storia di rapine subite nell’indifferenza, penosa la disperazione che porta ad uccidere, penosa la strumentalizzazione del fatto a scopo politico, strumentalizzazione fatta con un uso spregiudicato dell’illusionismo verbale, del sillogismo difettoso.
Il problema è che Mario non si è pentito, anzi, si è fatto promotore di una politica vuota che, non garantendo la sicurezza e la giustizia ai cittadini, la delega ai gioiellieri.
Per questo immagino che non avrà alcuna grazia.
Quando si spendono27 euroma ci si convince di averne spesi30ci si arrabbia ed è normale che sia così. Di cosa abbiamo bisogno?
Non abbiamo bisogno di depenalizzare i negozianti che uccidono, è un modo pericoloso di manipolare la realtà.
Non abbiamo bisogno di candidare gioiellieri che, disperati, sparano.
Non abbiamo bisogno di una nuova classe politica col grilletto facile.
Abbiamo bisogno di uno Stato che protegga e sia giusto, non solo all’ultimo atto, in modo pressappochista.
E poi abbiamo bisogno di chiarezza, di spiegazioni: quando ci restituiscono i3 euroci spieghino che ne abbiamo spesi27sennò finisce che per 1 euro ammazziamo l’albergatore.
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