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Il Pescatore

Fotoromanzi due

Il primo di tutti fu Grand Hotel e ancora oggi è in edicola puntuale tutte le settimane. Ma l’inizio fu con fotoromanzi a fumetti che detto così fa ridere, ma fidatevi c’era Walter Molino

Sarà solo stavolta o ci prenderemo gusto? Chi vivrà vedrà e se i cocci non sono suoi, li lasci pure che a smaltirli ci pensiamo noi. Succede, lo ammettiamo, e forse accadrà altre volte, per intanto diamo le fuoche alle polvere – come direbbe frassica molto meglio – e torniamo sul versante dei foto e romanzi. In fondo ieri ci siamo detti troppo poco, non abbiamo parlato ne visto i Franchi e i Gasparri, e nemmeno i Grand Hotel da cui prendettero vita e voga tutte le danze di foto e di romanzi. Del resto proprio dal primo roto e poi calco italiano che sulle foto e i romanzi arrivò esimo, presero però vita i fumetti realistici di Walter Molino come avete avuto modo di vedere, e se non l’avete avuto mi scuso per il disguido, e ve lo faccio vedere all’uopo qui di sotto. Successe tutto nel 1946, l’idea della rivista venne agli editori dell’Intrepido – inossidabile giornale a fumetti di cui non mancheremo di scrivere – che decisero fosse il tempo di allargare le tematiche fumettistico popolari del loro giornaletto di punta a un pubblico più grande e molto più variegato soprattutto molto più rosa per non dire femminilistico o femmineo. Insomma allargare il bersaglio per fare più danè, palanche, money per dirla con i pink floyd

Tiratura colossale – 100 mila copie – prezzi popolari, se non popolarissimi, temi rosa scritti da specialisti e specialiste del genere, tavole a colori di grande formato e di realismo nel tratto e nel segno, a sancire uno stile fotografico delle illustrazioni – vedi alla voce Molino ma anche altri come ad esempio Giulio Bertoletti e o Aldo Torchio – ed è boom, e che boom. La nuova rivista, esce nelle edicole nel giugno del 1946, e in pochi giorni le 100 e mila vanno subito esaurite. E allora si ristampa, e via esaurite, e poi ancora ristampa, e via così. Quante volte e per quante copie è leggenda, alcuni dicono 4 altri molte di più, qualcuno persino 14 volte. Com’è come non è, il successo del rotocalco a fumetti per adulti – e non per motivi di censura non pensate male – e in particolare femminili con 16 pagine a colori e 12 lire di prezzo di copertina, surclassò e poi strapazzò e infine zuzzurrellò tutti e tutte le compagne e i colleghi dell’edicola, in particolar modo i quotidiani – ma quelli sono sempre stati i meno venduti – fino ad arrivare all’inizio dei ‘60 anni del 900 a vendere stabilmente 1 milione di copie alla settimana, anche 1 milione e mezzo. E non fatevi fregare se qualcuno vi dice cose diverse, ma fussero e furono pure, loro, i foto e poi romanzi, invenzione italiana esclusiva, a dare la stura a robe similari ma in media differenti, come ad esempio le telenovelas argentine che poi diverranno la punta di diamante della tv sudamericana esportata nel mondo. Parecchio pure da noi assieme alle soap americane, che, guarda caso, non hanno matrici molto diverse, anche se lì ci va aggiunta la storia della pubblicità e dei saponi. Ne parleremo in altra occasione. 

La conferma del successo di tale rivista e di quanto tale giornale  ha significato per l’editoria italiana e per la diffusione e anche l’esportazione di alcuni modelli culturali in giro di qua e di là, sta nella permanenza in vita, e con vigore e costanza, di grand hotel nelle edicole e, ora, anche sui desktop del paese. Ancora settimanale e ancora diffuso in tutto il mondo, come viene spiegato chiaramente sul sito dove abbonarsi oggi costa in Italia un tot, in europa un tot più grosso, in america ancora di più, e pure nel resto del mondo dove il prezzo diventa impegnativo 52 numeri a 580 euro annui, roba tosta, considerato che nel bel paese si spende quasi un decimo. Che poi, a proposito di tele o foto romanzi grand hotel ci arriva solo dopo, siamo già nei ‘50 del novecento, a pubblicare quelle foto e quei romanzi, fino ad allora e con gran successo, i foto romanzi erano a fumetti e che fumetti. Ma allora chi e vi prego ditemi chi, fece il primo passo o meglio il primo foto e poi romanzo sul giornale detto anche periodico e insieme roto e calco? 

numero zero

Furono in due e nel 1947. Il mio sogno e Bolero Film, il secondo Mondadori e non dico altro, il primo, che probabilmente fu anche il primo a uscire in edicola, edito da Novissima. Le copie vendute furono meno di quelle di Gran e poi Hotel, sempre, ma molte in ogni caso. Circa 1 milioncino qualcosa meno, nei periodi di vacche grasse per mondadori e circa un mezzo milione per l’altro editore che dopo poco dall’uscita trasformò  il suo sogno in Sogno e basta e poi visto il successo lo vendette, speriamo con profitto a Lancio, che dei fotoromanzi, come sappiamo, negli anni ‘60 fece un business cataplastico, megastroppolico, fantastiliardico. Il successo Lancio fu davvero clamoroso attestadosi nel momento di massimo splendore nel mezzo dei ‘70 a 5 milioni di copie vendute al mese. Le collane Lancio si moltiplicarono, e tutte con nuovi fotoromanzi e nuovi personaggi e nuove trame. Dalle colonne dei periodici della casa editrice romana partirono carriere importanti, abbiamo già detto della Muti, ma che dire di Franco Gasparri, anche lui approdato al cinema, ma molti e molti altri, ad esempio Sebastiano Somma, a tutt’oggi attore molto in voga nelle nostre italiche serie.  

somma

Chiudendo e forse non del tutto, bisogna dire due cose sui foto e poi romanzi, La prima è quasi mitica, forse mitologica alfine, trattasi di Sophia Loren, anch’ella fotoromanzica in carriera con uno pseudonimo diverso, Sofia Lazzaro, che con una sua copertina su Sogno è finita al MOMA di New York, opera d’arte contemporanea dentro un museo e grazie a quello scatto su quel supporto o medium, di cui a quanto pare, qualcuno ha rispetto al punto da esporlo lì e non altrove.

sophia

L’altra informazione avvicina di corsa, per non dire immediatamente a questo mondo e al digitale nostro presente. La notizia proviene da Reggio Emilia e riguarda Cesare Zavattini, reggiano doc – Luzzara lo genuit – che nel 1962 si vide pubblicato un suo fotoromanzo, con lo pseudonimo di Cesare Alfieri, e che oggi, o forse ieri, visto che la cosa è successa un paio di anni fa, si è trovato, suo malgrado, non potendo mettere bocca nella decisione, un seguito al suo fotoromanzo dentro un apposito account di instagram di cui vi diamo link e foto.

zav

Che dire. In realtà qualcosa da dire ci sarebbe e riguarda un duo artistico denominato Fotoromanzo italiano che qui vi linko e sul quale potete riflettere in privato, ma anche con noi se vi fa piacere scambiandoci un segno di chat. In ogni caso, trovo interessante il lavoro oramai pluriennale – il primo foto romanzo è del 2012 – di questi due comunicatori. Bye

zavattini 1962

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