Riflessioni nate dalla presentazione della campagna NaturaSì “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra”, Milano, 27 febbraio 2026, e maturate nei giorni successivi.
Cibo, valori spirituali e religiosi, servizi ecosistemici, impatto delle tecnologie digitali: gli articoli 9 e 41 della Costituzione italiana e l’agricoltura biodinamica come esempio concreto da cui partire.
Ogni volta che portiamo del cibo in tavola, facciamo una scelta che va oltre il nutrimento.
Dietro quel gesto quotidiano si celano connessioni che riguardano tutti noi. Sono la cura della Terra intesa come organismo vivente, il riconoscimento del lavoro di chi coltiva rispettando gli equilibri naturali, la cura del paesaggio, la salute del pianeta, la nostra e qualla delle persone, l’impegno verso la comunità e le generazioni future.
E mentre cresce la nostra attenzione verso ciò che mangiamo, sempre più consapevoli che cibo, ambiente e benessere sono parti di un unico equilibrio, restiamo in gran parte ignari di un impatto ambientale che accade lontano dai nostri occhi, nascosto ai nostri sensi.
Perché ogni volta che facciamo una ricerca online, ordiniamo la spesa, guardiamo un video, ci perdiamo in un social network, contribuiamo senza saperlo ad alimentare infrastrutture fisiche, data center, server, reti di trasmissione, che consumano enormi quantità di energia, emettono CO₂ e richiedono milioni di litri d’acqua per il raffreddamento.
Anche la produzione agricola si affida sempre più a sensori nel suolo, immagini satellitari, droni e intelligenza artificiale, tecnologie che poggiano sulle stesse infrastrutture. Produttori e consumatori, spesso senza saperlo, danzano lo stesso valzer: quello dell’impatto ambientale.
È un valzer che merita attenzione.
Le imprese, almeno sulla carta, hanno uno spartito da seguire: bilanci di sostenibilità, criteri ESG, obblighi di rendicontazione, anche se troppo spesso si tratta di green washing o ethical washing, etichette di comodo più che impegni reali.
Ma noi, come cittadini e consumatori, non abbiamo nemmeno quello, perchè danziamo senza conoscere la musica, e sopratutto comprendere chi dirige l’orchestra.
Iniziamo quindi ad esplorare questo sentiero che collega il suolo, la terra, a nuvole che non sono quelle del cielo ma quelle artificiali create dall’uomo: il Cloud (computing).
Un sentiero che oggi trova un ancoraggio esplicito nella Costituzione italiana
Un tema peraltro sollevato durante l’incontro “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra”, la nuova campagna 2026 con cui NaturaSì porta trasparenza e valore all’agricoltura biologica, dal prof. Francesco Marangon dell’Università di Udine.

Con la riforma del 2022, l’articolo 9, che storicamente tutelava il paesaggio e il patrimonio culturale, è stato ampliato per includere la protezione dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.
Allo stesso tempo, l’articolo 41, che disciplina la libertà di impresa, ha introdotto un vincolo nuovo: l’attività economica non può svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente, e deve essere indirizzata a fini sociali e ambientali.
Principi che valgono tanto per un campo coltivato, e i suoi frutti, quanto per un data center.
E prima di andare verso il cielo artificiale del Cloud, parliamo della terra e di come la utilizziamo.
Biologico e biodinamico: quando il campo diventa alleato della Costituzione
Negli ultimi decenni, l’agricoltura biologica ha mostrato di poter migliorare fertilità del suolo, qualità dell’acqua e biodiversità rispetto al convenzionale. Meta-analisi recenti indicano che la biodiversità nelle aziende bio può crescere fino a circa il 95% rispetto ai sistemi convenzionali, le emissioni di azoto si riducono mediamente di circa il 28% grazie all’assenza di fertilizzanti azotati di sintesi, e il consumo energetico per unità di superficie è spesso inferiore di circa il 50%, con minori emissioni climalteranti.
Questi risultati acquistano un significato ancora più urgente se letti alla luce di quanto documentato dalla FAO nelle Linee Guida Volontarie per la Gestione Sostenibile del Suolo (2016): il suolo è una risorsa naturale essenziale e non rinnovabile, impiega migliaia di anni a formarsi e può essere distrutto in pochi decenni di gestione insostenibile.
Circa il 33% dei suoli mondiali è già moderatamente o fortemente degradato, con una perdita annuale stimata di 75 miliardi di tonnellate di suolo coltivabile e un costo di circa 400 miliardi di dollari l’anno in produzione agricola persa.
Dopo gli oceani, i suoli sono i principali serbatoi di carbonio del pianeta: il loro degrado ha già rilasciato nell’atmosfera fino a 78 gigatonnellate di carbonio, mentre una gestione sostenibile potrebbe sequestrare quantità significative di CO₂, contribuendo alla mitigazione climatica.
L’agricoltura biodinamica, a sua volta, emerge in diversi studi di lungo periodo come sistema capace di incrementare il contenuto di carbonio organico del suolo, la sua struttura e l’attività biologica, con effetti positivi sulla resilienza ai cambiamenti climatici.
Nel celebre esperimento DOK, uno dei più longevi confronti scientifici tra metodi agricoli, condotto in Svizzera dal 1978 dal FiBL (Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica), dopo oltre quarant’anni i sistemi biodinamici mostrano suoli più ricchi e biologicamente attivi, seppure con rese medie più basse, rispetto ai sistemi convenzionali altamente input-dipendenti.
Se leggiamo questi dati alla luce del nuovo art. 9, bio e biodinamico appaiono come traduzioni pratiche di un mandato costituzionale: forme di economia agricola che non solo “non arrecano danno” a salute e ambiente, ma spesso li migliorano, contribuendo alla mitigazione climatica attraverso bilanci del carbonio più favorevoli e minore inquinamento delle acque.
La non rinnovabilità del suolo documentata dalla FAO conferisce a questo mandato una dimensione temporale ineludibile: ciò che la Costituzione chiede di tutelare “nell’interesse delle future generazioni” è una risorsa che, una volta perduta, non si rigenera nella scala della vita umana.
Dai campi agli ecosistemi: il Millennium Ecosystem Assessment e il valore nascosto dell’agricoltura
Per iniziare a comprendere appieno le connessioni che abbiamo citato all’inizio, e perché le scelte agricole hanno un peso che va ben oltre il prezzo in etichetta, occorre fare un passo indietro fino al 2005, quando le Nazioni Unite pubblicarono il Millennium Ecosystem Assessment (MA).
Voluto dal Segretario Generale Kofi Annan nel 2000 e realizzato da oltre 1.300 scienziati di 95 Paesi, il MA è stato il primo tentativo globale di misurare le conseguenze dei cambiamenti degli ecosistemi sul benessere umano.
Il rapporto introdusse nel linguaggio internazionale il concetto di servizi ecosistemici, classificandoli in quattro categorie:
- Servizi di approvvigionamento (provisioning): i prodotti che gli ecosistemi forniscono direttamente, cibo, acqua dolce, legname, fibre, risorse genetiche, composti medicinali.
- Servizi di regolazione (regulating): i benefici derivanti dai processi naturali che stabilizzano le condizioni ambientali, regolazione del clima e sequestro del carbonio, purificazione dell’acqua, controllo dell’erosione, impollinazione, contenimento delle malattie e dei parassiti, protezione da eventi estremi.
- Servizi di supporto (supporting): i processi ecologici fondamentali senza i quali nessun altro servizio potrebbe esistere, formazione del suolo, ciclo dei nutrienti, fotosintesi, produzione primaria, ciclo dell’acqua.
- Servizi culturali (cultural): i benefici immateriali che le persone traggono dal rapporto con gli ecosistemi, ed è qui che il MA compie un passaggio sorprendente e ancora troppo poco conosciuto. Accanto alla ricreazione, all’ecoturismo e ai valori estetici del paesaggio, il rapporto riconosce esplicitamente tra i servizi ecosistemici i valori spirituali e religiosi legati alla terra, il contributo degli ecosistemi alla salute fisica e mentale dell’uomo, l’ispirazione per l’arte, la cultura e l’educazione, e il senso di appartenenza e identità che le comunità costruiscono nel rapporto con il proprio territorio.

È un riconoscimento che ribalta una visione puramente materialista della natura: gli ecosistemi non sono solo fornitori di risorse e regolatori di processi biochimici, ma custodi di una dimensione più profonda del benessere umano, che include la sfera interiore, contemplativa e relazionale.
Alla conferenza di Milano del 27 febbraio 2026 dedicata alla campagna NaturaSì, Gianluca De Nardi ha raccontato il proprio stupore nel scoprire questa classificazione, confessando di aver dovuto rileggere più volte per credere a ciò che il mondo scientifico, lo stesso che per anni ha guardato con scetticismo biologico e biodinamico, afferma con chiarezza: l’agricoltura è portatrice di valori spirituali e religiosi, di bellezza del paesaggio, di ricreazione ed ecoturismo, e soprattutto contribuisce al recupero della salute fisica e mentale delle persone.
Una consapevolezza che, come evidenziato anche dagli studi della FAO citati nella stessa serata, si rafforza per contrasto, ovvero quando questi servizi vengono meno, quando l’agricoltura diventa “custode al negativo”, emergono con evidenza i danni alla salute causati dalla cattiva fornitura di servizi ecosistemici.
Le stesse Linee Guida Volontarie della FAO elencano i servizi ecosistemici correlati al suolo, produzione di cibo e biomasse, purificazione delle acque, regolazione del microclima, controllo dell’erosione, ricarica delle falde, stoccaggio del carbonio, conservazione della biodiversità, confermando che l’agricoltore che gestisce il suolo in modo sostenibile è, a tutti gli effetti, un fornitore di beni pubblici essenziali.
La conclusione del MA fu netta: negli ultimi cinquant’anni l’umanità ha alterato gli ecosistemi più rapidamente e profondamente che in qualsiasi altro periodo della storia, e circa il 60% dei servizi ecosistemici esaminati risultava degradato o sfruttato in modo insostenibile.
Da allora, il quadro non è migliorato. Robert Costanza e colleghi, aggiornando nel 2014 il loro studio pionieristico del 1997, hanno stimato il valore complessivo dei servizi ecosistemici globali in circa 150.000 miliardi di dollari l’anno, più del doppio del PIL mondiale. Per l’Italia, uno studio pubblicato su Ecological Indicators ha calcolato benefici ecosistemici annui per 71,3 miliardi di euro, rilevando che alcune province hanno perso tra il 1990 e il 2000 fino al 7,5% della capacità di protezione dagli eventi dannosi e il 9,5% della capacità di assimilazione degli inquinanti.
Secondo l’ISPRA, la perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici è oggi riconosciuta come fattore di rischio per la trasmissione di malattie batteriche, virali e parassitarie. Non si tratta più di una questione ambientale astratta, ma di salute pubblica.
Cercando e valutando vari materiali utili a questa riflessione, ci è anche venuta evidenza che molti di queste argomentazioni sono usate anche per sostenere un agricoltura industriale, la cosidetta Agricoltura 4.0 erede di qiuella di precisione, che vanta tra i suoi obiettivi una industrializzazione, nostra licenza poetica, positiva mirata al benessere della Terra.
Immaginiamo di scoprire che qualcosa crea danno, però nello stesso tempo uso quel qualcosa per ridurre il danno, maggior concretezza?
Beh quando leggiamo che usiamo sistemi di intelligenza artificiale energivori per risolvere il problema del consumo di energia degli stessi.
Una moderna versione materiale e “industriale” dell’Uroboro…

NaturaSì: separare il prezzo del prodotto dal compenso per i servizi ecosistemici
In questo contesto, un’iniziativa concreta arriva da NaturaSì, la principale insegna italiana di negozi biologici con 350 punti vendita. Con la campagna 2026 “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra”, l’azienda ha deciso di rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto: la quota del prezzo pagato all’agricoltore che remunera non il prodotto in sé, ma i servizi ecosistemici che l’agricoltura biologica e biodinamica genera — fertilità del suolo, qualità dell’acqua, biodiversità, contrasto alla crisi climatica, tutela del paesaggio.
La meccanica è semplice e trasparente. Per l’insalata, il costo di produzione (lavoro agricolo, costi colturali, imballaggio, controllo qualità) è di 1,33 €/kg: NaturaSì paga al produttore 2,00 €/kg, riconoscendo 0,67 € in più come compenso esplicito per i servizi ecosistemici, circa un terzo del costo di produzione. Per i finocchi, il costo di produzione è 1,25 €/kg e il prezzo riconosciuto è 1,80 €/kg, con un differenziale di 0,55 €. A partire da marzo 2026, questi valori compariranno direttamente in etichetta.
«Alla trasparenza nella formazione dei prezzi alimentari dello scorso anno, spiega Fabio Brescacin, Presidente di NaturaSì, abbiamo aggiunto una declinazione del compenso che garantiamo all’agricoltore, distinguendo il prezzo pagato per il prodotto da quello pagato per i servizi ecosistemici». E aggiunge: «pagando un prezzo troppo basso, sarà qualcuno o qualcos’altro a farne le spese».

L’approccio si fonda sul metodo scientifico del True Cost of Food, che calcola i costi reali del cibo includendo gli impatti ambientali e sociali normalmente esternalizzati.
La stessa FAO conferma questa prospettiva: nelle Linee Guida Volontarie documenta come l’uso eccessivo o scorretto di fertilizzanti di sintesi provochi danni agli ecosistemi e contribuisca al cambiamento climatico, con costi associati stimati tra 400 e 4.000 miliardi di dollari l’anno tra perdite di produzione, danni alla salute umana e impatti ambientali.
Secondo stime citate alla presentazione della campagna NaturaSì, i costi nascosti della produzione agricola convenzionale ammontano complessivamente a 12.700 miliardi di dollari l’anno, circa il 10% del valore economico mondiale. Un pomodoro venduto a 3 € avrebbe un costo reale di 11 € se si considerassero tutti gli impatti; in un modello biodinamico, questo costo scenderebbe a 4 €.
L’iniziativa di NaturaSì si inserisce nel più ampio panorama internazionale dei Pagamenti per i Servizi Ecosistemici (PES), strumenti già utilizzati in molti Paesi per remunerare chi si prende cura dell’ambiente, accanto a meccanismi come i mercati del carbonio e della biodiversità e le misure previste dalla PAC europea e dal futuro Regolamento europeo sul ripristino della natura.
L’altra metà dell’impronta: digitale, dati e CO₂
Mentre il mondo agricolo inizia a rendere trasparente il proprio impatto, e persino a remunerare chi lo riduce, tendiamo a dimenticare che ogni nostra scelta digitale ha un costo energetico e ambientale tutt’altro che trascurabile. Lo streaming delle ricette bio, l’ordine di una cassetta di verdura via app, la consultazione di un algoritmo di raccomandazione: tutto passa attraverso infrastrutture fisiche ad alto consumo come abbiamo scritto all’inizio.
I data center consumano oggi circa l’1% della domanda globale di elettricità (destinata a quadruplicare entro il 2035), ma le proiezioni indicano che in Italia potrebbero arrivare ad assorbire fino a circa il 13% della domanda elettrica nazionale, spinti dall’esplosione dei servizi digitali e dell’AI. Il raffreddamento delle server farm può assorbire da solo fino a un terzo dell’energia complessiva di un sito, mentre le nuove generazioni di GPU per l’intelligenza artificiale hanno consumi molto superiori ai server tradizionali. Una quota rilevante di questa energia è ancora legata a fonti fossili, con emissioni indirette di CO₂ che si sommano a quelle dei settori tradizionali.
Un’unica agenda: dalla Costituzione alle politiche integrate
La riforma del 2022 offre la lente giusta per leggere in modo unitario queste dimensioni. Se prendiamo sul serio gli artt. 9 e 41, ne consegue che il biologico e il biodinamico sono laboratori di un modello produttivo che internalizza i limiti ecologici, e che il settore digitale, in quanto industria ad altissimo consumo energetico, deve essere ricondotto entro traiettorie compatibili con gli obiettivi climatici.
Superare il greenwashing, in Terra e nel cielo artificiale
In un’epoca in cui “sostenibile” rischia di diventare un’etichetta vuota, servono strumenti per distinguere la coerenza dal washing, verde, etico o digitale che sia.
Chi ha compreso il valore del biologico e del biodinamico al di là del beneficio personale ha ora l’opportunità di applicare la stessa consapevolezza al mondo digitale: interrogarsi su quali infrastrutture sostengono i servizi che usa, quanta energia consumano, chi ne rende conto.
Allo stesso modo, chi vive immerso nel digitale senza conoscerne i costi nascosti può trovare nell’esempio di NaturaSì, nella trasparenza di un prezzo che separa il prodotto dal servizio ecosistemico, una chiave per comprendere il mondo in cui è inserito.
L’agricoltura biodinamica dimostra che si può fare, il “digitale” e coloro che stanno dientro, dentro e lo usano, dovranno dimostrare altrettanto.
Perché solo così l’iniziativa economica rimane davvero, come chiede la Costituzione, al servizio della salute, dell’ambiente e delle generazioni future.
E sta a ciascuno di noi dare fiducia a chi agisce con coraggio e trasparenza, come Marta Galimberti della Cascina Bagaggera e Andrea Ferrarini dell’azienda agricola Bio Ferrarini che il 27 febbraio hanno trasferito alla platea l’entusiasmo della loro esperienza, ma anche la concretezza e determinazione che con coraggio li ha portati a raggiungere i risultati che hanno raccontato.
E a chi pensa che queste riflessioni riguardino solo addetti ai lavori, rispondiamo con le parole di Kid Yugi: «Il cambiamento siamo noi, nessuno verrà a salvarci».
Coraggio, diamoci da fare. anche perchè i nuovi OGM sono dietro l’angolo Nuove Tecniche Genomiche e la sfida per la trasparenza
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Riferimenti istituzionali, fonti e glossario
Costituzione Italiana: Legge Costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1 (Modifiche agli articoli 9 e 41 in materia di tutela dell’ambiente). Consulta la Gazzetta Ufficiale FAO (Degrado del suolo): Voluntary Guidelines for Sustainable Soil Management (2017). Linee guida globali sulla gestione e il consumo del suolo. Documento PDF FiBL e Agroscope (Esperimento DOK): Long-term study on bio-dynamic, bio-organic and conventional farming systems. Test scientifico comparativo in corso dal 1978 in Svizzera. Scheda ufficiale del progetto Nazioni Unite (Millennium Ecosystem Assessment – MA): Ecosystems and Human Well-being: Synthesis (2005). Primo rapporto globale sullo stato degli ecosistemi voluto da Kofi Annan. Report di Sintesi in PDF Schema del Millennium Ecosystem Assessment: Rappresentazione grafica della ruota dei servizi ecosistemici (approvvigionamento, regolazione, supporto, culturali). Visualizza l’immagine su Wikimedia Commons Robert Costanza et al. (Valore degli ecosistemi): Changes in the global value of ecosystem services (2014), pubblicato su Global Environmental Change. Articolo su ScienceDirect Ecological Indicators e Dati Italia: Stime sui benefici ecosistemici in Italia e relative perdite, dati aggregati e ripresi anche dal Rapporto Consumo di Suolo dell’ISPRA. Consulta il Rapporto ISPRA in PDF ISPRA (Biodiversità e Salute): Studi e informative ufficiali sul legame tra perdita di biodiversità, alterazione degli ecosistemi e aumento del rischio di trasmissione di malattie batteriche, virali e parassitarie (zoonosi). Approfondimento sul sito ISPRA FAO (True Cost of Food): The State of Food and Agriculture 2023 – Revealing the true cost of food. Il rapporto ufficiale che quantifica in 12.700 miliardi di dollari i costi nascosti del sistema agroalimentare globale. Report ufficiale FAO Iniziativa NaturaSì (2026): Campagna “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra”, presentata a Milano il 27 febbraio 2026. Approfondimento su FederBio TEHA e A2A (Consumo Data Center): L’Italia dei Data Center: Energia, efficienza, sostenibilità per la competitività del Paese (2025). Analisi sui consumi elettrici attuali e futuri delle infrastrutture digitali e dell’AI. Report completo in PDF
GLOSSARIO
Agricoltura biologica Metodo di coltivazione che esclude l’uso di fertilizzanti chimici di sintesi, pesticidi artificiali e OGM, privilegiando la rotazione delle colture, il compostaggio e la lotta biologica ai parassiti.
Agricoltura biodinamica Approccio agricolo nato nel 1924 dalle conferenze di Rudolf Steiner, che considera l’azienda agricola come un organismo vivente a ciclo chiuso, capace di rigenerare la propria fertilità senza dipendere da input chimici esterni ed inserita nei principi cosmici e della natura…
Agricoltura 4.0 Evoluzione dell’agricoltura di precisione basata su tecnologie digitali (sensori, droni, satelliti, intelligenza artificiale) per rendere più efficienti e sostenibili le pratiche agricole.
Articolo 9 della Costituzione italiana Principio fondamentale che, dopo la riforma del 2022, tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.
Articolo 41 della Costituzione italiana Norma che disciplina la libertà di impresa, stabilendo che l’attività economica non può recare danno alla salute e all’ambiente e deve essere indirizzata a fini sociali e ambientali.
Cloud Insieme di server remoti e infrastrutture di rete che permettono di archiviare dati, eseguire programmi e fornire servizi digitali via internet, senza che l’utente debba possedere fisicamente l’hardware.
CO₂ (anidride carbonica) Gas serra prodotto dalla combustione di combustibili fossili e da altri processi. Il suo accumulo in atmosfera è tra le principali cause del riscaldamento climatico.
Data center Struttura fisica che ospita server, sistemi di archiviazione e reti informatiche. Richiede grandi quantità di energia elettrica per il funzionamento e il raffreddamento.
ESG (Environmental, Social, Governance) Criteri utilizzati per valutare la sostenibilità ambientale, sociale e di governance di un’impresa. Sempre più richiesti da investitori e normative, ma talvolta usati in modo superficiale.
Esperimento DOK Studio scientifico di lungo periodo avviato nel 1978 in Svizzera dal FiBL (Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica) che confronta sistemi agricoli biodinamici, biologici e convenzionali.
FAO (Food and Agriculture Organization) Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, con sede a Roma.
GPU (Graphics Processing Unit) Processori grafici usati oggi massicciamente per l’addestramento e il funzionamento dei modelli di intelligenza artificiale, con consumi energetici molto elevati.
Green washing Strategia di comunicazione con cui un’azienda si presenta come più sostenibile di quanto sia realmente, usando dichiarazioni ambientali ingannevoli o superficiali.
Ethical washing Variante del green washing applicata alla sfera etica e sociale: dichiarazioni di responsabilità sociale non supportate da pratiche concrete.
ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ente pubblico italiano di riferimento per il monitoraggio ambientale.
Millennium Ecosystem Assessment (MA) Programma scientifico delle Nazioni Unite (2001-2005) che ha valutato per la prima volta a scala globale le conseguenze dei cambiamenti degli ecosistemi sul benessere umano, coinvolgendo oltre 1.300 scienziati di 95 Paesi.
PAC (Politica Agricola Comune) Politica dell’Unione Europea che regola e finanzia il settore agricolo, incluse le misure per la sostenibilità ambientale.
PES (Pagamenti per i Servizi Ecosistemici) Strumenti economici che remunerano chi gestisce terreni o risorse naturali in modo da produrre benefici ambientali per la collettività.
Server farm Sinonimo di data center, indica un insieme di server concentrati in un unico sito.
Servizi ecosistemici I benefici che gli esseri umani ottengono dagli ecosistemi: cibo, acqua pulita, regolazione del clima, impollinazione, ma anche valori culturali, spirituali e ricreativi. Classificati dal Millennium Ecosystem Assessment in quattro categorie: approvvigionamento, regolazione, supporto e culturali.
True Cost of Food Approccio scientifico che calcola il costo reale del cibo includendo gli impatti ambientali, sanitari e sociali normalmente non riflessi nel prezzo di vendita.
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